Medici di famiglia. La Fimmg scalda la protesta contro la Riforma Schillaci: “Non c’è volontà di confronto. Pronti a ricorrere alla Consulta”

Medici di famiglia. La Fimmg scalda la protesta contro la Riforma Schillaci: “Non c’è volontà di confronto. Pronti a ricorrere alla Consulta”

Medici di famiglia. La Fimmg scalda la protesta contro la Riforma Schillaci: “Non c’è volontà di confronto. Pronti a ricorrere alla Consulta”

Il segretario Scotti: “A me sembra assurdo, sono abbastanza basito. In una prima fase abbiamo mostrato apertura, auspicato dialogo perché pensavo di dover essere convocato. A oggi nessuno mi ha chiamato. Non mi pare ci sia volontà di confronto”.

Medici di famiglia in allerta per una riforma del territorio – al centro di un decreto annunciato dal Governo – che agita la categoria. La Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) “ha riunito d’urgenza la sua segreteria nazionale per decidere le azioni da intraprendere”, ha annunciato il segretario generale del sindacato, Silvestro Scotti, a margine dell’incontro, come riporta l’AdnKronos, oggi a Roma, dedicato alla ‘Cooperazione nell’organizzazione della medicina territoriale del Servizio sanitario nazionale’, organizzato da Legacoop. “Se sarà il caso, andremo alla Corte Costituzionale”. Così il segretario generale nazionale della Fimmg. “È normale intervenire su un contratto ope legis in questo Paese? Se diventa normale, vuol dire che siamo alla deregulation di norme costituzionali”, ha aggiunto Scotti, che, nella riforma proposta dal ministro della Salute, ha riscontrato “difformità con la norma sulle autonomie regionali stesse”. Per così come è stata pensata la riforma, ha proseguito il segretario Fimmg, “noi rischieremo di avere modelli contrattuali sulla stessa funzione diversi da Regione a Regione”. 

Il problema, rispetto alla riforma appoggiata anche dalle Regioni, “in questo momento è soprattutto di metodo, perché rispetto al merito al momento di concreto c’è poco: io sento solo chiacchiere e riferiti. Non ho visto alcun documento vero, quello in circolazione è uno schema. Non si può parlare di decreto: non si capisce come verrebbe applicato, su quali leggi”, continua Scotti.

Tutto questo, evidenzia il leader sindacale, “a me sembra assurdo, sono abbastanza basito. In una prima fase abbiamo mostrato apertura, auspicato dialogo perché pensavo di dover essere convocato. A oggi nessuno mi ha chiamato. Non mi pare ci sia volontà di confronto. È una modalità di azione che mi preoccupa, e penso dovrebbe preoccupare a qualsiasi livello di rappresentanza, perché se si decide per un lavoratore che si faccia un’attività contrattuale ope legis, è finito uno dei diritti costituzionali da cui deriva il diritto dei lavoratori”, denuncia Scotti che stasera con i vertici del sindacato deciderà “il da farsi” per “far sentire la voce dei medici di famiglia”.

“Qualcuno mi venga a spiegare – si chiede Scotti – che senso ha che la Conferenza Stato Regioni ratifichi un atto di intesa il 15 gennaio e dopo due mesi si parli di una riforma senza nemmeno aver visto come si doveva applicare quel contratto che è stato firmato in fretta proprio a favore delle Case di comunità (e che le Regioni che hanno voluto applicarlo lo hanno fatto con gli accordi integrativi). Sembra che il problema di poche Regioni stia prevalendo sull’interesse nazionale del mantenimento del servizio sanitario nazionale”.

06 Maggio 2026

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