Manovra. Assofarm: “Sì all’aumento delle farmacie, ma in un disegno più organico”

Manovra. Assofarm: “Sì all’aumento delle farmacie, ma in un disegno più organico”

Manovra. Assofarm: “Sì all’aumento delle farmacie, ma in un disegno più organico”
L’associazione delle farmacie comunali ribadisce la sua “netta e senza distinguo contrarietà” alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Ma anche a “un semplice abbassamento del quorum di abitanti per farmacia” che "penalizzerà la redditività delle farmacie già oggi gravemente depressa”.

“Mentre la recente legislazione intende caricare la farmacia di nuove funzioni, le recenti scelte del Governo sembrano privarla di quelle risorse e considerazione necessarie al proprio sviluppo”. È quanto afferma una nota del presidente dell’Associazione delle farmacie comunali, Venanzio Gizzi, a commento delle norme sulle farmacie previste dal Decreto Salva-Italia.
 
Due, in particolare, i punti su cui si sofferma Gizzi. Il primo riguarda l’aumento del numero di farmacie. “Assofarm – spiega Gizzi – ha sempre guardato con interesse ogni riflessione e proposta a patto che ciò avvenisse in risposta ad alcuni problemi concreti quali l'assenza di presidi sanitari in alcune aree rurali e periferiche del paese anche con la finalità di recuperare l'attuale sbilanciamento di farmacie pubbliche e private, ad oggi ad eccessivo vantaggio di queste ultime”. Per il presidente di Assofarm, però, “se il decreto prevederà un semplice abbassamento del quorum degli abitanti per ogni farmacia, da cinque a quattromila abitanti, non verrà di fatto garantita alcuna risposta alle riflessioni appena esposte e, per di più, le farmacie esistenti e di prossima apertura dovranno far fronte ad un progressivo calo della redditività, già oggi gravemente depressa”.

Assofarm ribadisce poi la propria “contrarietà netta e senza distinguo riguardo la vendita dei farmaci di fascia C in canali distributivi altri rispetto la farmacia. Dal punto di vista economico – spiega Gizzi -, si tratterebbe di un'operazione mortale per i conti delle farmacie italiane, e certamente le metterebbe nell'impossibilità di realizzare i servizi sanitari di cui si parla da anni e previsti dalla legge 69/2009. Ma, cosa altrettanto grave, significherebbe delegittimare del tutto la farmacia come luogo primario della terapia farmaceutica, dove un professionista altamente specializzato garantisce e sviluppa la prescrizione farmaceutica elaborata dal medico curante attraverso competenze e relazioni specifiche con il paziente”.
“Se tutto ciò diventasse realtà – conclude il presidente di Assofarm -, l'Italia sarebbe il primo paese europeo in cui il cittadino può acquistare un farmaco prescritto con ricetta medica in un ambiente diverso dalla farmacia”.
 

13 Dicembre 2011

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