Privato accreditato. Uap: “Basta contrapposizioni con il pubblico, siamo due componenti dello stesso Ssn”

Privato accreditato. Uap: “Basta contrapposizioni con il pubblico, siamo due componenti dello stesso Ssn”

Privato accreditato. Uap: “Basta contrapposizioni con il pubblico, siamo due componenti dello stesso Ssn”

Giorlandino: “Il cittadino ha diritto alla cura: tutte le capacità del Ssn devono essere programmate e utilizzate sotto una forte guida pubblica”. Per l’Uap, liste d’attesa e accesso alle cure richiedono una programmazione integrata di tutta la capacità assistenziale disponibile, sotto una forte guida pubblica. E sul nomenclatore avverte: tariffe incongrue possono ridurre la capacità di cura.

Il cittadino che ha bisogno di una visita, di una risonanza o di un esame di laboratorio non chiede se la prestazione sarà erogata da una struttura pubblica o privata accreditata. Chiede al Servizio sanitario nazionale di essere curato bene e in tempo.

Parte da qui il messaggio lanciato dall’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti, Ospedalità Privata (Uap) che ribadisce come pubblico e privato accreditato siano due componenti dello stesso Ssn.

“Per troppo tempo abbiamo discusso di sanità pubblica e privata come se fossero due sistemi contrapposti – dichiara la Presidente UAP Mariastella Giorlandino -. Non è così. Il privato accreditato integra, non sostituisce il pubblico. La responsabilità della tutela della salute, la programmazione, le regole e i controlli devono restare pubblici. Ma pubblico e privato accreditato sono due componenti dello stesso SSN.”

Un solo sistema, capacità da coordinare Il problema, per UAP, è utilizzare meglio tutta la capacità assistenziale già disponibile. Se una struttura pubblica può garantire una prestazione nei tempi necessari, deve farlo. Se non può e nella rete privata accreditata esiste capacità disponibile, quella capacità deve poter essere utilizzata dal Ssn, sotto programmazione e controllo pubblici. “Se pubblico e privato investono entrambi in personale, tecnologie e strutture ma vengono programmati separatamente, sprechiamo capacità mentre il cittadino aspetta. Questa non è difesa del privato: è buona amministrazione della sanità pubblica”.

Le liste d’attesa sono anche un problema di coordinamento della capacità complessiva. Se una parte della rete non riesce a rispondere alla domanda e un’altra dispone di capacità utilizzabile, lasciare il paziente in attesa significa non utilizzare pienamente le risorse del Ssn.

Anche le tariffe riguardano il diritto alla cura In questo quadro si inserisce la battaglia UAP sul nuovo nomenclatore. Le tariffe non sono semplicemente “quanto lo Stato dà ai privati”: attribuiscono un valore alle prestazioni che il Ssn deve garantire.

Se quel valore è inferiore al costo efficiente, vengono danneggiate entrambe le componenti. Nel privato accreditato può ridursi la capacità di erogare e investire; nel pubblico il costo reale della prestazione non scompare, ma resta nei conti della struttura e deve essere assorbito dal sistema. Per questo, sottolinea UAP, una tariffa incongrua non è un risparmio: può significare minore capacità di cura. “Anche sul nomenclatore chiediamo quindi di cambiare prospettiva: non quanto dare al pubblico o al privato, ma quali cure servono ai cittadini, quanto costa erogarle in condizioni di efficienza e qualità e come utilizzare al meglio tutta la rete del Ssn”.

Un solo sistema. Un solo diritto alla cura. “UAP difende il Servizio sanitario nazionale nel suo insieme – conclude Giorlandino -. Difendere il pubblico significa renderlo forte nella programmazione e nel controllo. Difendere il privato accreditato significa preservare una capacità assistenziale che appartiene alla rete del Ssn. Difendere entrambi significa tutelare il diritto dei cittadini alla salute. La sanità non si governa per ideologie o appartenenze. Si governa partendo dai bisogni di cura delle persone.”

01 Settembre 2026

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