Gli infermieri lanciano l’allarme. Mangiacavalli: “Dalla Stabilità poche certezze per le assunzioni e ora attenti al contratto”

Gli infermieri lanciano l’allarme. Mangiacavalli: “Dalla Stabilità poche certezze per le assunzioni e ora attenti al contratto”

Gli infermieri lanciano l’allarme. Mangiacavalli: “Dalla Stabilità poche certezze per le assunzioni e ora attenti al contratto”
Le assunzioni di infermieri e medici per coprire l’orario secondo le regole Ue si faranno con i risparmi delle Regioni, ma all’orizzonte ci sono i contratti in cui si potrebbero utilizzare soluzioni che puntano a risparmi su voci contrattuali oggi destinate a finanziare premialità, servizi e incentivazioni

Con i risparmi che si otterranno dalle previsioni sul Risk management e quelli contenuti nel testo della stabilità come centralizzazione degli acquisti, piani di rientro di Asl e ospedali, aziende ospedaliere universitarie, Irccs e gli altri enti pubblici che erogano prestazioni di ricovero e cura con deficit di bilancio, si finanzieranno le nuove assunzioni di medici e infermieri.
 
Così dice la legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208). Una soluzione che di fatto passa la palla alle Regioni per trovare entrate da oltre 300 milioni per circa 6.000 assunzioni tra medici, infermieri e personale tecnico-professionale. Risorse in cui sono comprese (ma non prima di fine 2016, se non nel 2017)  stabilizzazioni dei precari che avrebbe dovuto già essere effettuata da anni. 
 
Assunzioni e stabilizzazioni che dovranno vedersela però con i nuovi contratti, ormai alle porte per l’avvio della trattativa. Nei quali le Regioni – che sui contratti decidono grazie alle direttive all’Aran del  Comitato di settore Regioni-Ssn – potrebbero anche dare spazio a una pericolosa creatività e magari provare, come previsto nel documento-parere sulla legge di stabilità con emendamenti, predisposto e consegnato al Governo che non è stato recepito nella legge, a reperire risorse anche dal  fondo creato grazie all’indennità infermieristica (chiamata così perché nata per gli infermieri, anche se poi a beneficarne è stato tutto il personale del Ssn) e utilizzato fino al precedente contratto per la premialità e il salario accessorio per tutto il resto del personale. 
 
Si tratta di idee impercorribili che non dovrebbero nemmeno essere immaginate per rispetto a chi fino a oggi ha mandato avanti il Ssn col proprio lavoro. Perché vorrebbero dire assumere prima di tutto un numero risibile di professionisti rispetto alle esigenze (un paio di migliaia di infermieri: le cifre in ballo, nonostante le previsioni regionali, non sono alte e non consentirebbero di più) e poi beffare ancora una volta i professionisti della sanità: si tagliano da anni risorse destinate a loro per salvare i bilanci senza successo e adesso i pochi risparmi che sono riusciti a generare con fondi alimentati dai risparmi legati ai pensionamenti, si utilizzano per fare ulteriore cassa e magari assumere chi manca a causa di una cattiva organizzazione. E con risorse scritte in quei contratti che proprio le Regioni tra poco dovrebbero trattare. Stiano attenti i sindacati che saranno chiamati ai tavoli.
 
Sarebbe ora di smetterla con l’uso e abuso di chi lavora in sanità che non può pagare di tasca propria errori e inappropriatezze gestionali che altri per anni hanno protratto. È ora di smetterla con i proclami che non servono né ai professionisti, né ai cittadini. Si parli chiaro con chi è portatore di bisogni di salute e di assistenza e ogni giorno spera in un Servizio sanitario nazionale che va sempre di più verso la dissoluzione.
 
Il versante precari infatti è una “non soluzione”. Stabilizzarli è una regola che già da tempo (da anni), avrebbe dovuto essere applicata. Un dovere. Che migliaia di professionisti lavorino “a cottimo” nella sanità non è accettabile: l’assistenza richiede stabilità e continuità e tutto questo non lo è. Soluzioni momentanee, “idee” di lavoro che lavoro non sono e che diventano regole sono ormai brutte abitudini. Ma che ora si voglia ridipingere la facciata dell’organizzazione sanitaria scrostata e scolorita, mettendo sul piatto il diritto alla stabilizzazione di chi già lavora per il Ssn – e avrebbe tutti i diritti di veder riconosciuta la sua professionalità – mascherando il tutto con la necessità di organici per coprire turni di lavoro altrimenti impossibili, è oggettivamente un insulto all’intelligenza e alla professionalità.
 
Né si può immaginare un utilizzo “improprio” dei professionisti per far fronte sempre alle carenze. Con la “scusa” che il personale non c’è e utilizzando come un’arma impropria norme deontologiche scritte per le emergenze e la tutela degli assistiti, si utilizzano professionisti per funzioni inferiori a quelle previste dal loro livello contrattuale, rendendo questa pratica non una soluzione per l’emergenza, ma un’abitudine. Con buona pace dei contratti, del diritto del lavoro e anche del buonsenso che dovrebbe far capire quanto un professionista già costretto a turni massacranti per svolgere la sua attività, può essere ancora di più provato fisicamente, ma anche psicologicamente e moralmente, a dover svolgere funzioni non sue, semplicemente per una disorganizzazione dei servizi. 
 
Se le risorse quindi servono – come servono – davvero, non si può mettere mano ai contratti (perché di questi fanno parte le risorse che verrebbero depistate sulle nuove assunzioni) proprio nel momento in cui si dovrebbe tornare ai tavoli dopo cinque anni di assenza.
 
I 430mila infermieri, di cui 280mila dipendenti del Ssn non resteranno a guardare lo smantellamento di un Ssn universale e uguale per tutti che ormai si sta riducendo a essere selettivo e solo per pochi, miope sulla necessità di valorizzare le competenze dei suoi professionisti.
 
Barbara Mangiacavalli
Presidente Federazione nazionale Collegi Ipasvi

Barbara Mangiacavalli

07 Gennaio 2016

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