Veterinaria. Anmvi all’Enpa: di ambulatori ce ne sono fin troppi. Sono altre le carenze

Veterinaria. Anmvi all’Enpa: di ambulatori ce ne sono fin troppi. Sono altre le carenze

Veterinaria. Anmvi all’Enpa: di ambulatori ce ne sono fin troppi. Sono altre le carenze
“La solidarietà degli italiani sensibili agli animali non va sprecata nella costruzione di nuovi ambulatori veterinari che in Italia sono già in sovrannumero. Le carenze sono altre”. È questo il messaggio dell’Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) all’Enpa (Ente nazionale protezione animali) che anche quest’anno si presenta nelle piazze italiane con la ‘Giornata degli animali’ e raccoglie contributi per la costruzione di nuovi ambulatori veterinari di primo soccorso.

“L’Anmvi – in una nota – fa notare che in Italia sono attive circa 6.700 strutture veterinarie capillarmente ubicate su tutto il territorio nazionale e che le strutture aperte 24 ore, o con reperibilità 24 ore, sono già presenti in numero adeguato ad affrontare le emergenze veterinarie”.
Per i medici veterinari, quindi “a scarseggiare sono semmai le risorse per il soccorso degli animali senza proprietario, per i quali Asl e Comuni troppo spesso si palleggiano la responsabilità della spesa, senza dotarsi di risorse certe per rifondere il medico veterinario libero professionista che ha prestato le cure salvavita. In proposito l’Anmvi manifesta ad Enpa piena disponibilità alla collaborazione”.
È opinione dell’Anmvi che – a seguito dell’introduzione dell’obbligo di soccorso stradale nel nuovo Codice della Strada – tardi anche ad arrivare il completamento normativo che dovrà consentire l’impiego di mezzi per il trasporto dell’animale incidentato.
“La medicina veterinaria d’urgenza – spiega la nota Anmvi – è una branca specialistica che richiede, oltre ad una costante attività di aggiornamento veterinario, una dotazione tecnologica e strutturale adeguata”.
“Allo stato – conclude il comunicato – si fa ancora troppa confusione fra il primo soccorso e il pronto soccorso. Mentre la prima attività deve essere intesa come un’attività di primo intervento, possibile se non indispensabile in alcune situazioni anche da parte di chi ha provocato l’incidente (cfr. Linee guida di primo intervento diffuse dall’Anmvi in collaborazione con la Società di Medicina Veterinaria d’Urgenza), la stabilizzazione del paziente incidentato non può che essere svolta da una struttura medico veterinaria autorizzata, in grado di riferire – eventualmente – l’animale ad altra struttura specialistica in caso di necessità”.

03 Ottobre 2011

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