Medicina del territorio. D’Anna (Ordine Biologi) a Gemmato (Fdi): “Non bastano solo i medici e i farmacisti per farla funzionare”

Medicina del territorio. D’Anna (Ordine Biologi) a Gemmato (Fdi): “Non bastano solo i medici e i farmacisti per farla funzionare”

Medicina del territorio. D’Anna (Ordine Biologi) a Gemmato (Fdi): “Non bastano solo i medici e i farmacisti per farla funzionare”
Il presidente dell’Ordine dei Biologi si rivolge al parlamentare di Fratelli d’Italia: “nelle sue parole si accenna, forse per esigenza di sintesi, a due sole figure sanitarie: quella dei Medici e quella dei Farmacisti dimenticando la rete delle strutture accreditate a gestione privata che capillarmente garantiscono l'accesso e la gratuità alle prestazioni sanitarie”.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del presidente dell’Ordine dei Biologi, Vincenzo D’Anna indirizzata al parlamentare di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato:

Gentile On. Marcello Gemmato Ho avuto modo di leggere il suo intervento, pubblicato sulle colonne del “Quotidiano Sanità”. Trovo condivisibile, come lei afferma, affidarsi ai professionisti sanitari evitando altre strutture burocratiche che appesantirebbero, in termini di costi e burocrazia, la fruizione del Servizio Sanitario e la corretta (ed equa) erogazione dei Lea. Il SSN è costruito sul falso presupposto etico che un servizio pubblico debba coincidere con la gestione statale del medesimo, in quanto priva di profitto. Un servizio pubblico nella sua vera accezione dovrebbe invece essere accessibile a tutti e gratuito per chi ne ha diritto.

Tuttavia, nelle sue parole si accenna, forse per esigenza di sintesi, a due sole figure sanitarie: quella dei Medici e quella dei Farmacisti dimenticando la rete delle strutture accreditate a gestione privata che capillarmente garantiscono l’accesso e la gratuità alle prestazioni sanitarie. Per capirci: laboratori di analisi cliniche, centri di radiologia e radioterapia, centri per lo studio e la cura del diabete, centri di dialisi e fisiokinesi terapia, specialistica ambulatoriale. Questi vengono pagati a tariffa nel mentre, negli analoghi comparti a gestione pubblica, si paga a piè di lista con costi unitari molto più alti e, purtroppo, liste di attesa lunghissime. In qualunque sistema se manca una corretta competizione, rispettosa di leggi e regolamenti, si creano monopoli che non agevolano né l’efficienza, né l’economia delle prestazioni erogate.

Ebbene: i Biologi sono parte attiva di questo sistema sia quando operano in strutture a gestione pubblica sia quando operano entro strutture accreditate a gestione privata. Una categoria, la nostra, che nel corso della epidemia da Covid SARS2 ha consentito di fronteggiare ovunque il bisogno di tamponi rapidi e, soprattutto molecolari, guadagnandosi la medaglia per la sanità pubblica. La spoliazione di funzioni destinate alla categoria che mi onoro di rappresentare, in favore della farmacia dei servizi, è uno dei motivi di lamentela dell’Ordine Nazionale dei Biologi (da me presieduto) e che annovera circa sessantamila iscritti.

Chiariamo: non intendiamo innescare competizioni con altre figure sanitarie ma non possiamo tacere sul trasferimento di competenze precipue indicate per legge. Ci attendiamo dal nuovo Governo, una più attento e frequente confronto, una rivalutazione del ruolo e della funzione dei Biologi, impegnati in una molteplicità di comparti che spaziano dalla Procreazione Medica Assistita, alla Genetica e Genomica (Medicina personalizzata) fino all’Ambiente con l’Epigenetica che lega le noxi ambientali all’espressione genica ed alle più diffuse cause di malattie. E ancora: dalla Nutrizione alla Laboratoristica, dalla Sicurezza alimentare alla Bio Agricoltura.

Mi creda: sarebbe lungo l’elenco (e la missiva) a voler continuare, inde per cui sarebbe oltremodo gradito poterla incontrare per discutere, insieme, delle varie problematiche e criticità che da anni assillano un comparto vittima del bolscevismo sanitario e di una certa discriminazione ideologica che penalizza professionisti e strutture che pure non hanno liste di attesa e vengono scelte liberamente dagli utenti. L’unilaterale applicazione della spending review legata al solo comparto accreditato, la fissazione di tetti di spesa (che non tengono conto del reale fabbisogno sanitario), determinano un surrettizio sviamento del cittadino-paziente verso le strutture pubbliche una volta bloccate quelle private accreditate. Queste ultime sono vessate da continui tagli alle tariffe pur rappresentando frazioni minime dei costi del SSN (i laboratori di analisi valgono lo 0,56% del fondo nazionale) incentivando, in tal modo, le multinazionali che operano nel settore a costi più bassi e qualità più scadenti. Argomenti questi ultimi che meriterebbero di essere approfonditi con serietà ed evidenze di dati. Pertanto, resto disponibile ad incontrarla per un proficuo scambio di opinioni.

30 Settembre 2022

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