La denuncia dei chirurghi. Corcione (Sic): “Per colpa dei tagli dobbiamo mettere due paia di guanti. Quelli acquistati dalla Regione si rompono”

La denuncia dei chirurghi. Corcione (Sic): “Per colpa dei tagli dobbiamo mettere due paia di guanti. Quelli acquistati dalla Regione si rompono”

La denuncia dei chirurghi. Corcione (Sic): “Per colpa dei tagli dobbiamo mettere due paia di guanti. Quelli acquistati dalla Regione si rompono”
I guanti chirurgici acquistati al prezzo più basso non proteggono a causa della loro scarsa qualità. Inutile sottolineare il grave rischio di infezione e/o di trasmissione di malattie per il chirurgo e per il paziente. La soluzione? Per ogni intervento usiamo un doppio paio di guanti, altro che lotta agli sprechi

La recente polemica tra presidenza del consiglio e governatori delle regioni coinvolge altre due categorie: medici e pazienti. Esprimerò il parere del chirurgo ma le problematiche sono le stesse per tutte le categorie di medici, e credo sia importante tenerne conto, in quanto non siamo terminali di un processo ma parte attiva. Il primo ministro invita le regioni a risparmiare, queste annunciano l'impossibilità di ulteriori tagli, e noi chirurghi e i nostri pazienti al centro a guardare cosa succede. Noi, protagonisti di questa ennesima diatriba, non siamo interpellati, non siamo consultati! Dobbiamo solo accettare e subire! Il nostro punto di vista è il seguente: è vero che ancora oggi in sanità ci sono sprechi come in tutti i settori civili: dai ministeri, alle pubbliche amministrazioni, ai trasporti etc. Ma riteniamo che gli sprechi in sanità siano soprattutto organizzativi.
 
Bisogna incidere sugli sprechi organizzativi: esistono ancora oggi ospedali inutili perché poco produttivi, reparti non funzionanti, ma tagliare in modo lineare non ha senso. Tagliare sulla qualità degli acquisti non solo permette un risparmio non significativo ma può compromettere la qualità dell'esito chirurgico. Una suturatrice non qualitativamente valida, uno strumento non valido possono compromettere un intervento ancorchè perfetto. E a rimetterci saranno il paziente e il chirurgo. Le ditte più importanti hanno da tempo dato un segnale, riducendo di molto il prezzo di acquisto delle migliori tecnologie; tra l’altro se consideriamo che la Spesa per dispositivi medici ammonta a circa 6,3 mld euro, pari al 5,7% della spesa sanitaria (Assobiomedica 2013, Relazione Corte dei Conti 2014), ci rendiamo conto di quanto siano modesti i margini di ulteriori risparmi che a mio avviso vanno ricercati nel sistema organizzativo. L'acquisto a prezzo più basso non è un vantaggio.

Un esempio che scaturisce, ahimè, dall'esperienza personale: da un po’ di tempo siamo costretti nel mio ospedale a utilizzare guanti chirurgici acquistati dalla Soresa – agenzia di acquisti regionali- credo al prezzo più basso. Mi sono reso conto del pericolo di questi guanti più volte in quanto non protettivi perché di pessima qualità: sia io che i miei collaboratori abbiamo subito più volte uno shock da ustione e spesso a fine intervento, una volta rimossi i guanti ci siamo ritrovati con le dita sporche di sangue per parcellare rottura dei guanti. Inutile sottolineare il grave rischio di infezione e/o di trasmissione di malattie per il chirurgo e per il paziente. Ho inviato alla Soresa varie lettere di protesta, ricevendo la banale risposta che quei guanti erano corrispondenti al capitolato di acquisto. Conclusione: nelle nostre sale operatorie da mesi i chirurghi indossano, per ogni intervento, un doppio paio di guanti: evviva l'economia e la lotta agli sprechi. È un semplice ma efficace esempio di cosa possa oggi essere definita la politica del risparmio nella sanità.
 
Che fare allora?
1) Coinvolgere i professionisti nelle scelte decisionali
2) Acquistare i migliori prodotti al prezzo migliore: questo si può fare coinvolgendo le migliori aziende e chiedendo il prezzo più basso praticato semmai in altre regioni con l'impegno di un pagamento immediato come avviene nelle altre regioni.
3) Istituire commissioni specialistiche di esperti per valutare la validità di nuovi strumenti o presidi in rapporto ai costi/benefici. Le società scientifiche sono pronte a fare la loro parte fornendo i nomi degli esperti e quanto possa servire per acquisti centralizzati o innovazioni tecnologiche. La chirurgia oggi è sempre più mini-invasiva e tecnologica e quindi necessita di innovazioni e tecnologie per essere efficace. Serve una svolta culturale e organizzativa tra istituzioni, chirurghi e industrie per raggiungere l'obiettivo di continuare a offrire qualità. Altrimenti andremo verso altre forme di assistenza che faranno precipitare il nostro invidiato SSN dai primi agli ultimi posti in Europa. Sta a tutti noi prendere le giuste decisioni e adottare gli adeguati provvedimenti per andare avanti. Ma riflettiamo: si può risparmiare andando in un buon ristorante guardando il menù e scegliendo in base al prezzo cibo e vino in una ottica di ottimizzazione qualità/prezzo. Ma non si potrà mangiare in un buon ristorante avendo in tasca i soldi per un panino.

Francesco Corcione
Presidente Società Italiana di Chirurgia 
Dir. U.O.C. Chirurgia Generale – A.O.R.N. Ospedali dei Colli – Monaldi (Napoli)

Francesco Corcione

03 Novembre 2014

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