Odontoiatria, chiude la catena Dottor D. ANDI: “La salute non è un prodotto commerciale”

Odontoiatria, chiude la catena Dottor D. ANDI: “La salute non è un prodotto commerciale”

Odontoiatria, chiude la catena Dottor D. ANDI: “La salute non è un prodotto commerciale”

La chiusura improvvisa di alcuni centri odontoiatrici legati al marchio “Dottor D”, gestiti dalla società Vortika S.r.l. come riportato da alcune cronache locali, riaccende il dibattito sul modello delle catene odontoiatriche a controllo finanziario. Tra Emilia-Romagna e Lazio, secondo quanto segnalato, centinaia di pazienti sarebbero rimasti con cure interrotte, prestazioni già pagate e finanziamenti ancora da saldare. ANDI denuncia un problema strutturale e chiede regole più severe.

Un’altra chiusura improvvisa nel settore odontoiatrico, con pazienti rimasti senza cure e con finanziamenti ancora da pagare. È quanto accaduto tra Emilia-Romagna e Lazio, dove un centro odontoiatrico riconducibile alla società Vortika S.r.l., che gestisce diverse sedi del marchio “Dottor D”, avrebbe interrotto l’attività da un giorno all’altro.

Secondo quanto riferito, centinaia di persone sarebbero rimaste senza le prestazioni già pagate e senza un interlocutore a cui rivolgersi. Le associazioni dei consumatori hanno raccolto un numero crescente di segnalazioni e annunciato esposti alle procure.

Un copione già visto: da Dentix a Idea Sorriso

Il caso si inserisce in una sequenza già nota al settore. Prima Dentix, poi Idea Sorriso e, negli anni, molte altre insegne: il copione, denuncia ANDI, si ripete con modalità simili. Il meccanismo descritto è quello di piani di cura pagati in anticipo, spesso attraverso finanziamenti, ed eseguiti per fasi. Quando la struttura chiude o fallisce, il paziente può ritrovarsi con trattamenti interrotti o mai iniziati, ma con un debito ancora attivo.

Per l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani non si tratta di un episodio isolato, ma di un fenomeno strutturale che si ripropone con regolarità e che, prima ancora che un problema di giustizia civile, assume i contorni di un tema di salute pubblica.

Bondi: “Il paziente trattato come cliente e la cura come prodotto”

“Il fallimento delle catene non è un incidente, è la conseguenza prevedibile di un modello in cui il paziente è trattato come un cliente e la cura come un prodotto da vendere il più in fretta possibile”, dichiara Corrado Bondi, presidente nazionale ANDI, commentando il nuovo caso di cronaca.

Secondo Bondi, “quando il potere di decidere le terapie è nelle mani della finanza e non del professionista, il rischio per i cittadini non è solo economico ma clinico: si privilegiano le prestazioni più remunerative, non quelle più appropriate”.

Per questo, aggiunge, ANDI continua a chiedere alle istituzioni “regole più severe sulla governance di queste strutture” e rivendica l’impegno dell’associazione nel fornire tutela concreta ai pazienti, anche attraverso soluzioni come il proprio fondo sanitario, orientate a mettere prevenzione e salute al centro.

“Una logica di produzione, non di cura”

ANDI richiama anche le testimonianze di ex collaboratori di strutture di questo tipo, che avrebbero riferito pressioni esplicite per raggiungere obiettivi numerici. Secondo l’associazione, questo confermerebbe il rischio di una “logica di produzione” applicata alla sanità, dove il volume delle prestazioni e la redditività possono finire per prevalere sull’appropriatezza clinica.

Diverso, sottolinea ANDI, è il funzionamento delle società tra professionisti, le STP, dove il potere di indirizzo clinico resta in capo agli odontoiatri anche quando è presente un socio di capitale, anche in maggioranza.

La differenza pesa anche sul piano delle responsabilità. Il libero professionista risponde in solido con il proprio patrimonio, anche nei confronti degli eredi, offrendo al paziente una garanzia economica piena. Nelle catene, invece, il dentista risponde insieme alla struttura, rendendo il percorso di rimborso per i pazienti più lungo e incerto.

La richiesta di ANDI: più garanzie per i pazienti

Da anni ANDI porta il tema nelle sedi istituzionali, chiedendo interventi normativi che estendano ai pazienti delle catene le stesse garanzie previste per chi si rivolge a uno studio professionale.

L’obiettivo è rafforzare il controllo ordinistico sui professionisti e garantire maggiore tutela ai cittadini, soprattutto nei casi in cui le strutture chiudano lasciando cure non concluse e pagamenti già avviati.

Il pressing dell’associazione ha trovato nel tempo attenzione anche in Parlamento, con emendamenti presentati da diversi parlamentari e con un lavoro comune tra sigle di categoria per costruire un fronte condiviso con la politica.

Il fondo sanitario integrativo di ANDI

Accanto alla richiesta di nuove regole, ANDI richiama anche la propria proposta sul terreno dell’accesso alle cure: il fondo sanitario integrativo FAS, Fondazione ANDI Salute.

Il fondo è pensato per premiare la prevenzione e sostenere, a costi contenuti, chi si sottopone regolarmente a visite e sedute di igiene orale. L’obiettivo dichiarato è rendere sostenibile un modello di cura fondato sulla prevenzione e non sul volume di prestazioni vendute, riportando al centro il rapporto tra paziente, professionista e appropriatezza clinica.

28 Luglio 2026

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