Enpam: la riforma delle pensioni degli specialisti ambulatoriali

Enpam: la riforma delle pensioni degli specialisti ambulatoriali

Enpam: la riforma delle pensioni degli specialisti ambulatoriali
I contributi passeranno gradualmente dal 24% al 32%, mentre l’età per la pensione di vecchiaia si sposterà dai 65 ai 68 anni. Oliveti (Enpam): “La categoria non può essere felice per questi cambiamenti, ma ne capisce la logica e le finalità”.

In un incontro con i delegati al Congresso Sumai di San Benedetto del Tronto, Alberto Oliveti ha anticipato quali saranno le linee di intervento per riformare le pensioni dei medici specialisti ambulatoriali in convenzione con il Ssn.

L’elemento più rilevante è l’aumento dell’aliquota previdenziale che crescerà gradualmente dal 24% al 32%, avvicinandosi a quanto già accade per i medici dipendenti del Ssn per i quali l’aliquota è del 33%. L’incremento sarà di un punto percentuale all’anno, a partire dal 2015, quando verranno sbloccati i rinnovi convenzionali, per completarsi nel 2022.
Identico a quanto previsto per i medici di medicina generale sarà invece lo spostamento dell’età per ottenere la pensione di vecchiaia, che passerà dagli attuali 65 anni ai 68, crescendo di sei mesi ogni anno a cominciare dal 2013. Sarà dunque possibile richiedere la pensione di vecchiaia a 65,5 anni nel 2013; 66 nel 2014; 66,5 nel 2015; 67 nel 2016; 67,5 nel 2017; 68 nel 2018. Sarà sempre possibile andare in pensione anticipata a partire dai 58 anni di età (con 35 anni di contributi e 30 di laurea), ma chi lascerà il lavoro prima dellʼetà della pensione di vecchiaia vedrà il suo assegno diminuito secondo un nuovo coefficiente calcolato in base alla sua maggiore speranza di vita; mentre chi andrà in pensione più tardi, fermo restando il limite dei 70 anni, vedrà incrementato del 20% il valore dei contributi versati dopo lʼetà di vecchiaia.
Nel 2010 gli iscritti al Fondo Enpam degli specialisti ambulatoriali erano 17.720, ma la riforma riguarda in realtà una platea più ampia, visto che i bilanci Enpam mostrano che sono oltre 100 mila i medici che nella loro carriera hanno esercitato questo forma di attività.

La riforma, secondo quanto annunciato da Oliveti, garantirà il raggiungimento del nuovo requisito di stabilità di lungo termine previsto dalla finanziaria 2007: lʼorizzonte di equilibrio dei conti passerà dai 15 anni richiesti nel passato a 30 anni, con copertura patrimoniale a 50 anni.
“Sono contento di questʼulteriore passaggio nel necessario percorso che abbiamo intrapreso per mettere in sicurezza i conti previdenziali – ha detto il vicepresidente vicario dellʼEnpam Alberto Oliveti. –  La categoria ovviamente non può essere felice per questi cambiamenti, che ci sono stati imposti, ma vediamo che i colleghi capiscono la logica che sottende a queste scelte e ne comprendono la finalità. Speriamo che una volta raggiunta sulla carta lʼasticella dei 30 anni, i conti reali dimostreranno, come sempre accaduto in passato, che siamo stati prudentemente pessimisti nelle stime in modo che, nel giro di qualche tempo, potremo permetterci degli aggiustamenti più favorevoli”.
La proposta di riforma previdenziale Enpam, che dovrà essere discussa nelle consulte di categoria, approvata dal consiglio nazionale e convalidata dai ministeri vigilanti, è ormai vicina ad essere completamente delineata. Gli specialisti ambulatoriali e i medici di medicina generale rappresentano infatti circa il 70% delle entrate contributive dellʼEnpam, ma resta da capire cosa cambierà per la cosiddetta Quota B, ovvero per la previdenza derivante dall’attività libero professionale.
E.A.
 

24 Ottobre 2011

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