Logopedisti. Dal 2016 circoleranno liberamente nella Ue. L’allarme dei professionisti: “Italia è in ritardo”

Logopedisti. Dal 2016 circoleranno liberamente nella Ue. L’allarme dei professionisti: “Italia è in ritardo”

Logopedisti. Dal 2016 circoleranno liberamente nella Ue. L’allarme dei professionisti: “Italia è in ritardo”
Nella maggioranza dei paesi europei i percorsi formativi sono basati su tre cicli: Laurea triennale, Laurea Specialistica e Dottorati di Ricerca. Ma la Federazione italiana logopedisti evidenzia: “Per le nostre Professioni questo processo di sviluppo è stato negato sottraendole al dibattito scientifico internazionale”.

Dal prossimo anno i logopedisti potranno esercitare liberamente la professione in tutta l’Unione europea. Seppur con notevoli differenze tra i vari Paesi il modello formativo di riferimento che si è imposto è basato su tre cicli: Laurea triennale, Laurea Specialistica e Dottorati di Ricerca, secondo quanto previsto dal ‘Bologna Process Model 1999’. Una rilevazione che di fatto ha evidenziato anche l’esigenza di trasformare la laurea triennale abilitante ad una laurea quinquennale.
In Italia niente dottorati di ricerca con il rischio concreto di rimanere indietro rispetto ad altri Paesi (Francia in primis) che propongono standard formativi più elevati. Secondo i risultati del primo progetto NetQues (il network finalizzato all'Allineamento degli Standard e della Qualità dei Programmi di Formazione Logopedica in Europa) del 2013 e recentemente rifinanziato fino al 2016, il percorso formativo che si va imponendo prevede come dicevamo la laurea triennale, la laurea magistrale e il dottorato in quasi tutti i paesi dell'Unione Europea. La situazione attuale dimostra che la maggior parte dei Paesi europei (il 57,1%) hanno aderito alla Carta di Bologna ed hanno applicato quanto da essa previsto rispetto alla formazione del logopedista.
 
“Da precursori nella valorizzazione delle competenze professionali rischiamo seriamente di ritrovarci agli ultimi posti in Europa”. Evidenzia Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti italiani (Fli) che sottolinea come “per le nostre Professioni questo processo di sviluppo è stato negato, sottraendole al dibattito scientifico internazionale, ma anche mettendo a rischio la protezione e la Salute del Cittadino i quali hanno bisogno di Professioni con una adeguata Formazione e specializzazione clinica”.
 
“Il fatto è che in altri paesi ci sono specifici dottorati di ricerca e la possibilità per i logopedisti anche diventare professori universitari. Per la protezione del Cittadino, il Logopedista deve avere un livello di Competenze avanzate per gestire la complessità clinica, organizzativa e relazionale attraverso l'utilizzo di capacità progettuali, di ricerca e innovative che aderiscano alle richieste e definizione dei bisogni di Salute per i disturbi della comunicazione, del linguaggio e delle funzioni orali per tutto l'arco della vita”.
 
“Siamo in ritardo e come Federazione ribadiamo la necessità di voler implementare le competenze e lo sviluppo della professione di logopedista. Il nostro non è un progetto ambizioso, è solo una richiesta basata sulla quotidianità della professione e sull’esperienza, senza dimenticare come rischiamo di rimanere indietro in tema di ricerca”. 

10 Aprile 2015

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