Ancora fake news sul privato accreditato

Ancora fake news sul privato accreditato

Ancora fake news sul privato accreditato

GentileDirettore,
in merito all’articolo Ancora sulla questione pubblico/privato nel Ssn: problematiche e prospettive future, a firma di Roberto Polillo e Mara Tognetti, vien da dire che sarà sempre “ancora”.

Sarà sempre “ancora”, almeno sino a quando si continuerà ad alterare l’informazione, piegando forzatamente e goffamente dati e assunti con il solo fine di proporre conclusioni finalizzate a demonizzare, aprioristicamente, la componente di diritto privato del SSN.

Secondo i due autori, i dati relativi al numero delle strutture e alla percentuale dei posti letto accreditati dimostrerebbero una più bassa complessità delle prestazioni erogate dalla componente di diritto privato del SSN e come il “privato (abbia) di fatto giocato sempre una partita in cui si minimizzano i costi e si massimizzano i profitti”. Per quanto ci si possa sforzare di trovare un nesso tra premesse e conclusioni, il collegamento sfugge, anche, alle menti più fantasiose.

Forse perché se nell’articolo fossero stati riportati davvero i dati sulla complessità della casistica, le deduzioni sarebbero state opposte.

Nel 2020 (ultima valutazione disponibile), infatti, le strutture associate AIOP riportano un indice di case-mix superiore al valore di riferimento, mentre quelle di diritto pubblico registrano un risultato inferiore.

A beneficio di tutti i lettori, va evidenziato che il case-mix esprime il rapporto tra la complessità media della casistica trattata da un settore e la casistica media standard dell’intero sistema ospedaliero.

Non solo non risponde al vero che il privato accreditato seleziona le prestazioni meno complesse, ma è parallelamente falso che esso sceglie le più remunerative.

Un esempio lampante riguarda gli interventi chirurgici per tumori maligni (TM), rispetto ai quali la componente di diritto privato risponde a una importante percentuale della domanda di salute: il 27,5% di quelli per TM della mammella, il 39% per cancro dell’esofago, il 28% e il 29% per TM, rispettivamente, del polmone e del pancreas.

Cito, in proposito, i dati emersi dal Rapporto sulla Qualità degli Outcome clinici degli Ospedali italiani su dati PNE 2021, con il quale Agenas opera un “controllo e una valutazione dei risultati, un monitoraggio continuo della qualità delle attività” di tutte le strutture del SSN.

A proposito di “una crescita senza adeguati controlli e valutazione dei risultati”…

Le prestazioni oncologiche sopra richiamate sono prestazioni remunerate sulla base di tariffe di riferimento datate, ferme al 2012, che – non tenendo conto delle innovazioni intervenute nella pratica clinica, degli sviluppi tecnologici (pensiamo alla robotica), nonché degli aumentati costi energetici – sono, paradossalmente, le meno “convenienti” per le strutture che le erogano.

Inoltre, quando si citano fonti istituzionali, quale l’Annuario statistico del Ministero della Salute, sarebbe opportuno riportare i dati contenuti nei documenti stessi, senza inventarne di nuovi.

Stupisce, innanzitutto, l’asserzione in merito all’assenza totale dell’ospedalità privata accreditata in Toscana ed Emilia-Romagna. Fornire ai lettori informazioni così distorsive della realtà è da ritenersi quantomeno intellettualmente censurabile. In entrambe le Regioni, infatti, sono notoriamente presenti decine di strutture di diritto privato del SSN, impegnate in discipline di elevata complessità assistenziale e alta specialità chirurgica quali ortopedia, oncologia, cardiochirurgia e neurochirurgia, oltre che in altre molteplici specialità di ordine medico e chirurgico

E “ancora”, quando si riportano i dati corretti, sarebbe apprezzabile fornirne una lettura onesta.

Verosimilmente, sfugge ai due autori che nel Rapporto ministeriale sono considerate come di diritto privato le sole “case di cura” e, pertanto, la componente accreditata rappresenta una quota maggiore dell’assistenza ospedaliera rispetto a quella riportata.

È conseguentemente errata la stima dei posti letto ordinari “messi a disposizione”: non si tratta del 20,5%, ma di oltre il 30%.

Al di là degli errori grossolani, è assente – nella disamina in commento – una considerazione incontrovertibile: i posti letto accreditati non corrispondono e non possono corrispondere a quelli effettivamente utilizzati e utilizzabili, a causa dell’impossibilità per il privato accreditato di esprimere pienamente la propria potenzialità, per via della politica dei tetti di spesa.

Senza soluzione di continuità, poi, gli autori passano dal concetto di privato quale natura giuridica di alcune strutture del SSN a quello di privato quale patchwork nel quale sono confusi i piani della proprietà, quelli del finanziamento e quelli della gestione.

Addirittura le aziende ospedaliere, ovvero i più grandi ospedali pubblici italiani, sono rei di essere state contaminate dal germe della privatizzazione.

Mi corre, infine, l’obbligo di fare un appunto su quanto riportato in merito all’Allegato B del DM Concorrenza.

Se in esso, diversamente da quanto sostenuto dagli autori, non è contenuto alcun riferimento alla rete dell’emergenza-urgenza – in relazione alla quale ribadisco, ancora una volta, la disponibilità della nostra componente a dare tutto il contributo possibile – è, invece, disciplinata una selezione comparativa, che coinvolge esclusivamente le strutture private accreditate.

A proposito di “vantaggi”…

Barbara Cittadini
Presidente Nazionale AIOP

16 Novembre 2023

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