La salute non è uguale per tutti. E al Sud lo è ancora di meno

La salute non è uguale per tutti. E al Sud lo è ancora di meno

La salute non è uguale per tutti. E al Sud lo è ancora di meno
 
Al Sud si muore di più e si vive di meno, ci si ammala di più e si guarisce di meno, di più si viaggia alla ricerca di speranze, insieme trasferendo risorse alle regioni più ricche, la garanzia dei LEA è più spesso un optional

Ci sono voluti 23 morti, ai cui familiari va il cordoglio dell’Anaao Assomed, per costringere il Governo a riconoscere la persistenza di una questione meridionale, finora espulsa dalla sua narrazione politica. Una questione meridionale che interessa la mobilità, il reddito, i livelli di occupazione, specie femminile e giovanile, la sicurezza, compresa quella delle cure, i diritti sociali, a cominciare da quello alla salute.
 
La legge sarà anche uguale per tutti, ma la salute non lo è, legata come è, sempre di più, alle 2 R di residenza e reddito. Al Sud si muore di più e si vive di meno, ci si ammala di più e si guarisce di meno, di più si viaggia alla ricerca di speranze, insieme trasferendo risorse alle regioni più ricche, la garanzia dei LEA è più spesso un optional.
 
Le diseguaglianze partono dai criteri di finanziamento dei sistemi sanitari regionali, che assegnano risorse dello Stato, e quindi di tutti i cittadini italiani, in maniera punitiva per il Meridione. Con il facile alibi della inefficienza delle classi dirigenti locali, che non di rado hanno lo stesso colore politico di quelle nazionali, si continua a fare parti diseguali tra diseguali. Troppi Governatori dimenticano che le loro fortune, anche elettorali e di governo, poggiano su queste fondamenta e, con una arroganza degna di miglior causa, emanano indirizzi contrattuali, per il personale che tiene in piedi quello che resta della sanità pubblica, in cui c’è solo ciò che vogliono avere ma non quello che intendono dare.
 
Se si vuole evitare che le differenze diventino divaricazioni, e che al tempo del lutto e della rassegnazione segua quello della ribellione, anche elettorale, occorre intervenire con urgenza e decisione. A cominciare dal rilanciare quella grande infrastruttura civile e sociale che è la filiera della salute, investendo nella rete dei presidi e nel lavoro dei medici e dirigenti sanitari. Non vogliamo aspettare una epidemia di raffreddore per fare risuonare la parola salute nelle aule parlamentari, dopo che è stata espulsa dalle dichiarazioni programmatiche di ben tre primi ministro. La sanità del Sud è un nuovo aspetto della questione meridionale che chiama in causa diritti e sicurezza che il Governo prima che le Regioni, deve garantire in maniera omogenea in tutte le aree del Paese.
 
Costantino Troise
Segretario nazionale Anaao Assomed

Costantino Troise (Anaao Assomed)

18 Luglio 2016

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