La veterinaria del Servizio sanitario nazionale sta vivendo una trasformazione ormai evidente. I dati del Conto annuale 2024 della Ragioneria Generale dello Stato fotografano una progressiva e costante femminilizzazione della professione, in linea con quanto già osservato nell’insieme della dirigenza sanitaria pubblica, dove le donne rappresentano il 57,2% del totale.
A sottolinearlo il Coordinamento Donne della Società Italiana Veterinari Medicina Pubblica (SIVeMP), che ricorda come nel settore veterinario del SSN i dirigenti sono oggi 5.253 e di questi 2.216 sono donne, pari a oltre il 42% del totale. Un dato significativo, che racconta un cambiamento strutturale destinato a incidere sempre di più sull’organizzazione della sanità pubblica veterinaria.
Tra i nuovi ingressi le donne sono già maggioranza
Il segnale più forte arriva dalle nuove generazioni. Tra i veterinari con meno di cinque anni di servizio, le donne sono già la maggioranza: 1.267 contro 981 uomini. Il dato conferma il ricambio generazionale in corso e mostra come il futuro della veterinaria pubblica sarà sempre più caratterizzato dalla presenza femminile.
Coerentemente con questa dinamica, l’anzianità media di servizio delle donne è oggi pari a 9,93 anni, contro i 17,88 anni degli uomini. Una differenza che evidenzia come l’ingresso massiccio delle professioniste nella dirigenza veterinaria sia un fenomeno relativamente recente.
Incarichi di responsabilità, un equilibrio ancora in evoluzione
La distribuzione degli incarichi mostra un quadro ancora in fase di allineamento. Nelle Direzioni di Struttura Complessa le donne sono 51 su 311, pari al 16,4%. Nelle Strutture Semplici sono invece 171 su 556, pari al 30,8%.
Percentuali ancora distanti dalla presenza femminile complessiva nella professione, ma destinate presumibilmente a crescere nei prossimi anni, mano a mano che le professioniste entrate più di recente nel Servizio sanitario nazionale matureranno l’anzianità necessaria per accedere ai ruoli di maggiore responsabilità.
Questi numeri non descrivono soltanto una disuguaglianza, ma anche una fase di transizione. Per molti anni la professione veterinaria è stata prevalentemente maschile. Oggi il quadro è cambiato in modo radicale e l’ingresso di giovani professioniste è destinato a modificare progressivamente anche la composizione della dirigenza.
Valorizzare competenze e percorsi di leadership
La crescita della presenza femminile nella veterinaria pubblica impone una riflessione sulle politiche di sviluppo professionale.
Accompagnare questa trasformazione significa investire nella valorizzazione delle competenze, nella formazione manageriale, nei percorsi di leadership e in strumenti capaci di sostenere la crescita professionale delle donne all’interno delle organizzazioni sanitarie. L’obiettivo è evitare che competenze e talenti vengano dispersi e garantire che l’accesso agli incarichi avvenga sulla base del merito, delle capacità e delle pari opportunità.
Welfare aziendale, genitorialità e organizzazione del lavoro
La femminilizzazione della professione veterinaria richiama anche il tema dell’organizzazione del lavoro e del welfare aziendale.
La società porta ancora con sé un modello culturale nel quale gran parte delle responsabilità di cura familiare continua a gravare prevalentemente sulle donne. Si tratta però di un equilibrio in cambiamento, che richiede risposte nuove e politiche più moderne. Per questo appare sempre più importante orientare il welfare aziendale verso il sostegno alla genitorialità e alla famiglia, evitando che la conciliazione tra lavoro e vita privata venga considerata una questione esclusivamente femminile.
La conciliazione riguarda entrambi i genitori
La conciliazione tra attività professionale e vita familiare rappresenta un valore che riguarda entrambi i genitori. Politiche di sostegno alla famiglia, strumenti organizzativi flessibili e misure orientate al benessere delle persone possono contribuire a migliorare la qualità del lavoro, rafforzare il senso di appartenenza e rendere il Servizio sanitario nazionale più attrattivo per le migliori professionalità.
In questo senso, il welfare non è solo una misura di supporto individuale, ma un investimento sulla qualità dell’organizzazione e sulla capacità del sistema di valorizzare tutte le competenze disponibili.