Ancora una volta un attacco al corpo delle donne

Ancora una volta un attacco al corpo delle donne

Ancora una volta un attacco al corpo delle donne

Gentile Direttore,
ancora una volta un attacco al corpo delle donne e alla tutela della loro salute. Si vorrebbe tornare agli anni in cui le donne morivano per “aborto insicuro”, quello che, nei paesi dove non c’è una legge, ancora oggi succede costituendo una delle principali cause di morte materna.
 
La nostra Costituzione garantisce la tutela della salute delle donne e degli uomini, e quindi in realtà parlare di eliminare i costi legati all’Interruzione Volontaria di Gravidanza vuole dire fare affermazioni che vanno contro a queste che sono basilari acquisizioni della nostra comunità civile.
 
Stupisce che a farlo sia un Professore di economia dell'Università di Firenze,  Benedetto Rocchi, che dovrebbe intendersi di economia e che pare invece poco informato sulle questioni sanitarie come si deduce da quanto dichiarato che nel corso di un convegno organizzato da Scienza e Vita: non si ricorda infatti che dalla introduzione della legge 194 gli aborti volontari sono calati del 66.1% (dal 1982 al 2018), senza peraltro menzionare la grande crescita del ricorso all’aborto medico che, specie se effettuato in setting ambulatoriale ha un costo dimezzato rispetto a quello chirurgico.
 
Dispiace che si confondano ancora una volta ideologia e contenuti.
 
Si rimane ulteriormente amareggiati per il fatto che sia poi una donna a chiedere la sospensione di una legge di diritto che tutela l’autodeterminazione delle donne.
 
Come Associazione dei Ginecologi Territoriali e come medici delle donne sappiamo che la loro salute non ha prezzo e che, se si vuole tagliare sui costi, si deve guardare altrove, magari ad alcune inappropriatezze prescrittive, tanto per fare un esempio.
 
Sappiamo che la salute delle donne rappresenta una misura della salute di un Paese.
 
E sappiamo anche che le donne hanno pagato un prezzo altissimo nel corso della pandemia, perdendo il 90% del milione di posti di lavoro che sono andati perduti (e la ricaduta sul PIL si sa che non è irrilevante se vogliamo parlare di cifre), andando incontro ai femminicidi che, unici tra i delitti contro la persona, si sono mantenuti invariati e anzi sono aumentati.
 
Ora le si vorrebbero anche incolpare del decremento demografico: durante la pandemia non sono aumentati gli aborti, ma la riduzione delle nascite cui si assiste da anni, (che non si deve certo solo alle decisioni delle donne), ha molto a che vedere con le incertezze economiche, le perdite di posti di lavoro e la mancanza di supporti sociali per le famiglie e le donne.
 
Di tutto questo crediamo ci si dovrebbe occupare per contrastare il decremento demografico, e chiedere scusa di avere anche solo pensato di poter risolvere il problema riducendo le tutele per la salute delle donne che tanta importanza hanno per la nostra Società.
 
Valeria Dubini
Presidente Agite (Associazione ginecologi territoriali)
 

28 Maggio 2021

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