Ancora da perfezionarsi il decreto sulle competenze degli osteopati

Ancora da perfezionarsi il decreto sulle competenze degli osteopati

Ancora da perfezionarsi il decreto sulle competenze degli osteopati

Gentile Direttore, per quanto lecito possa apparire prefigurare l’integrazione dell’Osteopatia nei Sistemi nazionali di cura ed educazione, giova un bagno di realtà sullo stato dell’arte della professione ai primi, incerti passi del suo riconoscimento.

Gentile Direttore,

Per quanto lecito possa apparire prefigurare l’integrazione dell’Osteopatia nei Sistemi nazionali di cura ed educazione, giova un bagno di realtà sullo stato dell’arte della professione ai primi, incerti passi del suo riconoscimento.

L’Osteopatia è fatta, ma non sappiamo ancora chi, come e quando potrà esercitarla legalmente. L’assenza di questo dato essenziale rende impraticabile qualitativamente e quantitativamente ogni pronostico di inquadramento degli osteopati nei rispettivi livelli sanitari di assistenza.

Attualmente, la Conferenza Stato-Regioni nel suo ruolo istituzionale di informazione, consultazione e raccordo ha approvato un testo che potrà essere recepito mediante Decreto del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della Salute. In virtù del medesimo Accordo, qualora impugnative non ostacolino l’applicazione del corrispondente Decreto come già accaduto per la legge istitutiva della stessa professione, migliaia di osteopati dovrebbero svolgere supplementi di formazione. Trattasi di frequenze ed esami in materie sanitarie di base anziché caratterizzanti, laddove l’esercizio delle manualità terapeutiche rappresenti il maggior rischio sanitario e attenga con maggiore rilevanza alle buone prassi dei nuovi professionisti. Alla sommarietà di queste procedure guarda la nostra Associazione, ben lungi dal cavalcare rassicuranti illusioni ma affrontando, passo dopo passo, i problemi e i sacrifici da affrontarsi per giungere all’obiettivo nel migliore dei modi.

Ancor più consideriamo quanto l’attuale possa configurarsi come tentativo di sanatoria indistinta a causa di persistenti lacune dell’Accordo circa la legalità delle formazioni pregresse, la sicurezza delle prestazioni assistenziali, l’efficacia terapeutica e la più congrua competenza interprofessionale sanitaria. Riteniamo che occorra fin d’ora preconizzare le mansioni specifiche degli osteopati esclusivamente nell’esclusivo riferimento alle procedure istituzionali a cui saranno deputati gli Organi terzi dello Stato di consulenza e garanzia. Ovvero che, come tutti gli altri ruoli sanitari, anche gli osteopati dovranno rispettare l’obbligo di motivare e implementare le proprie competenze affinché queste possano integrarsi negli ambiti della prevenzione sanitaria. Lo stesso dato per cui le Università triennali italiane propongano per i futuri operatori una formazione clinica ridotta circa della metà rispetto a quanto accade nel resto del mondo (cfr.: Rapporti O.M.S.) non pare affatto rassicurante circa le funzioni effettive a cui gli stessi potranno accedere.

Anziché elemosinare improbabili scorciatoie che rischino il pantano della contestabilità per i propri associati o la loro deriva massoterapica, la nostra Associazione propugna da sempre la dignità della professione come primo interesse degli osteopati. Per tale ragione, critica rispetto al testo dell’Accordo, essa sostiene strategie integrate di riconoscimento dell’esperienza e di compensazione culturale a sostegno dell’esercizio di qualità e a riconoscimento del Merito e della Legalità.

Luigi Ciullo, Presidente ADOE – Associazione Tecnico- Scientifica degli Osteopati Esclusivi (ADOE)

10 Febbraio 2026

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