Sanità a rischio crack. Quici (Cimo-Fesmed): “Servono più risorse, ma anche una riforma del fondo sanitario nazionale”

Sanità a rischio crack. Quici (Cimo-Fesmed): “Servono più risorse, ma anche una riforma del fondo sanitario nazionale”

Sanità a rischio crack. Quici (Cimo-Fesmed): “Servono più risorse, ma anche una riforma del fondo sanitario nazionale”
“Senza un intervento sulla composizione del fondo sanitario nazionale il finanziamento non sarà mai sufficiente” sottolinea il Presidente del sindacato dei medici commentando l’allarme lanciato dalle Regioni

“Senza maggiori risorse la sanità pubblica rischia il fallimento. Questa volta non è un sindacato a lanciare l’allarme, ma le Regioni in un documento drammatico presentato al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e pubblicato sui giornali”.

A richiamare l’attenzione sull’annoso problema risorse che mette a rischio la sostenibilità del Ssn è la Cimo-Fesmed.

“Sono anni che sosteniamo la necessità di aumentare i finanziamenti da destinare alla sanità, se si intende mantenere il Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico – commenta Guido Quici, Presidente della Federazione Cimo-Fesmed – Sono anni che chiediamo onestà nei confronti dei cittadini, se si intende privatizzarlo. Sono anni che proponiamo inascoltati quelle stesse misure che ora le Regioni reputano necessarie per salvare il salvabile. Non possiamo, allora, che condividere le richieste delle Regioni, soprattutto per quel che riguarda il tetto di spesa sul personale e la defiscalizzazione del salario accessorio. Considerando la marginalità dell’incremento economico previsto dal Ccnl 2019-2021 per il quale sono in corso le trattative, è essenziale trovare risorse aggiuntive per valorizzare il personale. Così come è necessario applicare nelle Aziende i contratti conclusi a livello nazionale, cosa che invece in 8 casi su 10 non avviene, impedendo al personale la progressione di carriera”.

“Riteniamo tuttavia – specifica il Presidente Cimo-Fesmed – che senza un intervento sul fondo sanitario nazionale il finanziamento non sarà mai sufficiente. L’attuale fondo indistinto, che finanzia tanto l’acquisto di una siringa quanto il rinnovo dei contratti del personale, porta infatti Regioni e Aziende ad utilizzare le risorse non sempre in modo appropriato”.

“Basti pensare – aggiunge Quici – che tra il 2010 ed il 2020 l’accantonamento dell’esercizio è aumentato del 451%, o che solo nel 2020 i residui dei fondi ammontavano ad oltre 355 milioni, a causa della mancata attuazione dei contratti aziendali. O, ancora, che i costi per “beni e servizi” (in cui ad esempio rientrano i medici a gettone) sono aumentati a dismisura, mentre le voci che riguardano il personale sono bloccate, a causa del tetto sul costo del personale. È essenziale, allora, investire di più nel Ssn; ma è altrettanto fondamentale spendere le risorse a disposizione in modo appropriato”.

09 Marzo 2023

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