Radioterapia. 9 pazienti su 10 si fidano della cura, ma quasi la metà segnala un forte impatto emotivo  

Radioterapia. 9 pazienti su 10 si fidano della cura, ma quasi la metà segnala un forte impatto emotivo  

Radioterapia. 9 pazienti su 10 si fidano della cura, ma quasi la metà segnala un forte impatto emotivo  
Da un’indagine dell’Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica emerge una fiducia del 92% nella tecnologia e il 71% senza effetti a sei mesi dal trattamento. Tuttavia, il 48% indica la componente emotiva  come l’aspetto più impegnativo da gestire “Oggi la vera sfida è accompagnare il paziente oltre la fase tecnica del trattamento” afferma il presidente  Krengli

La radioterapia, spesso percepita come una fase difficile del trattamento oncologico, viene invece raccontata dai pazienti stessi come un momento di cura efficace, precisa e umanamente sostenibile.

È questo il quadro che emerge dall’indagine dell’Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica (Airo) condotta da AstraRicerche su circa 300 pazienti sottoposti a radioterapia tra il 2012 e il 2022.

Il 77% dei pazienti si è sentito ben supportato dall’équipe e il 66% ha giudicato chiare e complete le informazioni ricevute. La fiducia nella tecnologia utilizzata per la radioterapia è alta (92%), così come la valutazione della gestione dei disturbi, ritenuta efficace o adeguata dal 93%. A sei mesi dal trattamento, il 71% non riferisce effetti, ma resta forte la componente emotiva.

Quasi uno su due (48%) indica come principale difficoltà la preoccupazione per la malattia, seguita da sintomi infiammatori o bruciore (21%) e dalla necessità di visite frequenti (20%).

“La ricerca ci mostra una radioterapia che i pazienti percepiscono come una cura affidabile e umanamente attenta – osserva Marco Krengli, Presidente Airo – ma ci ricorda anche che la qualità dell’esperienza non si misura solo in termini di efficacia clinica. Oggi la vera sfida è accompagnare il paziente oltre la fase tecnica del trattamento, costruendo percorsi di sostegno psicologico, informativo e relazionale più strutturati.”

Il rapporto con l’equipe medica fatto di empatia, chiarezza e fiducia Tra gli aspetti positivi più citati spiccano l’empatia del personale (66%) e il ruolo dei medici nello spiegare e accogliere (64%). Il rapporto con l’équipe è descritto primariamente come di grande supporto umano (43%) o professionale e cordiale (51%). Solo il 6% lo percepisce distaccato mentre nessuno lo giudica freddo. Sulle informazioni ricevute prima di iniziare la radioterapia, il 66% le indica come chiare e complete.

“Quando il paziente trova un’équipe presente e una comunicazione comprensibile – prosegue Stefano Pegolizzi, Presidente Eletto Airo – la fiducia nella tecnologia diventa un alleato concreto e l’esperienza clinica risulta più sostenibile”.

Come i pazienti vivono la ripresa Pensando al proprio stato sei mesi dopo la fine della terapia, il 71% non riferisce effetti. Tra il 29% che li segnala, l’impatto è quasi nullo per il 7%, lieve per il 53% ma moderato per il 30% e severo solo per il 10%. Le visite di controllo sono ritenute utili dal 93% (di cui 68% molto utili).

Sul ritorno alla vita quotidiana, il 39% lo ha fatto rapidamente, per il 47% ha richiesto un medio/lungo periodo, mentre il 13% ha dovuto modificare alcune abitudini.

I giovani e il bisogno di un supporto dedicato Tra i più giovani, in particolare nella fascia 18-40 anni, emerge una maggiore sensibilità nel percepire gli effetti del trattamento con il 34% segnala qualche disturbo nel periodo successivo al trattamento. Si tratta di una fascia d’età che, anche per la necessità di conciliare la cura con studio, lavoro e relazioni, mostra un’attenzione più alta verso i cambiamenti fisici ed emotivi post-terapia.

“I giovani pazienti ci ricordano quanto la radioterapia debba essere non solo precisa ma anche capace di ascoltare – sottolinea Antonella Ciabattoni, Segretario Airo – perché in questa fase della vita la percezione degli effetti, anche lievi, si intreccia con la costruzione della propria identità, e richiede un supporto psicologico e clinico più mirato. Un dato che rafforza l’importanza di un monitoraggio personalizzato e di un accompagnamento continuo, anche nelle fasi successive al trattamento, per favorire il ritorno a una piena quotidianità”.

Come i pazienti esprimono un’esperienza complessivamente positiva Il 43% riassume l’esperienza con “mi sono sentito curato bene e supportato come persona”; 33% la descrive come necessaria e ben gestita sul piano tecnico; 18% la definisce non traumatica rispetto ad altri trattamenti; 5% la percepisce negativa/traumatica.

I “consigli degli esperti” (i pazienti): affidarsi e avere fiducia (48%), pazienza e accettare la stanchezza (37%), fare domande (12%); del tutto marginale il “non fare domande” (2%).

Fattore critico dell’emotività Il primo fattore critico non è tecnico ma emotivo. È forte la preoccupazione legata alla malattia (primo per il 48%; primo/secondo per il 72%). Seguono sintomi infiammatori/bruciore (51%) e la necessità di molte visite in ospedale (47%). Nonostante ciò, la gestione dei disturbi è valutata efficace e tempestiva (44%) o comunque adeguata (49%).

“Il dato sulla preoccupazione ci parla di un bisogno che va oltre la parte clinica – conclude Michele Fiore, Consigliere Airo – perché anche quando la terapia funziona, il paziente vive un carico emotivo che non può essere trascurato. È lì che si gioca la vera qualità della cura: nel sapere offrire informazioni chiare, rassicurazione e continuità di ascolto. Per questo stiamo lavorando a percorsi di supporto psicologico e di informazione più integrati nella pratica quotidiana, così da prevenire l’ansia, contenere l’impatto dei sintomi e accompagnare il paziente durante tutto il trattamento e nel follow-up”.

21 Novembre 2025

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