“Non vorrei mai essere accolta da un infermiere in Pronto Soccorso”. È bufera contro La 7. Ipasvi scrive a Ministero, Regioni e Procura

“Non vorrei mai essere accolta da un infermiere in Pronto Soccorso”. È bufera contro La 7. Ipasvi scrive a Ministero, Regioni e Procura

“Non vorrei mai essere accolta da un infermiere in Pronto Soccorso”. È bufera contro La 7. Ipasvi scrive a Ministero, Regioni e Procura
La Federazione dei Collegi Ipasvi in campo dopo l'ultima puntata di Tagadà. Alcune affermazioni della conduttrice sono state giudicate offensive e pericolose. Chiesta formale rettifica alla TV di Cairo. “Si è offesa la professione infermieristica e generato un allarme infondato che provoca un danno all’assistenza, nel momento stesso in cui fa scattare nei pazienti dubbi del tutto inconsistenti sulla sua qualità”.

La trasmissione televisiva Tagadà del 18 marzo, andata in onda su La 7 “ha offeso gravemente gli infermieri e messo a rischio l’assistenza e i servizi ai cittadini”. Lo sottolinea, tramite una nota, la Federazione Ipasvi. Ma cosa è successo? Il caso oggetto della polemica è quello di un signore romano di 55 anni morto durante la notte alcuni giorni fa dopo essersi recato al pronto soccorso del Pertini per forti dolori all'addome e dove gli era stato assegnato un codice verde da revisionare. La revisione avviene, come riferito dalla moglie del defunto, dopo circa 30/40 minuti ma di fatto passeranno ancora alcune ore prima di rendersi effettivamente conto della gravità della situazione e richiedere il ricovero presso un altro ospedale, il San Filippo Neri, per un intervento chirurgico d'urgenza che purtoppo non avrà successo.
 
Sul caso sono in corso indagini interne e della procura che ha indagato 8 medici dei due ospedali. Ma è l'affermazione della conduttrice Tiziana Panella a scatenare l'ira dell'Ipasvi “Io arrivo al pronto soccorso – dice Panella – e davanti ho un infermiere. Pur con il massimo di rispetto per la categoria, resta il fatto che quell'infermiere deve decidere della mia vita. E forse non ha studiato per quello, c'è un errore di base?" si chiede la conduttrice.
 
Affermazioni che per l'Ipasvi possono essere così riassunte, "non vorrei mai essere accolta da un infermiere in Pronto Soccorso", che, unite a quanto detto anche da Alessandro Cecchi Paone, ospite in trasmissione “l’infermiere non ha studiato per fare questo“ a proposito del triage ospedaliero, fanno dire all’Ipasvi che siamo di fronte  “all’assoluta assenza di qualunque conoscenza e competenza sulla materia" e soprattutto che si “offende la professione infermieristica e genera un allarme infondato che provoca un danno all’assistenza, nel momento stesso in cui fa scattare nei pazienti dubbi del tutto inconsistenti sulla sua qualità”.

“Ogni anno infatti – rilevano gli infermieri – una media di 21 milioni di pazienti che accedono in pronto soccorso sono selezionati dal triage infermieristico con competenza e appropriatezza". Per questo la Federazione nazionale Ipasvi ha inviato una richiesta formale di rettifica motivata alla trasmissione, alla direzione di La7 e per conoscenza al ministero della Salute in quanto dicastero vigilante sulle professioni sanitarie, alla conferenza delle Regioni che gestiscono i servizi e alla Procura della Repubblica di Roma, “nel caso da informazione di questo tipo possano generarsi danni alla corretta gestione degli interventi sanitari con conseguenze sulla salute dei pazienti”.

L’Ipasvi evidenzia, infatti, che “si può comprendere, anche se non approvare, le esigenze di ‘spettacolo’ che portano a esasperare nei termini e nella semplificazione giornalistica concetti e ruoli ben più complessi, ma quando questi atteggiamenti sfociano in sentenze prive di fondamento come quella, appunto, che il triage non è compito infermieristico – proclamata peraltro con disprezzo da chi con molta probabilità non sa evidentemente nemmeno di cosa e di chi parla – si dà attua un comportamento pericoloso non tanto e non solo per l'intera categoria infermieristica (430mila professionisti) ma anche per la dannosa disinformazione e per un oggettivo ‘procurato allarme’”.

21 Marzo 2016

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