L’Alpi associazione a delinquere che truffa i cittadini malati? Basta accuse: i medici non sono responsabili delle liste d’attesa

L’Alpi associazione a delinquere che truffa i cittadini malati? Basta accuse: i medici non sono responsabili delle liste d’attesa

L’Alpi associazione a delinquere che truffa i cittadini malati? Basta accuse: i medici non sono responsabili delle liste d’attesa
Non è più il momento di cercare capri espiatori per attribuire responsabilità, ma di trovare soluzioni. Continuare questo smanioso e sterile attacco ai medici e ai dirigenti sanitari non farà altro che continuare a rendere la professione sempre meno appetibile ai professionisti e sempre meno riconosciuta dai cittadini con la conseguente disgregazione del ruolo sociale del medico

Sono oltre 40.000 i medici ospedalieri, su un totale di circa 110.000 i dirigenti medici e sanitari che operano negli ospedali pubblici in Italia, che oltre a svolgere regolarmente e con impegno la propria attività clinica e assistenziale, rigorosamente al di fuori orario di lavoro, svolgono attività libero-professionale all’interno della propria Azienda sanitaria.

Lascia perciò basiti, se non anche adirati, la pesante accusa al limite della querela di essere “soci”, l’Azienda e l’intramoenista, nel truffare il cittadino bisognoso di cure. Perché l’assunto da cui si parte è sempre lo stesso: l’ALPI è responsabile dell’incremento delle liste di attesa.

Si continua, infatti, a confondere l’attività intramoenia, ovvero quelle prestazioni che vengono erogate dai medici e dirigenti sanitari all’interno dell’Azienda, con le prestazioni private pure, che niente hanno a che vedere con l’ALPI e che vengono erogate da altri professionisti non ospedalieri in intramoenia.

Abbiamo scritto più volte che non esiste alcuna correlazione tra liste d’attesa e Libera professione intramoenia (ALPI), ma cerchiamo di chiarirlo in modo ancora più elementare e preciso:

1) la Libera Professione viene svolta al di fuori dell’orario di lavoro e solo dopo aver portato a termine tutti i compiti istituzionali (ambulatori, attività assistenziale, e via dicendo);

2) l’ALPI è in netta diminuzione negli ultimi 10 anni (-14%) sia perché molti medici rinunciano o si spostano in extramoenia, sia perché si sono ridotti i ricavi. Basti pensare che dei circa 600 euro di spesa complessiva procapite che i cittadini spendono nel privato, solo 18 euro vengono spesi per prestazioni in intramoenia;

3) l’ALPI rappresenta, in media, meno del 7% di tutte le prestazioni ambulatoriali che si eseguono in ospedale, e meno dell’1% degli interventi chirurgici.

In definitiva, numeri alla mano, nonostante l’odiosa ALPI, tanto vituperata come fonte di disparità, si sia nettamente ridotta nel tempo, di contro le liste d’attesa negli ultimi anni sono esplose, determinando un quadro drammatico.

Se vogliamo fare un serio ragionamento sul problema delle liste d’attesa, e non fermarci al semplice populismo manicheo, che fa guadagnare molti applausi ma non porta ad alcuna soluzione, partiamo dall’analisi del fenomeno.

Le liste d’attesa per prestazioni sanitarie sono un problema che interessa tutti i Sistemi Sanitari universalistici (vedi Spagna, Portogallo, etc), dove a un costante aumento dell’offerta si accompagna un aumento, maggiore, della domanda.

In Italia è costante l’aumento dell’offerta, (nel periodo 2019-2022 si registra un aumento medio di oltre il 20% delle prestazioni offerte. Fonte Ministero della Salute) a fronte di un costante aumento della richiesta legata a diversi fattori, alcuni significativi quali l’invecchiamento della popolazione e la maggior sensibilità alla prevenzione e la cronicizzazione di diverse patologie, altri secondari ma di certo non meno importanti, quali la medicina difensiva e l’inappropriatezza prescrittiva. A rendere più grave la situazione e probabilmente ad essere la causa determinante della grave condizione attuale è però la politica dei governi degli ultimi vent’anni che hanno costantemente definanziato il SSN, con la riduzione di 35.000 posti letto in degenza ordinaria e 12.000 posti letto in terapia intensiva, riduzione del personale e mancato sviluppo della medicina del territorio.

Questi sono alcuni dei temi su cui si deve aprire un serio dibattito e non limitarci ad azioni e parole di dispregio del lavoro dei professionisti che operano con sacrificio nel sistema sanitario pubblico, sia attraverso organi di stampa che con l’applicazione pedissequa di leggi coercitive e minatorie.

Le liste d’attesa non rappresentano il problema, ma l’effetto di un graduale sgretolamento dell’impianto del SSN.
Occorre invertire la tendenza non solo attraverso un più corretto e trasparente monitoraggio, ma soprattutto tornando a investire sul professionista, e su nuovi modelli di presa in cura del paziente. Il mondo della salute è cambiato e continua a mutare anche per l’avvento delle nuove tecnologie. Abbiamo la necessità improcrastinabile di adeguarci e gestire il cambiamento per evitare di subirlo passivamente.

Soprattutto non è più il momento di cercare capri espiatori per attribuire responsabilità, ma di trovare soluzioni. Continuare questo smanioso e sterile attacco ai medici e ai dirigenti sanitari non farà altro che continuare a rendere la professione sempre meno appetibile ai professionisti e sempre meno riconosciuta dai cittadini con la conseguente disgregazione del ruolo sociale del medico.

Filippo Gianfelice,
Coordinatore Osservatorio Nazionale ALPI Anaao Assomed
Pierino Di Silverio,
Segretario Nazionale Anaao Assomed

F. Gianfelice, P. Di Silverio

04 Luglio 2025

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