Precariato PA. Cassazione: sì a risarcimento per abusi. Ma su equivalenza trattamento con privato deciderà la Corte Ue

Precariato PA. Cassazione: sì a risarcimento per abusi. Ma su equivalenza trattamento con privato deciderà la Corte Ue

Precariato PA. Cassazione: sì a risarcimento per abusi. Ma su equivalenza trattamento con privato deciderà la Corte Ue
Intanto l’eurodeputata Forenza presenta interrogazione, dopo la sentenza di marzo della Cassazione a sezioni unite, alla commissione Ue, che però prende tempo: “Sono in corso discussioni con le autorità italiane”. In ogni caso si apre sempre più la strada verso il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel frattempo la Cassazione decide di riunire tutti i ricorsi pendenti in materia.

L’abuso del precariato nella Pubblica amministrazione italiana continua a far discutere e potrebbero arrivare anche nuovi ricorsi di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
La questione dirimente riguarda l’equivalenza tra pubblico e privato nel trattare i casi di abuso: solo risarcimento o anche conversione contratto a tempo indeterminato?
 
La Cassazione a Sezioni Unite 5072/2016 a marzo ha dettato la linea: il risarcimento è automatico ma il contratto non può essere convertito in indeterminato perché per la Pa serve il concorso. E dopo questa sentenza l’indirizzo della Corte è stato recentemente confermato da un’altra sentenza della Cassazione (1286/2016 Sez. Lavoro) in cui è stato  riconosciuto un risarcimento del danno pari a 4 mensilità dell'ultima mensilità globale e di fatto ad una precaria che ha superato i 36 mesi. Da notare come essa sia stata la prima nel settore sanitario ad essere stata resa dopo le Sezioni unite. 
 
Sul tema è intervenuta anche l’Europarlamentare Eleonora Forenza (L'altra Europa con Tsipras Gue Ngl) che ha presentato un’interrogazione alla commissione europea denunciando come “in situazioni analoghe nel settore privato è prevista, in caso di ricorso abusivo al contratto a termine, la sanzione della conversione del contratto in aggiunta al risarcimento del danno nella misura e nei limiti di cui al medesimo articolo 32, comma 5, della legge 183/2010. Orbene, in base al principio di equivalenza le misure che lo Stato italiano deve adottare per prevenire e sanzionare l'utilizzo abusivo dei contratti a termine ‘non devono essere meno favorevoli di quelle che disciplinano situazioni analoghe di natura interna’”.
 
La Commissione Ue nella sua risposta però prende tempo. “Nel quadro della procedura di infrazione NIF 2014/4231, – ricorda la commissione Ue –  che fa seguito a diverse richieste inoltrate alle autorità italiane nell’ambito dell’EU-Pilot tra il 2013 e il 2015, si è dovuta analizzare una gran mole di informazioni presentate da centinaia di denuncianti. Inoltre, è stata adottata di recente una riforma della legislazione nazionale che disciplina i contratti a tempo determinato nel quadro del Jobs Act. Sono in corso discussioni con le autorità italiane. La Commissione deciderà sulle ulteriori misure da adottare una volta conclusa tale analisi”.
 
Ma in attesa che la commissione europea prenda una posizione definita in questi giorni verranno depositati i primi ricorsi pilota alla Corte europea dei diritti dell'uomo per denunciare la violazione del principio di equivalenza e di diversi articoli della Carta europea dei diritti dell'uomo.
 
Se la Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) dovesse dichiarare ricevibili i ricorsi, si potrà procedere ad una azione collettiva.
 
A dare una accelerata all'avvio dei ricorsi alla Cedu è stata la decisione della Cassazione di riunire per il 7 luglio tutti i ricorsi pendenti in Cassazione al fine di confermare le statuizioni della sentenza 5072/2016 della Corte di cassazione a sezioni unite.

15 Giugno 2016

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