Riforma Ssn. Cgil: “Facile riorganizzare ciò che già funziona e abbandonare interventi necessari”

Riforma Ssn. Cgil: “Facile riorganizzare ciò che già funziona e abbandonare interventi necessari”

Riforma Ssn. Cgil: “Facile riorganizzare ciò che già funziona e abbandonare interventi necessari”

Il sindacato denuncia un provvedimento che, invece di rafforzare l’assistenza territoriale e il personale, rischia di accentuare le criticità già presenti nel sistema sanitario. Secondo il sindacato, mancano risorse strutturali, tutele per i professionisti e politiche capaci di garantire equità, universalità e diritto alla salute

 “Il DDL delega approvato martedì dal Consiglio dei ministri è l’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione dai fallimenti del Governo. Si riorganizza ciò che già funziona e si lasciano indietro gli interventi necessari su territorio e personale”.

È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi.

La dirigente sindacale sottolinea infatti che con il provvedimento varato dal Cdm “si tenta di ridisegnare l’architettura ospedaliera portando ciò che già funziona sotto la responsabilità del ministero, inventando gli ospedali di terzo livello, mentre si abbandonano alle Regioni, definanziandoli, gli ospedali di primo e secondo livello e l’assistenza territoriale con i presidi sanitari di prossimità previsti dal PNRR, dalle Case della Comunità agli Ospedali di Comunità, ancora in alto mare, bloccati da ritardi sempre più insormontabili. Oggi – aggiunge – si comprende meglio il disinteresse del Ministro al DM 77/2022, che doveva essere la svolta storica per riportare la salute di prossimità tra le persone, investendo sul territorio e non solo sugli ospedali”.

Per la Confederazione il provvedimento evidenzia “diverse criticità”. “Si parla di modelli organizzativi integrati – spiega Barbaresi – ma nulla si dice su come fermare la fuga dei professionisti dal pubblico, come valorizzare il personale anche attraverso salari adeguati e come stabilizzare i precari. Inoltre – continua – l’introduzione degli ospedali di terzo livello, compresi quelli riconducibili a fondazioni, associazioni o altri enti privati, anche a carattere religioso, che operino esclusivamente senza scopo di lucro, ovvero a enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, drenerà ulteriormente risorse dal sistema pubblico verso il privato frammentando il diritto alla salute, aumentando le differenze territoriali già evidenti nel nostro Paese, e creando ancor più diseguaglianze per le fasce più fragili della popolazione”.

La segretaria confederale sostiene che “è necessaria un’attenzione maggiore alla presa in carico della cronicità e della non autosufficienza. Non servono riorganizzazioni burocratiche ma risorse adeguate e strutturali per affrontare i bisogni crescenti di una popolazione che invecchia”. Inoltre, “la neutralità finanziaria prevista dall’articolo 3 condanna il SSN e in particolare l’assistenza territoriale, quella più prossima alle persone, a un ulteriore e sempre più probabile declino”.

“La vera risposta ai bisogni di salute deve partire dalla valorizzazione economica e professionale del personale, da stabilizzazioni e nuove assunzioni, dalla rimozione dei tetti di spesa e dal finanziamento del SSN in linea con gli altri Paesi europei più avanzati. Occorre poi disciplinare le esternalizzazioni selvagge e sono necessari un reale e immediato sviluppo dei servizi territoriali, il rafforzamento del ruolo dei distretti socio-sanitari e solide politiche in favore delle persone anziane e non autosufficienti. Senza queste premesse, assenti nella cultura del Governo più incline a finanziare strutture private – conclude Barbaresi – il DDL approvato servirà solo a peggiorare le già difficili condizioni della rete di prossimità, aumenterà le liste d’attesa e minerà in profondità i principi di uguaglianza, universalità e equità del nostro Ssn”.

14 Gennaio 2026

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