Tecnico di radiologia “ucciso” (vent’anni fa) dal troppo lavoro. Per la Federazione Nazionale: “La situazione non è migliorata”

Tecnico di radiologia “ucciso” (vent’anni fa) dal troppo lavoro. Per la Federazione Nazionale: “La situazione non è migliorata”

Tecnico di radiologia “ucciso” (vent’anni fa) dal troppo lavoro. Per la Federazione Nazionale: “La situazione non è migliorata”
Di lavoro si può morire. Lo ha confermato la Corte Suprema di Cassazione condannando l'Azienda sanitaria provinciale a risarcire i parenti di un tecnico di radiologia morto “a causa dei volumi di attività e dei turni ai quali fu sottoposto”. Era il 1998. Dopo 20 anni, per la Federazione nazionale dei Collegi professionali dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, la situazione non è affatto migliorata. Ecco le proposte.

Il troppo lavoro può uccidere. È accaduto ad Enna, nel 1998. Quell’anno un tecnico di radiologia ha perso la vita, ma soltanto oggi una sentenza di tribunale ne ha stabilito le cause. L'Azienda sanitaria provinciale della stessa città è stata condannata, dalla Corte Suprema di Cassazione, a risarcire i parenti del lavoratore morto “a causa dei volumi di attività e dei turni ai quali fu sottoposto”.


La Federazione nazionale dei Collegi professionali dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica auspica “che questo dramma familiare e professionale possa trasformarsi in una preziosa occasione per migliorare le condizioni di lavoro, di tutti, non solo dei tecnici di radiologia”.
 

“Anche la recente sentenza – continua la Federazione – ci riporta ad alcuni elementi strutturali che caratterizzano in negativo il nostro sistema sanitario, sui quali riflettere e costruire qualcosa di nuovo, nell'interesse generale. Innanzitutto l'approccio quantitativo che, soprattutto in alcune aree, tra le quali la radiologia, da troppo tempo ha l'obiettivo di fare tanto e il più rapidamente possibile, trascurando le valutazioni sulla qualità, sulla sicurezza e, soprattutto, sulla reale utilità di quel che viene fatto”.
 

Il secondo punto analizzato dalla Federazione nazionale dei Collegi professionali dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica riguarda il mancato investimento nelle risorse umane, “in un sistema, quello sanitario – spiega – per il quale tutti concordano nel riconoscere la centralità degli operatori”.
“Negli ultimi anni – continua la Federazione – tale scelta politica ha determinato una situazione grave, per certi aspetti tragica: gli operatori attivi hanno un'età media superiore ai 50 anni, e su di loro pesa tutto il carico derivante dal predetto approccio quantitativo e dalla crescente complessità dei bisogni di salute, delle tecnologie e delle attività sanitarie; per contro, i più giovani, quelli più freschi di formazione e che si presume essere più disponibili e motivati, restano esclusi dal mondo del lavoro o vi entrano in modo saltuario e precari”.

Terzo aspetto evidenziato dalla Federazione è quello delle responsabilità gestionali di coloro che ne hanno le funzioni. “Su questioni come quella posta dal caso di Enna – aggiunge – la responsabilità non è e non può essere solo dei vertici strategici, ma anche dei Direttori di Dipartimento e di Struttura complessa/Unità operativa, nonché dei Coordinatori”.
 
Ma la situazione non cambia: “a distanza di quasi 20 anni dal fatto oggetto della sentenza – dice la Federazione – i tecnici di radiologia continuano a dover far fronte a volumi di attività in costante crescita, ad accumulare giorni di ferie non godute, a fare straordinari e reperibilità anche laddove il numero delle chiamate e degli esami fatti giustificherebbe una guardia attiva”.
 

Per superare le tre criticità la Federazione propone “un'alleanza valoriale e culturale a favore dell’appropriatezza, della qualità e della sicurezza del lavoro e le prime azioni da intraprendere, tutti insieme – politica, Legislatore, Governo, Regioni, Magistratura, organizzazioni sindacali, rappresentanze professionali, società civile – dovrebbero essere: la valutazione obiettiva e oggettiva di quel che si fa, per migliorarlo o sostituirlo con modalità di maggior value e – conclude – l'assunzione a tempo indeterminato di quei professionisti che, definendone annualmente il fabbisogno, lo Stato e le Regioni hanno nel tempo ritenuto necessari per il buon andamento del sistema sanitari”.
 

20 Giugno 2017

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