Parafarmacie. Unaftisp: esercitare la professione per i diversamente abili è possibile. E noi ve lo raccontiamo

Parafarmacie. Unaftisp: esercitare la professione per i diversamente abili è possibile. E noi ve lo raccontiamo

Parafarmacie. Unaftisp: esercitare la professione per i diversamente abili è possibile. E noi ve lo raccontiamo
La storia personale e lavorativa di Paolo Moltoni, Tesoriere dell’Unione nazionale farmacisti titolari di sola parafarmacia, affetto da una malattia rara, dimostra come con la dovuta preparazione i necessari ausili si può esercitare la professione. Sulla scorta di questa esperienza i farmacisti titolari di parafarmacia hanno istituito una specifica Commissione sulla Disabilità

In Italia, il lavoro è una missione (quasi) impossibile per i disabili. L’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila (secondo dati risalenti al 2013 del Ministero del Lavoro). Una situazione che ha portato la Commissione europea già nel 2014 a valutare la possibilità di aprire una procedura di infrazione contro l'Italia. Nel 2013, la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto a tutti i datori di lavoro, l’adozione di provvedimenti concreti ed efficaci a favore delle esigenze e delle situazioni di tutti i disabili, come previsto dalle normative comunitarie.
 
Ma nonostante tutto la situazione negli ultimi quattro anni non è migliorata, neanche nel mondo del lavoro che ruota intorno ad un disabile laureato in Farmacia o Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Ma nelle parafarmacie una speranza c’è come dimostra la storia personale e lavorativa di Paolo Moltoni, Tesoriere e Capo Ufficio Stampa dell' dell’Unione nazionale farmacisti titolari di sola parafarmacia (Unaftisp) che  ha deciso di affidare a Moltoni, l'istituzione e la guida di un'apposita Commissione sulla Disabilità, per portare alla luce problematiche simili a quella raccontata e soprattutto di iniziare un percorso con il Ministro della Famiglia e della Disabilità Fontana, con il quale si è chiesto già un incontro ufficiale “per garantire un futuro fatto di dignità non solo sociale, ma anche di natura professionale ai tanti farmacisti che si trovano a vivere situazioni di questa natura”.
 
“Pur essendo affetto da una malattia rara – racconta Moltoni – nello specifico una forma molto particolare di Sindrome di Marfan (o malattia del Genio), che nel mio caso ha colpito in maniera predominante gli occhi, portando negli anni a disabilità sempre maggiori con le quali devo convivere ogni giorno, nel 2010 ho conseguito la laurea in Farmacia con 106 presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Dopo pochi mesi, ho iniziato quindi ad esercitare come collaboratore la professione di farmacista presso una farmacia di un paese a pochi chilometri di distanza da quello dove sono nato, vivo e lavoro attualmente. Lì ho maturato un'esperienza di circa 6 anni, fino a quando gli enormi debiti contratti dal mio ex datore di lavoro mi hanno costretto mio malgrado, poiché non retribuito per il lavoro svolto, ad andare via – continua Moltoni – in questi ultimi 3 anni inoltre, la malattia da cui sono affetto ha mostrato tutta la sua crudele presenza e per continuare ad esercitare la professione per la quale con passione mi sono laureato, ho bisogno di utilizzare degli ausili medici e strumentali, i quali però invece di farmi tornare di nuovo a lavoro presso una farmacia, mi hanno fatto definitivamente chiudere le porte in faccia da parte di tutta una categoria di datori di lavoro, che nei miei confronti è stata a dir poco spietata".
 
Dopo questi eventi, Moltoni si è chiuso in casa, uscendo solo per andare a sostenere visite di controllo per la Sindrome.  “Solo il grandissimo amore che i miei genitori provano nei miei confronti – prosegue – è riuscito a farmi tornare di nuovo alla vita ed a restituirmi quella dignità di cui ogni essere umano non dovrebbe mai essere privato. Infatti, ad ottobre 2016 senza parlarne con nessuno, mio padre da poco andato in pensione ha speso tutti i risparmi di una vita passata a lavorare come dipendente del piccolo comune dove viviamo, per acquistare un locale commerciale, ristrutturarlo ed allestirlo affinché io potessi aprire la mia parafarmacia e tornare così ad esercitare in totale autonomia quella professione che mi era stata negata. Infatti, le conoscenze apprese durante il periodo universitario prima e l'esperienza maturata in farmacia dopo, unita alla grande passione, stanno facendo sì che io diventi sempre più un punto di riferimento per la popolazione del piccolo comune di 3mila abitanti dove è ubicata la mia parafarmacia, che si trova così ad avere una struttura dove potersi rivolgere anche solo per un consiglio".
 
Quanto raccontato da Moltoni, sottolinea quindi l’Unaftisp, sta a sottolineare quanto le persone con disabilità, con la dovuta preparazione e con i necessari ausili, possono dare un contributo determinante nella crescita delle aziende con ricadute positive su tutto il tessuto sociale a partire dai lavoratori stessi e dalle loro famiglie.

22 Giugno 2018

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