Lavori usuranti. Smi: “Parità di diritti per i medici convenzionati 118 e continuità assistenziale”

Lavori usuranti. Smi: “Parità di diritti per i medici convenzionati 118 e continuità assistenziale”

Lavori usuranti. Smi: “Parità di diritti per i medici convenzionati 118 e continuità assistenziale”
In una lettera inviata al ministro del Welfare, Elsa Fornero, il sindacato dei medici italiani invoca i benefici previdenziali previsti per i lavoratori notturni addetti ad attività usuranti, e chiede un incontro per approfondire le criticità.

“Usufruire dei benefici previdenziali previsti per i lavoratori notturni addetti ad attività usuranti”. È quanto auspica per i medici convenzionati del 118 e della continuità assistenziale, il sindacato dei medici italiani assistenziale in una lettera inviata al ministro del Welfare, Elsa Fornero”.
 
“Questi medici pur non essendo dipendenti pubblici – ha spiegato nella lettera Giuseppina Onotri, responsabile nazionale Smi della Continuità assistenziale – lavorano con un rapporto di convenzione con il Ssn con caratteristiche equiparabili ai loro colleghi ospedalieri. Prestano il loro servizio in strutture pubbliche e con un orario stabilito dalla stessa azienda. Sono medici che lavorano di notte e in condizioni di stress evidenti, a contatto con le emergenze (talvolta anche straordinarie), e purtroppo, spesso anche in condizione di scarsa agibilità dal punto di vista delle strutture e di quello della sicurezza”.
I medici di continuità assistenziale lavorano almeno 96 notti l’anno e quelli di emergenza convenzionata almeno 84 notti l’anno. Tuttavia, denuncia Onotri: “Nonostante queste caratteristiche, questi professionisti non rientrano nelle categorie previste dai i lavori usuranti, in quanto, appunto, non dipendenti”.
 
“All’interno della stessa postazione di emergenza 118 – ha aggiunto Onotri – operano fianco a fianco medici dipendenti che rientrano tra le categorie del lavoro notturno e usurante e altri, solo perché parasubordinati, che ne sono esclusi. Crediamo che questa sia una palese disparità di trattamento: nei fatti abbiamo medici di Serie A, portatori di diritti e altri di Serie B senza tutele”.
Per tutte queste ragioni lo Smi auspica un intervento del ministro e chiede un incontro per poter ulteriormente approfondire il problema”.

10 Gennaio 2012

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