Giustizialismo in corsia

Giustizialismo in corsia

Giustizialismo in corsia
Sempre più spesso, nella pubblica opinione prevale il concetto che il medico sia comunque responsabile delle gravi complicanze di salute e per questo non sia necessario avere una prova provata per attestarlo. Un giudizio secco e perentorio, indipendentemente dal rilievo del ruolo che abbia avuto e qualunque sia stata la sua reale partecipazione agli eventi

Colpiscono in questi giorni i toni e i contenuti delle notizie giornalistiche sugli eventi drammatici, dei decessi di alcune sfortunate madri  a cui va l’umana vicinanza,  i più recenti fatti  di Parma ducale o le gravi conseguenze per l’ammalato dovute al mal funzionamento di apparecchiature come la Tac, inutilizzabile in ospedale campano, ove sono evidenti responsabilità organizzative o di struttura.
 
In tutti questi casi si è parlato, senza mezzi termini o in modo meno esplicito, d’errore medico, dandolo per certo a priori. Quello che stona e lascia interdetti è il confezionamento di talune notizie reiterate dai vari telegiornali che, nel presentare gli eventi di Brescia e delle altre città, parlavano espressamente di responsabilità medica, per  situazioni anche successivamente smentite dallo stesso Ministro dopo le ispezioni necessarie.
Lascia perplessi la facilità di trovare nel medico sempre il colpevole, per sua negligenza, dell’evento avverso, quasi sia una prassi consolidata, anche quando siano da valutare l’ineluttabilità o l’evoluzione sfavorevole della malattia indipendentemente dalla sua opera.
 
Una prima considerazione quindi è di come, sempre più spesso, nella pubblica opinione prevalga il concetto, che scade nel luogo comune, che il medico sia comunque responsabiledelle gravi complicanze di salute e per questo non sia necessario avere una prova provata per attestarlo. Un giudizio secco e perentorio, indipendentemente dal rilievo del ruolo che abbia avuto e qualunque sia stata la sua reale partecipazione agli eventi.
 
Una seconda considerazione si trae proprio dagli eventi e, che è il dover sempre trovarne un responsabile, a volte trascurando aspetti importanti come la naturale evoluzione di certi quadri clinici e di talune complicanze.  Ovvero in situazioni che non possono essere controllate o influenzate dal medico o dalle altre figure che collaborano nella filiera dell’assistenza. Oppure in accadimenti in cui la responsabilità va ricercata piuttosto nel mal funzionamento della struttura sanitaria, delle apparecchiature, e sia dunque un problema di sistema.
 
In un complesso di garanzie, il medico ha sicuramente un ruolo fondamentale e attivo nella tutela della salute e della vita della persona assistita, ma richiamando il senso morale è indispensabile agire con prudenza prima di formulare a priori qualsiasi verdetto, per la garanzia di un giudizio giusto. Non va dimenticato che rendere pubbliche certe considerazioni di responsabilità, non provate e destituite da ogni fondamento, porta a creare preoccupazioni e sfiducia e, allo stesso tempo, contribuisce ad  alimentare il contenzioso, i cui risvolti sono più che deleteri, non solo per il medico.
 
In tema di responsabilità, dando a Cesare quel che è di Cesare, ci aspetteremmo maggiore prudenza e ponderatezza nei giudizi, per rendere ragione della verità dei fatti e, soprattutto, per ridare sicurezza al cittadino, da un lato non allarmandolo e dall’altro non ingenerando false aspettative.  
 
Nell’ambito del giusto equilibrio tra diritti e doveri, vanno sanzionati, in modo esemplare severamente, i responsabili di casi di accertata e diretta omissione o negligenza, ma devono assolutamente essere tutelati gli attori della salute che agiscono secondo scienza e coscienza.
 
Perciò prudenza e ancora prudenza, coniugata con fermezza, nelle attribuzioni delle responsabilità, senza giustizialismo ma piuttosto con equilibrio, in quanto la medicina non si può vendere come infallibile.
 
Pierantonio Muzzetto
Consigliere nazionale Fnomceo

Pierantonio Muzzetto

07 Gennaio 2016

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