Ebola. Ordine Psicologi Lazio: “Istituzioni e professioni devono gestire psicosi. Pronti a fare la nostra parte”

Ebola. Ordine Psicologi Lazio: “Istituzioni e professioni devono gestire psicosi. Pronti a fare la nostra parte”

Ebola. Ordine Psicologi Lazio: “Istituzioni e professioni devono gestire psicosi. Pronti a fare la nostra parte”
L'Ordine ha dato la sua disponibilità nell'aiutare a gestire gli aspetti di 'panico collettivo' che questa emergenza sta facendo registrare. "I cittadini hanno diritto ad essere informati sui rischi per migliorarne la conoscenza e imparare a gestirli, senza però essere né ossessivamente allarmati né tenuti all’oscuro di quanto accade nei Paesi già coinvolti".

“Gli episodi sempre più frequenti di psicosi e fobia sulla trasmissione del virus Ebola richiedono alle istituzioni e agli ordini professionali coinvolti una risposta operativa immediata e competente, che parta da un solido piano di comunicazione verso la popolazione. Quanti cittadini sanno, ad esempio, che il virus non è trasmissibile per via aerea? Quanti sanno che si potrebbe parlare di ‘epidemia’ solo, al massimo, per tre Paesi, ovvero Sierra Leone, Liberia e Guinea? Quanti sanno che con una procedura di assistenza adeguata la guarigione è possibile? Quanti sanno che il Ministero della Salute ha già adottato misure stringenti di prevenzione? Occorrerebbe informare e debellare i pregiudizi. Come Ordine degli Psicologi del Lazio, siamo pronti a fornire a Governo, Regione Lazio e Comune di Roma le professionalità e le competenze necessarie a gestire gli aspetti di ‘panico collettivo’ che questa emergenza sta facendo registrare”. Lo dichiara, in una nota, Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

“Il caso della bimba italo africana alla quale, in una scuola di Fiumicino, è stato negato l'ingresso all'asilo perché proveniente da un viaggio in Africa, denuncia in modo plateale il ritardo nel nostro Paese nella formazione della popolazione nella gestione dell'emergenze – continua Rita Di Iorio, psicologa e coordinatrice del gruppo di lavoro Psicologia delle emergenze dell’Ordine del Lazio -. In questo caso, infatti, la vera emergenza non proviene dal contagio da Ebola ma dalla paura del contagio. Quello che serve è dunque un piano di comunicazione che informi sul reale rischio di contagio e che aiuti ad elaborare le notizie e gli allarmi che arrivano anche da alcuni organi d’informazione. In alcuni soggetti più fragili o poco informati, infatti, immagini e informazioni troppo angoscianti possono scatenare paure ancestrali, che attivano un sentimento di minaccia per la propria vita o una percezione minacciosa dell'estraneo; un senso di minaccia, tutta poi da dimostrare, che porta a prediligere l'attacco al ‘nemico’ come mezzo di difesa e che scatena negli spettatori reazioni automatiche orientate dalla lotta alla sopravvivenza, non commisurate al reale pericolo presente in campo”.

“I cittadini hanno diritto ad essere informati sui rischi per migliorarne la conoscenza e imparare a gestirli, senza però essere né ossessivamente allarmati né tenuti all’oscuro di quanto accade nei Paesi già coinvolti – conclude Di Iorio -. In questi casi è importante fornire un'informazione chiara che orienti i cittadini a sviluppare relazioni di solidarietà e di comprensione all'interno della comunità. E la componente psicologica nella gestione delle emergenze è fondamentale alla protezione ed alla sopravvivenza in tutte le sue fasi: prevenzione, intervento in emergenza, post emergenza”. 

24 Ottobre 2014

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