Due fisioterapisti su tre sono falsi. Al via la campagna Aifi contro l’abusivismo

Due fisioterapisti su tre sono falsi. Al via la campagna Aifi contro l’abusivismo

Due fisioterapisti su tre sono falsi. Al via la campagna Aifi contro l’abusivismo
"La fisioterapia è una cosa seria". Per questo l'Associazione italiana fisioterapisti mette in guardia gli italiani dai falsi fisioterapisti e lancia la terza edizione della campagna di sensibilizzazione per aiutare gli italiani a riconoscerli e denunciarli.

“Giù le mani!”. È questo lo slogan che accompagna la terza edizione della campagna di sensibilizzazione e prevenzione contro l’abusivismo professionale lanciata dall’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi), che si concluderà il 14 (FisioDay) con l’apertura straordinaria degli studi fisioterapici dove gli italiani potranno ricevere consulti gratuiti.

I fisioterapisti abusivi in Italia sono 100 mila, il doppio di quelli veri (50 mila). “Un vero dramma non solo per chi svolge con competenza il proprio lavoro, ma anche per i pazienti, che si trovano, spesso in buona fede, nelle mani di persone incapaci che possono peggiorare le loro già precarie condizioni di salute”, spiega l’Aifi. L’intento della campagna, dunque, è aiutare tutti a riconoscere i professionisti veri, a segnalare situazioni sospette, ad ottenere informazioni corrette. Tre, in particolare, gli strumenti ideati dall’Aifi per offrire informazioni: il numero verde 800.03.60.77, l’indirizzo email [email protected] e il sito internet (www.aifi.net). Strumenti attraverso i quali gli italiani potranno anche prenotare un consulto per il 14 settembre.

“La fisioterapia è una cosa seria”, sottolinea l’Aifi che dà agli italiani 4 consigli fondamentali per riconoscere i falsi fisioterapisti ed evitare brutte sorprese:

1) verificare che il titolo di laurea sia stato rilasciato dall’Università Italiana e, in caso di titolo estero, che abbia ottenuto il riconoscimento dal Ministero della Salute;

2) verificare l’iscrizione ad una delle associazioni rappresentative dei fisioterapisti, definite per decreto ministeriale;

3) verificare se, durante la visita fisioterapica, è richiesta la visione della documentazione clinica esistente;

4) chiedere sempre il rilascio della ricevuta fiscale, in caso di libero professionista.
 

09 Settembre 2013

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