Vaccini Covid. Fnomceo: “Medico deve essere presente in farmacia. Governo cambi il decreto Sostegni”

Vaccini Covid. Fnomceo: “Medico deve essere presente in farmacia. Governo cambi il decreto Sostegni”

Vaccini Covid. Fnomceo: “Medico deve essere presente in farmacia. Governo cambi il decreto Sostegni”
La Federazione degli Ordini di medici e odontoiatri non condivide quanto stabilito dal decreto "Sostegni" che ha cancellato la precedente norma della legge di Bilancio che stabiliva che le vaccinazioni in farmacia avvenissero sotto la supervisione del medico. E chiede al Governo di ripensarci.

“La giusta esigenza di accelerare e ampliare la campagna di vaccinazione non può andare a discapito della sicurezza”, così oggi la Fnomceo a 48 ore dall’approvazione del decreto Sostegni che ha cancellato la precedente norma (prevista nella legge di Bilancio) che aprendo alle vaccinazioni in farmacia stabiliva vi dovesse essere comunque la supervisione del medico.
 
“Comprendiamo e condividiamo la necessità da parte del Governo di aumentare i punti di somministrazione dei vaccini, nel momento in cui finalmente dovessimo disporne in quantità sufficienti – afferma il Presidente, Filippo Anelli-. In questo senso, e per la sola durata della fase emergenziale, può essere prevista la somministrazione dei vaccini anti-Covid nelle farmacie. Somministrazione che andrebbe anzi estesa alle parafarmacie, in particolare quelle presenti nei centri commerciali, ove affluisce un gran numero di cittadini”.
 
“Imprescindibile resta, però, il tema della sicurezza. Il vaccino – sotolinea Anelli – è un farmaco e deve essere somministrato, così come prevedono le agenzie regolatorie, solo previa prescrizione del medico, ossia dopo la valutazione anamnestica e clinica. Sempre cioè sotto la supervisione, in presenza, di un medico, che possa raccogliere il consenso informato, valutare lo stato di salute del paziente e gestire in maniera pronta eventuali effetti collaterali. Questo prevede l’Agenzia italiana del Farmaco, che espressamente raccomanda in caso di somministrazione del vaccino “assistenza medica urgente se si manifestano sintomi di grave reazione allergica””.
 
“In questo momento emergenziale è necessario il contributo di tutti per uscire dalla crisi, nel rispetto delle specifiche competenze che appartengono alle singole professioni – spiega il Presidente della Fnomceo -. È per questo che tutti i 450000 medici e odontoiatri sono scesi in campo, rispondendo alla chiamata deontologica di tutelare i cittadini: a infoltire l’esercito dei medici dipendenti e dei colleghi arruolati come vaccinatori sono arrivati ora 164800 tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, odontoiatri, medici specializzandi, medici volontari”.
 
“Accogliamo, quindi, con favore l’individuazione di nuove sedi vaccinali e il coinvolgimento di tutti i professionisti, dei farmacisti e degli infermieri, in una sinergia di competenze peculiari e specifiche – continua -. Anzi, riteniamo che, alle 19000 farmacie territoriali, vadano affiancate le parafarmacie, e in particolare quelle dei centri commerciali, facilmente accessibili e con spazi esterni adeguati a ospitare, in sicurezza, grandi quantità di persone. Questo anche per coinvolgere tutti i 70mila farmacisti di comunità, senza preclusioni”.
 
“Riteniamo, tuttavia, che occorra un modello organizzativo unitario a livello nazionale, in grado di coordinare tutti i professionisti che hanno offerto la loro disponibilità, garantendo, nel contempo, la sicurezza delle cure – aggiunge Anelli -. Questo per garantire i diritti, sanciti dalla Legge e dalla Costituzione, dei cittadini: quello all’autodeterminazione, da erogarsi attraverso il consenso informato, che la Legge 219/2017 definisce come atto “nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico”. E quello, costituzionalmente protetto, alla tutela della salute”.
 
“Per questo in tutte le sedi vaccinali, e quindi anche nelle farmacie e nelle parafarmacie, la sicurezza della prestazione dovrà essere una certezza – conclude Anelli -. Sicurezza che, come sancito anche dalle autorità regolatorie all’atto dell’immissione in commercio dei preparati e dal Ministero della Salute, passa attraverso diversi step, che, tutti, richiedono la presenza del medico: l’anamnesi, la valutazione dello stato di salute del paziente e l’eleggibilità alla vaccinazione, l’eventuale scelta della tipologia di vaccino in concomitanza di condizioni particolari, e, non ultime, la prevenzione e la gestione di possibili, seppur rari, eventi avversi di varia gravità, anche attraverso la pronta somministrazione dei farmaci adeguati”.
 
“Solo il medico possiede, per formazione e per legge, le competenze necessarie per questi interventi e per decidere propedeuticamente quali pazienti debbano essere vaccinati in ambiente protetto, e cioè in ospedale o negli hub vaccinali. Pertanto, al fine di contemperare la giusta esigenza di accelerare e di rendere capillare sul territorio la campagna di vaccinazione, chiave risolutiva per uscire dalla pandemia, con l’ineludibile dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e delle cure, invitiamo a un’attenta valutazione e riesame delle modalità di attuazione del D.L. sostegni”, conclude Anelli.

21 Marzo 2021

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