Test genetici? In Italia un uso inappropriato

Test genetici? In Italia un uso inappropriato

Test genetici? In Italia un uso inappropriato
Nel nostro Paese c’è un utilizzo non appropriato dei test genetici predittivi. A lanciare l’allarme sono i medici igienisti della Siti, la società italiana di igiene e medicina preventiva. Ladisponibilità dei test, denunciano in uno studio presentato al 44° congresso nazionale della società,sembra, infatti, essere guidata più dalla fattibilità tecnica e dal potenziale commerciale che dalla medicina basata

Test genetici predittivi da “manipolare” con cura. Per i camici bianchi della Sitila messa a disposizione di questi test genetici – che consentono di rilevare la presenza di un genotipo mutato che pone l’individuo a un rischio più elevato di sviluppare in futuro una malattia – dovrebbe essere basata sulle raccomandazioni professionali basate sull’evidenza empirica. Cosa che non avviene affatto. Anzi, la disponibilità di questi test sembra essere guidata più dalla “fattibilità tecnica e dal potenziale commerciale piuttosto”. Per questo i medici reclamano una valutazione rigorosa, una formazione specifica degli operatori sanitari e l’individuazione di modelli organizzativi efficaci di offerta.. “Dopo lo sviluppo e la validazione di un nuovo test genetico . ha spiegato Paolo Villari del Dipartimento di sanità pubblica e malattie infettive dell’Università La Sapienza di Roma – dovrebbe essere esplorato accuratamente il contesto in cui il test viene utilizzato, ovvero dovrebbe essere valutata la prevalenza della patologia e della mutazione;l’accuratezza del test genetico nell’identificare la presenza della mutazione; l’associazione tra il genotipo e il fenotipo clinico; la disponibilità e l’efficacia degli interventi atti a prevenire la malattia; i costi associati allo screening, al follow-up e ai trattamenti preventivi. Le raccomandazioni professionali dovrebbero, pertanto, essere basate su queste analisi, includendo la formulazione di linee-guida per la pratica, e solo in seguito i test dovrebbero essere resi disponibili per i medici e i professionisti della sanità pubblica”.
Invece gli scenari attuali raccontano che in Italia, così come negli altri Paesi sviluppati, la disponibilità di questi test sembra essere guidata più dalla “fattibilità tecnica e dal potenziale commerciale che dalla medicina basata sull’evidenza”. Insomma, aggiunge Villari: “Spesso i test genetici sono passati direttamente dallo sviluppo e dalla validazione preliminare alla pratica, senza approfondire le conoscenze riguardanti le implicazioni di salute pubblica, economiche, e psicosociali dei test stessi”.
Tirando le somme, esistono diverse evidenze che dimostrano un utilizzo non appropriato dei test genetici. Ecco perché occorre una formazione ad hoc. E sono gli stesso medici a chiedere specifici corsi post-laurea.
Da un’indagine presentata al Congresso Siti, emerge, infatti, che se una percentuale elevata di medici igienisti conosce la definizione di test genetico predittivo, le conoscenze risultano meno elevate quando si affrontano argomenti specifici quali la validità analitica, la validità clinica e l’utilità clinica. Soltanto il 46,2% è a conoscenza della presenza di linee guida sull’utilizzo di alcuni test genetici predittivi. Il %0% è d’accordo sull’utilizzo dei principi di efficacia e di costo-efficacia per l’introduzione dei test genetici predittivi nella pratica clinica e di sanità pubblica, mentre la quasi totalità dei rispondenti sostiene la necessità di linee-guida basate sull’evidenza scientifica. Quasi tutti ritengono utili i test genetici per la prevenzione delle malattie se inseriti in strategie che tengono conto anche degli altri interventi sanitari disponibili. Infine la maggior parte dei medici igienisti (76,4%) giudica insufficienti le proprie conoscenze e il 75,6% ritiene importante migliorarle anche attraverso specifici corsi post-laurea.

05 Ottobre 2010

© Riproduzione riservata

Università, per il 2026-2027 previsti 84.196 posti per le professioni sanitarie e i corsi di area medica: cresce Medicina, cala Infermieristica
Università, per il 2026-2027 previsti 84.196 posti per le professioni sanitarie e i corsi di area medica: cresce Medicina, cala Infermieristica

In tutto 84.196 posti (+1.452 rispetto al fabbisogno di 82.744 dell’anno passato) suddivisi in sei diverse aree. Questi i numeri del fabbisogno dei laureati magistrali a ciclo unico Medicina, Veterinaria...

Medici specialisti, Regioni chiedono di formarne 14.631 nel 2025/2026. Priorità ad anestesia, emergenza-urgenza e medicina interna
Medici specialisti, Regioni chiedono di formarne 14.631 nel 2025/2026. Priorità ad anestesia, emergenza-urgenza e medicina interna

Sono 14.631 i medici specialisti che, secondo la nuova valutazione delle Regioni e delle Province autonome, dovranno essere formati nell’anno accademico 2025/2026. Un numero leggermente superiore rispetto alle 14.575 unità...

Dopo il furto di 80 fiale è allarme Fentanyl: il corso ECM per saperne di più
Dopo il furto di 80 fiale è allarme Fentanyl: il corso ECM per saperne di più

Il furto di 80 fiale di Fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma ha riacceso l’attenzione sull’uso improprio di questa sostanza fuori dai contesti sanitari appropriati. Il Fentanyl è un...

Pharma, il brand plan non basta più: ora il vero vantaggio competitivo è l’orchestrazione
Pharma, il brand plan non basta più: ora il vero vantaggio competitivo è l’orchestrazione

Nel pharma molti brand plan sembrano solidi. Sono ricchi di attività, canali, contenuti, eventi, campagne digitali, materiali per la field force, survey, newsletter, webinar, touchpoint congressuali e asset omnicanale. Il...