Le terapie del movimento. La guerra strisciante tra tante (troppe?) professioni

Le terapie del movimento. La guerra strisciante tra tante (troppe?) professioni

Le terapie del movimento. La guerra strisciante tra tante (troppe?) professioni
Non solo fisioterapia ma anche scienze motorie, massofioterapia e molto altro ancora. Cresce la tensione tra queste professioni, spesso con accuse reciproche di occupazione indebita di competenze. La parola ai laureati in Scienze motorie che ribattono alle accuse dei fisioterapisti.

Fisioterapisti, laureati in scienze motorie, chinesiologi, massofisioterapisti, osteopati, fisiochinesiologi: un esercito di titoli e categorie professionali che da tempo hanno fatto la loro comparsa sul mercato del lavoro italiano, con non poche frizioni reciproche.

I fisioterapisti lamentano che gli altri svolgono abusivamente la loro professione, i laureati in scienze motorie ribattono che il loro ambito di competenza è un altro e che sono vittime di accuse immeritate, ma che sarebbe necessaria una maggiore chiarezza legislativa sulle loro competenze. Quel che è certo è che l'ambito dell'attività fisica per la salute è molto ampio, ha conosciuto un vero boom negli ultimi 20 anni, e che c'è effettivamente una 'zona grigia' dove a volte possono crearsi delle sovrapposizioni.

Anche se, come spiega Federico Schena, coordinatore delle facoltà di scienze motorie in Italia nonché presidente della Società italiana di scienze motorie e sportive (Sismes), “la soluzione c'è già e risiede in ciò che dice la scienza. La fisioterapia è il movimento indotto dal terapista per recuperare alcune funzioni compromesse da traumi e malattie. Diversa è l'attività e l'esercizio fisico per la salute e il benessere della persona”.
Tra cui rientrano le attività svolte da persone con patologie, non più in fase acuta, con interventi che rispondono a programmi di allenamento. Schena fa degli esempi: “chi subisce un intervento di ricostruzione del menisco al ginocchio, dopo fa dei cicli di fisioterapia. L'articolazione è funzionante, ma non ancora a livelli ottimali e deve fare dell'attività fisica. Oppure l'infartuato cui il medico dice di fare esercizio fisico in modo continuativo. Chi è che dovrà la persona, il fisioterapia o il laureato in scienze motorie che conosce meglio l'attività fisica e ha anche qualche elemento di fisioterapia?”. In realtà il percorso in sequenza dovrebbe essere medico-fisioterapista-laureato in scienze motorie, ma “ci sono stati solo conflitti in questi anni – sottolinea Schena – Mi sembra che non ci sia la volontà di trovare una soluzione. Eppure, se l'intervento è di allenamento, non penso possa essere etichettato come fisioterapia”.

Quanto alle accuse rivolte dai fisioterapisti di fare massaggi e manovre improprie, a volte con esiti dannosi per gli avventori delle palestre, la risposta è forte e decisa: “noi non facciamo manovre in palestra, non abbiamo nessuna finalità di lavorare in ambito terapeutico – dice Maurizio Gioda dell'Andism (Associazione nazionale dottori in scienze motorie) – ma piuttosto di potenziamento del benessere, magari lavorando anche con anziani, diabetici o persone con sclerosi multipla facendogli fare della ginnastica dolce, delle camminate o un po' di corsetta. Se c'è qualche 'mela marcia' che ha oltrepassato il limite facendo manovre o massaggi, non è un buon motivo per dire che lo siamo tutti”.
Tuttavia le aree di sovrapposizione ci sono. Come dimostra anche il fatto che un disegno di legge, poi abrogato nel 2011 dal Senato, stabiliva l'equipollenza del diploma di laurea in scienze motorie a quello in fisioterapia. Senza contare poi che “la maggior parte degli osteopati – precisa Gioda – sono laureati in scienze motorie e fisioterapisti”. Insomma, ci si continua a sovrapporre. Allo stato attuale il diploma in scienze motorie abilita solo all'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole ma non da' titolo per effettuare prestazioni sanitarie come quelle del fisioterapista. In Italia sono circa 5-6mila i laureati in scienze motorie che escono ogni anno dai 35 corsi di laurea attivi in Italia, cioè circa 50-60mila in totale, se si considera che la laurea è stata istituita in Italia nel 1999 e i primi laureati sono usciti nel 2002, cui vanno aggiunti i diplomati Isef degli anni prima della riforma.

L'ex ministro della Salute, Ferruccio Fazio, aveva aperto un tavolo presso il Ministero, in accordo con il Miur, sui laureati in scienze motorie, che pare però essersi arenato. “L'ultima proposta in lavorazione – rivela Schena – era quella di far fare ai laureati in scienze motorie l'attività fisica e motoria alle persone con patologie croniche e degenerative. Ma non si sa altro”.

Adele Lapertosa

Adele Lapertosa

29 Febbraio 2012

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