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Perché ignoriamo i suicidi?

di Fulvia Signani e Cristian Romaniello

24 MAR - Gentile Direttore,
a gennaio OMS affermava “la pandemia globale COVID-19 ha il potenziale di minare la salute e il benessere di adolescenti e giovani adulti. Mentre l'impatto a lungo termine della pandemia sulla salute mentale dei giovani non è ancora stato compreso, le prove delle emergenze passate suggeriscono potenziali rischi elevati di ansia e depressione, trauma, autolesionismo e persino suicidio tra gli adolescenti”[1].
 
Il suicidio e i fenomeni ad esso collegati costituiscono un problema che sta attraversando tutta l’Europa e gran parte del Mondo esclusa l’Italia, dove contiamo circa 4.000 suicidi ogni anno (con un sommerso non rilevato), con gli uomini tre volte e mezzo più a rischio delle donne, per ragioni grandemente sconosciute[2]. In Italia l’ultima analisi dei dati completa risulta essere quella del 2017![3]
 
Gli esperti, preoccupati per la recrudescenza del fenomeno, rendicontano parte dei dati, ma restano ignorati delle Istituzioni:
- Uno studio su tre mesi (marzo - giugno 2021) ha contato 62 suicidi correlati, direttamente o indirettamente, al Coronarivus. (Fondazione Brf )[4].
 
- L’Ospedale Bambin Gesù di Roma: il tentativo di suicidio è la seconda causa di morte tra i 10 e i 25 anni (!!!); dall’esordio della pandemia al gennaio 2021 il 63% delle consulenze neuropsichiatriche ha riguardato ideazioni e tentativi di suicidio (a fronte del 36% nel 2019). L’aumento dei ricoveri per le stesse cause è passato dal 17% nel gennaio 2020 al 45% nel gennaio 2021; il PS dell’Ospedale registra almeno un ricovero al giorno per attività autolesionistiche e i posti letto sono stati occupati anche al 100% da vittime di tentato suicidio.[5]
 
- Il Servizio Prevenzione del Suicidio dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Roma ha evidenziato un aumento delle segnalazioni legate al suicidio del 50% tra i primi semestri del 2020 e del 2021[6].
 
- Nella prima metà del 2021 quasi 3000 persone si sono rivolte a Telefono Amico per ideazione suicidaria o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro. Quasi il triplo rispetto alle segnalazioni del periodo pre-pandemico[7].
 
- Nel 2020 il susseguirsi di suicidi tra gli operatori della Polizia penitenziaria[8] ha destato preoccupazione, mentre nel novembre 2018 la preoccupazione ha riguardato maggiormente le persone private della libertà: 53 detenuti e detenute si erano tolti la vita a partire dall’inizio dello stesso anno[9].
Paesi dichiarati a medio-basso rischio di suicidi, come l’Inghilterra, da anni e con efficacia hanno avviato importanti progetti di prevenzione, che nel nostro Paese non ci sono ancora.In Spagna, Paese culturalmente molto vicino a noi, i suicidi nel 2020 sono stati 3.941, la cifra più alta della storia spagnola, secondo l'Istituto Nazionale di Statistica – INE. Tra questi, 1.479 erano giovani e adolescenti[10]. Le istituzioni spagnole monitorano i dati annualmente attraverso l’INE, così da intervenire su ciò che si ritiene urgente, con un intervento delle Istituzioni, come d’abitudine per tutti i Paesi “avanzati”, salvo l’Italia.
 
Siamo di fronte a un’emergenza, che in Italia non vediamo, perché non la vogliamo vedere.
 
In questo quadro desolante le Istituzioni sono assenti. Servono strategie organiche, diffuse ed efficaci. La mobilitazione sul bonus psicologico è la chiara manifestazione di un bisogno sempre più diffuso e sentito ma non soddisfatto, e certamente non può essere l’unico mezzo di reazione dello Stato al malessere psicologico consistente e diffuso nella popolazione.
 
Recentemente è stata attivata nell’ambito della Consulta delle Società Scientifiche presso il CNOP una Task Force Nazionale sulla prevenzione del suicidio, che agisce nel più puro volontariato professionale e da noi coordinata.
 
Il nostro impegno è quello di favorire percorsi utili ad arrivare alla descrizione del fenomeno in tempo reale - pur consapevoli delle difficoltà - e suggerire le migliori pratiche attuate ormai in molti Paesi del mondo, nell’auspicio di contribuire a superare lo stigma sociale che accompagna il fenomeno suicidario, animati dall’ambizionedi favorire in tempi brevi la creazione di una efficace strategia nazionale di prevenzione del suicidio.
 
Prof.ssa Fulvia Signani
Docente Università di Ferrara
 
On. Cristian Romaniello
Parlamentare della Repubblica Italiana
 
Coordinatori della Task Force Nazionale “Prevenzione suicidio” presso la Consulta Nazionale delle Società Scientifiche di Psicologia

[7]https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2021/09/06/suicidi-richieste-di-aiuto-triplicate-con-la-pandemia_5ee2a18f-ac11-4867-a296-2dc207cd2925.html

[10]https://www.ine.es/dynt3/inebase/es/index.htm?padre=5453&capsel=5454


24 marzo 2022
© Riproduzione riservata

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