Addio a Paolo Cendon, il Maestro che ha dato un cuore al Diritto e dignità alla Fragilità

Addio a Paolo Cendon, il Maestro che ha dato un cuore al Diritto e dignità alla Fragilità

Addio a Paolo Cendon, il Maestro che ha dato un cuore al Diritto e dignità alla Fragilità

Gentile Direttore, le scrivo con il cuore colmo di commozione per condividere con i Suoi lettori un ricordo e una riflessione sulla scomparsa del Professor Paolo Cendon...

Gentile Direttore,

le scrivo con il cuore colmo di commozione per condividere con i Suoi lettori un ricordo e una riflessione sulla scomparsa del Professor Paolo Cendon. Oggi, per chi si occupa di diritti, di sanità e di sociale, il cielo della fragilità si è fatto improvvisamente più buio

Con Paolo Cendon perdiamo non solo il più grande civilista del nostro tempo, ma un uomo dall’umanità sconfinata che ha saputo trasformare il diritto in un atto d’amore e protezione. Dirgli addio significa congedarsi da colui che ha dato voce e dignità a chi non ne aveva, rivoluzionando il nostro modo di intendere la tutela delle persone vulnerabili.

Il mio legame con lui affonda le radici nel 1996. Ricordo ancora quel convegno a Perugia: avevo solo 25 anni ed ero intimidita dai “giganti” del diritto. Poi arrivò lui, con quella sua barba rossa, il sorriso contagioso e un modo di parlare travolgente che rendeva il diritto civile non una tecnica fredda, ma un racconto empatico. Davanti a un caffè all’aperto nacque un’intesa che ha segnato la mia vita professionale e umana. Paolo è stato il Maestro perfetto: capace di ascoltare, di stare vicino ai suoi giovani collaboratori e di far sentire anche un giovane laureato parte di una grande missione. Ha creato la famiglia dei “cendoniani”, uniti da un filo invisibile di valori condivisi.

Padre del danno esistenziale e dell’Amministrazione di Sostegno, Paolo ha dedicato ogni sua energia alla “causa” degli esclusi, seguendo l’eredità di Basaglia e portandola nelle aule di giustizia. Per lui, il diritto non doveva limitarsi a gestire patrimoni, ma doveva proteggere l’essenza stessa della vita. Amava dire: “L’idea è che l’ultimo chilometro appartiene alla vita, non alla morte, e che occorre poterlo utilizzare al meglio. Il diritto dovrebbe aiutarmi a fare la pace, mantenere le promesse, guardare i bambini che giocano… stare sempre dalla parte di chi ha paura, di chi non ce la fa”.

Queste parole risuonano oggi con una forza dirompente, specialmente in un momento in cui la sanità e il welfare sono chiamati a rimettere al centro la persona. Non riesco a immaginare un futuro convegno sulla terza età o sulla disabilità senza la sua presenza illuminante. Ma so che ogni volta che, come Garante, difenderemo un diritto calpestato o costruiremo un “progetto di vita” per una persona in difficoltà, Paolo Cendon sarà lì con noi.

Ci lascia in eredità una missione chiara: non smettere mai di guardare il mondo attraverso gli occhi dei più fragili e credere fermamente nel diritto alla felicità.

Grazie, Paolo, per aver reso il mondo del diritto un posto più umano. Il tuo viaggio continua attraverso le nostre mani e il nostro impegno quotidiano. A nome dell’Ufficio del Garante dei Diritti delle Persone Anziane di Roma Capitale, mi stringo con affetto alla meravigliosa famiglia di Paolo: ad Anita, Veronica, Aline e ai suoi amati nipoti.

Buon viaggio, Maestro.

Laila Perciballi

Garante dei Diritti delle Persone Anziane di Roma Capitale

26 Gennaio 2026

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