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Ancora oggi niente libera professione né indennità di esclusività per le professioni sanitarie

di Vincenzo Primerano

30 MAR - Gentile Direttore,
sono il presidente dell’Associazione Nazionale dei Professionisti Sanitari in Evoluzione (ANPSE), un’associazione senza fini di lucro il cui scopo è la tutela dei diritti e la promozione del progresso culturale e professionale delle 22 professioni definite dalla legge n. 251/2000. Negli ultimi vent’anni le professioni sanitarie sono andate incontro ad un rilevante ed innegabile sviluppo formativo e professionale.
 
Attualmente a questi professionisti spettano i medesimi oneri e doveri previsti per i dirigenti medici, veterinari, odontoiatri e sanitari (biologo, chimico, psicologo, fisici): obbligo al conseguimento di un titolo universitario (D.Lgs. n. 502/1992), all’acquisizione di un titolo abilitante all’esercizio della professione (legge n. 42/1999), all’iscrizione ai rispettivi albi e ordini professionali (leggi n. 43/2006 e n. 3/2018), piena autonomia e responsabilità professionale (legge n. 251/2000), medesima esposizione a rischi biologici, responsabilità sanitaria e relativo obbligo assicurativo (legge n. 24/2017) e, infine, lo stesso contributo, altrettanto essenziale, all’erogazione dei servizi utili a garantire il corretto funzionamento del Servizio sanitario nazionale.
 
Nonostante questo quadro legislativo e la concomitante evoluzione culturale, la normativa vigente prevede ancora una grave e anacronistica disparità di diritti e di trattamento per i professionisti sanitari che operano nel pubblico impiego:
• Per i sanitari dirigenti: la possibilità di scegliere tra un rapporto di lavoro non esclusivo, potendo svolgere la libera professione, oppure esclusivo (D.Lgs. n. 502/1992 modificato dal D.Lgs. n. 299/1999), percependo un trattamento economico aggiuntivo (indennità di esclusività) e mantenendo il diritto ad esercitare, al di fuori dall’orario di servizio, l'attività libero professionale nelle strutture sanitarie dell’Azienda di appartenenza (attività intramoenia o intramuraria);
 
• Per le 22 professioni sanitarie del comparto: sono vigenti sia il divieto a svolgere la libera professione sia l’obbligo di un rapporto di lavoro esclusivo con la Pubblica amministrazione, senza alcun riconoscimento economico finalizzato a compensare tale vincolo.
 
La recente pandemia ha ulteriormente acuito l’insoddisfazione e la frustrazione di questi professionisti che, nonostante un Ssn messo a dura prova dai tagli di bilancio degli ultimi lustri, hanno avuto un ruolo chiave nel tamponare l’impatto di un’emergenza senza precedenti. La narrativa degli “eroi” da premiare e ringraziare è però gradualmente sbiadita, finendo nel dimenticatoio, lasciando invece spazio ai freddi numeri e alle dinamiche contrattuali nei tavoli dell’Aran in cui, appare ormai chiaro, verrà firmato l’ennesimo contratto insoddisfacente e non in grado di valorizzare né tantomeno premiare questi professionisti per gli sforzi, i disagi e le difficoltà sostenute degli ultimi 24 mesi.
 
L’ennesima mancanza di risposte da parte della politica e dei sindacati ha quindi portato alla nascita di ANPSE. Il primo degli obiettivi dell’Associazione è quello di promuovere un’azione legale finalizzata a ottenere l’estensione alle professioni sanitarie del comparto sanità del diritto di scelta tra esercitare la libera professione o percepire un’indennità di esclusività. Gli avvocati coinvolti hanno già individuato le strategie legali in grado di ottenere tale risultato, mettendo la parola fine a una ormai inammissibile disparità di diritti tra i professionisti della sanità che appare in netto contrasto con quanto sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana.
 
A questo scopo l’associazione ha avviato la campagna associativa, che consentirà agli iscritti di aderire all’azione legale; i soldi raccolti con le quote associative serviranno, infatti, a coprire tutte le spese legali.
 
Parallelamente ANPSE promuoverà altre iniziative rivolte sia ai professionisti sanitari che lavorano nel settore pubblico sia a quelli del settore privato quali il diritto all’equo compenso, alla corresponsione di una retribuzione al pari degli standard europei e la proposta di percorsi culturali finalizzati al progresso di tutte le professioni sanitarie.

Dott. Vincenzo Primerano
Tecnico di Neurofisiopatologia
Presidente ANPSE


30 marzo 2022
© Riproduzione riservata

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