19 professioni: un patrimonio di competenze per la cura

19 professioni: un patrimonio di competenze per la cura

19 professioni: un patrimonio di competenze per la cura

Gentile direttore, ci sono donne e uomini che ogni giorno servono i cittadini in silenzio, dall’infanzia alla terza età, senza clamore, ma con una responsabilità enorme sulle spalle

Gentile direttore,
ci sono donne e uomini che ogni giorno servono i cittadini in silenzio, dall’infanzia alla terza età, senza clamore, ma con una responsabilità enorme sulle spalle. Operano in ogni ambito della cura: dalla diagnostica radiologica a quella di laboratorio, dalla neurofisiopatologia ai disturbi dell’alimentazione. 

Alcuni di questi professionisti tengono in vita un corpo umano con una macchina mentre il cuore viene fermato. Trattengono il respiro, sospesi tra la vita e la morte durante l’intervento, con la speranza che il cuore riparta. Uno stress psicologico profondo, quotidiano, spesso invisibile, che pochi riconoscono davvero.

E poi c’è il contributo dei professionisti della prevenzione e della riabilitazione: il lavoro paziente e costante di chi previene le malattie e le cause di infortuni e di chi restituisce autonomia, dignità e qualità alla vita. Competenze che non nascono per caso, ma che vengono costruite con anni di studio universitario e rafforzate da una lunga esperienza sul campo.

Queste professionalità rappresentano un valore inestimabile e imprescindibile del nostro Servizio sanitario nazionale. Un valore che va riconosciuto, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale. In molti Paesi non esistono figure così specializzate e mirate: rappresentano una ricchezza tutta italiana, che non possiamo permetterci di perdere.

La scorsa settimana la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera alla legge delega del Governo per il riordino delle professioni sanitarie.

Una riforma che, tra le tante cose, in un’ottica di razionalizzazione delle risorse, ha l’obiettivo di ridurre la frammentazione del nostro Sistema sanitario. Una razionalizzazione che non deve tradursi però in una dispersione del patrimonio di competenze. Se non ben calibrata, la riforma per il riordino delle professioni potrebbe orientarsi verso una logica sottrattiva e redistributiva, erodendo competenze consolidate di alcune professioni a favore di altre. E noi questo vogliamo escluderlo categoricamente. 

Se il Servizio sanitario nazionale non riconosce, non sviluppa e non potenzia in modo adeguato il patrimonio che questi professionisti rappresentano, ogni riforma rischia di perdere efficacia e di allontanarsi dai reali bisogni dei cittadini.

Forse ce ne renderemo conto davvero solo quando saremo anziani e avremo bisogno di loro. Quando un nipote nascerà con un problema di salute. Quando un domani staremo male e avremo bisogno di essere curati. Nei momenti di fragilità, capiremo quanto le professioni di area sanitaria tecnica, della riabilitazione e della prevenzione siano fondamentali. E forse ci chiederemo perché non le abbiamo riconosciute prima, attribuendo loro il giusto valore.

Sin dalla prima ora, come Federazione nazionale, abbiamo dato la nostra disponibilità al Governo e al Parlamento per collaborare e arrivare insieme a una riforma che preservi e tenga conto delle specificità di tutte le figure sanitarie e sociosanitarie attualmente riconosciute dallo Stato italiano, nel rispetto delle loro competenze.

Entro la fine di quest’anno la riforma dovrà essere completata, pronta e operativa. Un nostro coinvolgimento diretto per i decreti attuativi, finalizzati a dare il giusto riconoscimento e un’adeguata valorizzazione per chi esercita le nostre professioni è quantomeno doveroso. Auspichiamo quindi che tale condivisione possa avvenire il prima possibile diventando parte attiva della costruzione di un servizio sanitario più efficiente, rinnovato, che sia davvero sostenibile, equo e davvero innovativo in ogni parte del Paese.

Diego Catania
Presidente della FNO TSRM e PSTRP 

12 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...