Aids: la pandemia ha complicato ulteriormente le cose

Aids: la pandemia ha complicato ulteriormente le cose

Aids: la pandemia ha complicato ulteriormente le cose

Gentile direttore,
oggi ricorre la giornata internazionale della lotta all’AIDS e alle Infezioni Sessualmente Trasmesse. La cura e la diagnosi delle IST si accompagnano ancora a pregiudizi e paure, purtroppo non solo da parte della popolazione generale, ma anche da parte degli operatori sanitari e di chi amministra risorse e mette in piedi i servizi sanitari. La pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione: i servizi, già provati da tagli al personale, blocco delle assunzioni e riduzione delle risorse, si sono visti sottrarre quel poco che rimaneva per l’emergenza Covid.

Gli ospedali specialistici sono stati improvvisamente sommersi dai casi Covid, che hanno a fatica mantenuto le cure per i pazienti già noti e presi in carico ma, di fatto, sono mancate tutte le energie economiche, di tempo, di formazione e professionalità destinate a prevenzione e alla diagnosi precoce di nuovi casi.

È nota in letteratura la difficoltà della popolazione generale ad accedere ai servizi dedicati alla salute sessuale, anche quando questi servizi garantiscono accesso diretto e facilitato. Da inizio pandemia in poi, da più parti, ci segnalano come l’accesso ai servizi di salute sessuale sia diventato una vera e propria corsa a ostacoli, in barba a tutte le acquisizioni scientifiche e lotte politiche degli ultimi decenni, orientate a una sempre maggiore attenzione a diagnosi precoce e campagne di prevenzione.

A Torino nel 2019 i “vecchi” centri dedicati alla salute sessuale sono stati centralizzati nel nuovo Centro Multidisciplinare per la Salute Sessuale – Ce.Mu.Ss. La solita retorica di efficienza delle risorse e di centralizzazione nasconde in realtà personale non più sufficiente a coprire le precedenti sedi. Un numero ridotto di medici specialisti (infettivologi, dermatologi e ginecologi) ma anche mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi, infermieri e altre figure professionali e volontarie per rispondere alle esigenze di salute di tutta la città di Torino e provincia.

La realtà che ci viene segnalata da diversi nostri pazienti e che anche alcuni di noi hanno sperimentato direttamente, sia come professionisti che accompagnano i propri pazienti nei percorsi di salute, sia come utenti del servizio, è che da quando esiste il Ce.Mu.Ss. le modalità di accesso sono meno inclusive, meno facile ottenere appuntamenti per screening (si passa attraverso una segreteria telefonica, la mail non è presente sul sito e il sito della regione piemonte dedicato ai centri di salute sessuale – perlasalutesessuale.it – non risulta ancora aggiornato).
 
L’arrivo della pandemia ha complicato ulteriormente le cose.  Durante il primo lockdown è stato praticamente impossibile ottenere appuntamenti, anche se con contatti a rischio o se sintomatici. è seguito, poi, un momento di relativa apertura: chiamando il servizio (o i vecchi servizi, seguendo le informazioni del sito regionale dedicato alla salute sessuale) si veniva indirizzati a una segreteria telefonica. Il messaggio invita a prendere appuntamento chiamando in una stretta fascia oraria giornaliera, poco compatibile con impegni di studio o lavoro. Abbiamo sperimentato e ci è stato segnalato da più parti che, anche nelle fasce orarie indicate e con le modalità indicate, è stato finora impossibile prendere appuntamento, trovando il telefono perennemente occupato o, secondo alcuni, staccato – e nelle altre fasce orarie il solito messaggio in segreteria.

Continuiamo a denunciare da anni l’attacco alla salute delle persone che passa dai tagli, dalla carenza cronica di spazi, risorse e personale formato. Si continua a lavorare in perenne emergenza, soprattutto nei campi di minore interesse politico e minore interesse per il privato / privato convenzionato (consultori, medicina delle dipendenze, medicina del benessere sessuale…). In questa visione miope ci si limita a tamponare i sintomi quando sono evidenti, ma c’è pochissimo spazio per diagnosi precoce e politiche sanitarie di prevenzione, ritenute forse poco remunerative o di scarso interesse sociale.

Ad esempio, in Italia siamo anni luce indietro rispetto al counseling per l’eventuale prescrizione del protocollo di terapia preventiva HIV PreP o di campagne vaccinali epatite.
Chiediamo che la situazione cambi, nel nostro territorio come in tutta Italia. I servizi di salute sessuale devono essere aperti, devono intercettare bisogni sanitari e psicosociali e devono lavorare non solo sulla cura dei sintomatici, ma anche sulla prevenzione e l’educazione sessuale.
 
 
Chi si cura di te? – Torino

01 Dicembre 2021

© Riproduzione riservata

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più
Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore,c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e...

La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi
La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi

Gentile Direttore,la doppia diagnosi rappresenta una delle sfide più complesse nell'ambito delle dipendenze patologiche. La coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un disturbo psichiatrico rende spesso...

Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici
Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici

Gentile Direttore,i dati pubblicati in questi giorni dalla Regione Emilia-Romagna fotografano una situazione che non può più essere ignorata. Non siamo di fronte a una professione privilegiata o ambita, come...

Lo scudo penale, la psichiatria e le tutele differenziate
Lo scudo penale, la psichiatria e le tutele differenziate

Gentile Direttore,un recente doloroso fatto di cronaca, durante il contenimento di una probabile situazione psichiatrica, ha visto l’applicazione del cosiddetto “scudo penale” per gli agenti di polizia e gli operatori...