Per mettere il cittadino “al centro” bisogna dire sì a un contratto unico in sanità

Per mettere il cittadino “al centro” bisogna dire sì a un contratto unico in sanità

Per mettere il cittadino “al centro” bisogna dire sì a un contratto unico in sanità

Gentile Direttore,
ho letto l’intervento del dott Fabrizio Cardin che ha seguito il dibattito aperto sull’inappropriatezza delle prestazioni. Il problema è molto più ampio rispetto a quello descritto. Tutto parte dall’assioma: “il cittadino al centro del SSN” che ogni giorno che passa si sta rilevando purtroppo una grande bugia. Sappiamo bene infatti che invece al centro del SSN da molti anni esiste una organizzazione attorno alla quale il cittadino è costretto a ruotarle intorno e a volte viene avvertito addirittura come un “fastidio”. Se si volesse veramente il cittadino al centro del sistema, ci sarebbe intanto un unico contratto (che sia da dipendente o da convenzionato) per chi si occupa della sua salute.

Oggi esiste un contratto degli ospedalieri, uno per i mmg, uno per la specialistica ambulatoriale, uno per i pediatri di libera scelta e via dicendo…per non parlare delle strutture private-convenzionate in cui il pubblico rappresenta un “volano” per le attività private (vedi per esempio le terapie di riabilitazione). In questo “frazionamento” ogni sindacato si attiva per portare a casa il massimo per la propria categoria di appartenenza e lo stesso vale per il contratto con i poliambulatori e case di cura o ospedali accreditati (ricordo che la spesa del cittadino che si rivolge alla sanità privata è lievitata e che a Padova come i Veneto le multinazionali hanno acquistato tutti i poliambulatori privati). Non è detto però che quel massimo che ogni sindacato ottiene per la propria categoria, corrisponda al massimo dei servizi di salute per il cittadino.

Il Covid non ha insegnato nulla e il definanziamento del SSN continua imperterrito…possiamo girargli intorno quanto vogliamo, ma finché non si rende maggiormente attrattiva la professione medica, finché non si ferma la fuga dei medici dagli ospedali, finché non si attua una vera riforma che metta al centro la salute del cittadino, qualunque soluzione “tampone” è come pioggia sul vetro. Basta pensare che nel nostro centro HUB dell’ospedale-università di Padova, da almeno 30 anni i medici percepiscono uno stipendio di “carriera” che è il più basso in assoluto a parità di ruolo rispetto ai colleghi di tutte le altre strutture ospedaliere del Veneto, compreso lo IOV e i colleghi veterinari dello Zooprofilattico, ma il rischio clinico invece è tra i più elevati!

E si continua imperterriti nonostante tutto! È solo una questione di stipendio? Di soldi? No, è una questione di dignità del ruolo, di riconoscimento delle responsabilità e di valorizzazione del Rischio Clinico. Le soluzioni ci sono ma se non c’è la volontà politica del governo come non c’è stata in passato, e i sindacati continuano a guardare solo alla propria categoria, il SSN sarà “preda” delle strutture private e delle cooperative, prontissime a colmare i disservizi e le fragilità del SSN, falsando un sano e corretto rapporto tra pubblico e privato, a scapito della centralità della Salute del Cittadino.

Giampiero Avruscio
Presidente ANPO per l’Ospedale-Università di Padova

03 Luglio 2023

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