Payback dispositivi, il 22 maggio prima udienza della Consulta

Payback dispositivi, il 22 maggio prima udienza della Consulta

Payback dispositivi, il 22 maggio prima udienza della Consulta
Il provvedimento del Governo impugnato dalle imprese perché “impone un onere economico insostenibile” che rischia di “mandare in rovina il tessuto imprenditoriale di migliaia di aziende” ma anche “la stabilità del sistema sanitario nazionale” che queste imprese riforniscono. “Siamo pronti a lottare fino all'ultimo per difendere il diritto al lavoro e alla salute”, dichiara il presidente di Pmi Sanità, Gennaro Broya de Lucia.

Appuntamento cruciale per il futuro delle piccole e medie imprese italiane nel settore sanitario: mercoledì 22 maggio, la Corte Costituzionale è chiamata a pronunciarsi sull’incostituzionalità del provvedimento retroattivo con cui il Governo, nel 2022, ha chiesto il pagamento delle somme del Payback sui Dispositivi Medici accumulato a partire 2015.

Un provvedimento che “impone un onere economico insostenibile, minacciando di mandare in rovina il tessuto imprenditoriale di migliaia di aziende mettendo a rischio oltre 100.000 posti di lavoro” spiega Gennaro Broya de Lucia, presidente di PMI Sanità, la associazione nazionale delle piccole e medie imprese impegnate a rifornire gli ospedali del materiale necessario alla diagnosi ed alle cure.

“L’effetto di tale provvedimento – prosegue Broya De Lucia – potrebbe anche compromettere la stabilità del sistema sanitario nazionale”.

“Parteciperò personalmente all’udienza – fa sapere il presidente di PMI Sanità – e siamo pronti a lottare fino all’ultimo per difendere il diritto al lavoro e alla salute dei nostri associati. Sono in gioco, infatti, le libertà fondamentali garantite dalla nostra Costituzione, dallo stato di diritto, su cui non possiamo transigere né retrocedere”. Pmi Sanità, “confida che la Corte, nonostante le pressioni mediatiche di taluni isolati soggetti, riaffermerà i diritti costituzionalmente protetti, dando giustizia a tutte le imprese colpite da questa ingiusta legge”.

20 Maggio 2024

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