Medici di famiglia. Scotti (Fimmg): “No alla dipendenza e al doppio binario. Aprire subito il contratto 2025-2027”. E sui giovani: “Il territorio deve diventare attrattivo ora”

Medici di famiglia. Scotti (Fimmg): “No alla dipendenza e al doppio binario. Aprire subito il contratto 2025-2027”. E sui giovani: “Il territorio deve diventare attrattivo ora”

Medici di famiglia. Scotti (Fimmg): “No alla dipendenza e al doppio binario. Aprire subito il contratto 2025-2027”. E sui giovani: “Il territorio deve diventare attrattivo ora”

Il segretario generale della Fimmg, nella relazione all’85° Congresso nazionale, difende il modello convenzionale e rivendica la scelta di governare il cambiamento attraverso la contrattazione. Tra le richieste: rinnovi nei tempi del pubblico impiego, risorse per studi e forme associative, diagnostica di primo livello e un ruolo centrale dei medici di famiglia nelle liste d’attesa e nella sanità digitale. LA RELAZIONE

La medicina generale deve cambiare, ma senza perdere la propria natura convenzionale e soprattutto senza essere trascinata verso un sistema “a doppio binario”, con una parte dei medici convenzionati e altri assunti come dipendenti. È questo uno dei messaggi più netti lanciati dal segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti nella relazione (forse l’ultima da segretario ndr.) all’85° Congresso nazionale della Federazione.

Una relazione costruita attorno a una domanda: “Che cosa serve perché ogni cittadino possa contare sul suo medico di famiglia, e perché quel medico possa continuare a fare bene il proprio lavoro?”. Scotti parte dalle indicazioni contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica 2026 e dalle raccomandazioni europee su accesso tempestivo alle cure e carenza di professionisti sanitari. “Carenza, prossimità, tempestività”, le tre parole chiave che per Fimmg devono diventare il metro con cui giudicare ogni scelta.

“Il futuro della medicina generale deve restare nella contrattazione”

Il passaggio politicamente più significativo riguarda l’assetto della medicina generale e le Case della Comunità. Scotti rivendica la firma dell’accordo stralcio e soprattutto il fatto che, nel documento programmatico, il Governo richiami l’Accordo collettivo nazionale della medicina generale senza fare riferimento né alla dipendenza né a interventi legislativi sostitutivi della contrattazione.

Per Fimmg questo conferma la linea seguita negli ultimi anni: “Abbiamo scelto di negoziare le condizioni del cambiamento, assumendocene le responsabilità”. Ma la partita, avverte Scotti, è tutt’altro che conclusa. L’applicazione dovrà essere verificata territorio per territorio e qualsiasi ipotesi di “doppio binario”, con medici convenzionati da una parte e nuovi professionisti assunti con altre forme dall’altra, sarebbe in contraddizione con questa impostazione.

Da qui la richiesta di aprire immediatamente la contrattazione per l’ACN 2025-2027, anche per affrontare nodi ancora irrisolti come quello delle aree disagiate. “Continueremo a difendere con orgoglio il modello convenzionale perché autonomia professionale e responsabilità verso il Servizio sanitario nazionale si rafforzano a vicenda”.

Rinnovi, Fimmg chiede pari dignità: “Non possiamo essere gli ultimi della fila”

Un altro terreno di confronto sarà quello economico. Nel Documento programmatico, rileva Scotti, vengono citati i rinnovi del comparto e della dirigenza sanitaria, mentre non viene indicato esplicitamente un percorso analogo per la medicina convenzionata.

Per il leader Fimmg serve quindi “una risposta pubblica sui finanziamenti e sui tempi” dei rinnovi. Il riferimento è anche ai ritardi accumulati in passato: l’ACN 2019-2021 è diventato esecutivo solo nel 2024.

“La medicina convenzionata non può tornare a essere l’ultima della fila”, avverte Scotti. Se la cornice economica è la stessa del pubblico impiego, sostiene la Federazione, devono essere analoghi anche i tempi. E non si tratta soltanto di una rivendicazione salariale: rinnovi tempestivi e contratti capaci di riconoscere attività cliniche, costi organizzativi e nuovi compiti sono considerati fondamentali per rendere nuovamente attrattiva la professione ai giovani.

Quasi 6 mila domande per 2.651 posti. “Ora bisogna trattenere i giovani”

Qualche segnale positivo arriva proprio dalla formazione. Per il corso 2026-2029 sono state presentate poco meno di 6 mila domande per 2.651 posti. Un dato che Scotti legge positivamente ma con cautela: la domanda di accesso dovrà tradursi in iscrizioni, completamento del percorso e soprattutto permanenza nella professione.

Fimmg chiede quindi di rendere strutturali le borse aumentate con il Pnrr, programmare i posti sulla base dei fabbisogni reali e accompagnare i giovani nell’ingresso nella professione.

Sul modello formativo Scotti difende la specificità della medicina generale, ma lancia anche una proposta precisa: nella denominazione del diploma dovrà comparire il termine “specializzazione”, rafforzando contestualmente il rapporto con università, ricerca e docenza senza perdere la centralità della formazione sul territorio.

E c’è un dato che impone di accelerare: i posti a Medicina sono arrivati a 27 mila, oltre 11 mila in più rispetto al 2022. “L’onda di laureati in arrivo va programmata per tempo: il territorio deve essere attrattivo adesso, non quando quei medici avranno già scelto altro”.

Case della Comunità, Fimmg: “Il territorio non è fatto solo di muri”

Scotti torna poi su uno dei temi più delicati della riforma dell’assistenza territoriale. Studi dei medici di famiglia, forme associative, Aft e Case della Comunità devono funzionare come un unico sistema, sostiene Fimmg, evitando che l’investimento sulla sanità territoriale si traduca semplicemente nella costruzione di nuove strutture.

La Federazione chiede che nella programmazione e nei finanziamenti vengano riconosciuti anche gli studi e le sedi associate dei medici di famiglia. Apertura anche al partenariato pubblico-privato, purché non diventi, ammonisce Scotti, “la via per affidare il territorio a soggetti di capitale”. Per sostenere il modello convenzionale vengono proposte anche misure di detassazione e decontribuzione per i professionisti.

Liste d’attesa: “Non basta aumentare l’offerta, bisogna governare la domanda”

Un ruolo più forte dei medici di famiglia viene rivendicato anche nel nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028.

Secondo Scotti, gli strumenti digitali, la piattaforma nazionale Agenas, le Case della Comunità e la telemedicina potranno funzionare soltanto se sarà chiarito il ruolo dei professionisti. “Le liste di attesa si accorciano governando la domanda, non solo aumentando l’offerta”.

Il medico di medicina generale, quindi, deve avere strumenti operativi e capacità di coordinamento clinico multiprofessionale, senza essere caricato di nuova burocrazia. Per Fimmg il cittadino “non ha bisogno di più sportelli”, ma di qualcuno che segua e coordini realmente il suo percorso assistenziale.

Digitale e diagnostica negli studi: “Ma servono risorse”

Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e utilizzo dei dati sono altrettanti tasselli sui quali Fimmg chiede di essere coinvolta direttamente. Il digitale, sottolinea Scotti, deve essere uno strumento per aiutare il medico a curare e non trasformarsi in un ulteriore carico amministrativo.

Le attività digitali aggiuntive e la telemedicina, secondo la Federazione, devono quindi essere riconosciute nella contrattazione come vero lavoro.

L’aggiornamento dei Lea può inoltre diventare la base normativa per portare nella contrattazione regionale anche la diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia, seguendo esperienze regionali già avviate. Ma su questo Scotti è categorico: “Servono risorse”.

Autonomia differenziata, allarme sulle diseguaglianze

Nella relazione trova spazio anche l’autonomia differenziata. Carenze di personale, livelli di attrattività differenti e regole diverse da Regione a Regione, secondo Fimmg, rischiano di ampliare le diseguaglianze e di spostare ulteriormente i professionisti verso i territori che offrono condizioni economiche e organizzative migliori.

Proprio per questo, secondo Scotti, l’Accordo collettivo nazionale resta uno strumento fondamentale di garanzia: “Più crescono le differenze tra Regioni, più serve un contratto nazionale forte”. Difenderlo, aggiunge, significa difendere l’unità stessa del Servizio sanitario nazionale.

A chiudere la relazione è un messaggio che sintetizza l’intera linea politica della Federazione: “La battaglia vera non riguarda la forma del contratto. Riguarda la presenza dei medici accanto ai cittadini”.

Gli obiettivi indicati da Scotti sono concreti: garantire a ogni cittadino un medico, restituire ai professionisti tempo per la cura e convincere una nuova generazione di medici a costruire il proprio futuro sul territorio. “È su questo che chiediamo impegni. È su questo che vogliamo essere giudicati”.

07 Ottobre 2026

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