Gentile Direttore,
“Un eccesso regolatorio” sproporzionato e ingiustificato, è così che i veterinari italiani, rappresentati dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e dalla Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, hanno fatto sentire il proprio dissenso in merito all’inclusione delle strutture veterinarie private nel cosiddetto “decreto Fentanyl”.
Il provvedimento del Ministero della Salute ha inteso rispondere ad alcuni episodi di furti di fiale, consumati nei mesi scorsi in ambito ospedaliero, rafforzando la sicurezza, la custodia e la tracciabilità dei medicinali a base di stupefacenti e sostanze psicotrope, tra cui il Fentanyl, ma non solo (vedi Ketamina), proprio all’interno delle strutture sanitarie e veterinarie.
Le strutture pubbliche e private, dalla pubblicazione del provvedimento e in estrema sintesi, hanno ora 90 giorni di tempo per mettersi in regola, assicurando la conservazione dei farmaci in aree non accessibili al pubblico, protette da casseforti fisse e sistemi di videosorveglianza, garantendo registri digitali obbligatori e verifiche delle giacenze fisiche ogni 48 ore, obbligate a segnalare eventuali anomalie o sottrazioni entro 12 ore.
Il decreto ministeriale, pur ottenendo il 10 settembre il via libera della Conferenza Stato-Regioni, deve ora rispondere alla levata di scudi dei veterinari italiani che hanno espressamente chiesto lo stralcio delle strutture veterinarie private in quanto tempi, costi e burocrazia renderebbero le attività quotidiane farraginose, ritardando, se non impedendo il normale svolgimento del loro lavoro.
In attesa di eventuali aggiustamenti in corsa, vale la pena farsi qualche domanda, partendo proprio da dove tutto ha avuto inizio, ossia l’epidemia di Fentanyl negli Stati Uniti.
Dopo aver raggiunto il picco tra il 2022 e il 2023, continua a calare il numero di decessi per overdose da oppioidi negli Stai Uniti, grazie soprattutto a quelle buone pratiche (vedi uso e distribuzione gratuita del naloxone, antidoto per eccellenza nei casi di sovradosaggio da effetti indesiderati, programmi di prevenzione e la sorveglianza sanitaria pubblica, disponibilità gratuita di farmaci per il trattamento del disturbo da uso di oppioidi, tra cui metadone e buprenorfina) che a oggi rischiano di essere messe in discussione dalla recente riduzione delle risorse economiche e dall’affermarsi di politiche più repressive.
Nondimeno, si è registrata nell’offerta di fentanyl una sua riduzione in termini di potenza della sostanza smerciata, riconducibile al grande numero dei decessi, ma anche agli interventi del governo cinese sull’esportazione di precursori chimici verso i laboratori di produzione facenti capo ai principali cartelli messicani (Sinaloa e Jalisco Nueva Generación – CJNG).
Il mercato, però, attrezzatosi come prevedibile, sta rispondendo con nuovi prodotti a costi sempre più ridotti per ampliare la platea dei consumatori, mantenendo una potenza tale da attrarre anche quelli che hanno già sviluppato tolleranza.
Da questo punto di vista la medicina veterinaria rappresenta una frontiera particolarmente interessante, anche e soprattutto in termini di non oppioidi (Ketamina, Fenciclidina/PCP, barbiturici vari, Xilazina).
La minaccia più recente prende il nome di medetomidina (MED, MEDE, DEX, gergalmente “rhino tranq”, ossia tranquillante per rinoceronti). Si tratta di un principio attivo utilizzato esclusivamente in medicina veterinaria – non è autorizzato l’uso umano – come sedativo, analgesico e preanestetico per cani e gatti (e non solo).
Non è il Fentanyl e nemmeno un altro oppioide.
Il 2 aprile 2026, i CDC e l’Office of National Drug Control Policy (ONDCP) della Casa Bianca hanno diramato un avviso congiunto tramite l’Health Alert Network, segnalando che i rilevamenti di MED nei sequestri di droghe illecite sono aumentati del 950% tra il 2023 e il 2024, per poi crescere ulteriormente nel 2025 (+215%).
Nella sola città di New York, nel 2025, è risultata tra le cause concomitanti in 134 casi di morti per overdose, con un aumento rispetto all’anno precedente di ben sette volte (18 casi) – va precisato che il naloxone non è efficace contro la medetomidina, non essendo quest’ultima un oppioide.
La MED è un farmaco veterinario soggetto a prescrizione. Per l’uso improprio è generalmente sintetizzata in laboratori abusivi, ma le maglie larghe degli USA (e non solo), in termini di vigilanza e controllo, inducono a pensare che il suo approvvigionamento per fini illeciti non sia così difficile anche attraverso i canali ufficiali.
Negli Stati Uniti è regolata, infatti, a livello federale dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA) per uso animale, ma non è attualmente nemmeno classificata come sostanza controllata dalla Drug Enforcement Administration (DEA), sebbene ne sia emerso, in più occasioni e sempre più in maniera evidente, l’uso illecito come adulterante.
Nonostante l’iniziativa della Pennsylvania del luglio 2025 di iscrivere la MED nell’elenco delle sostanze controllate di Tabella III (Schedule III), ad oggi non è ancora stata inserita negli elenchi federali del Controlled Substances Act della DEA e, dunque, non è sottoposta a controlli di iter prescrittivo e di inventario.
In Italia, fino al “decreto Fentanyl”, la regolamentazione sui medicinali veterinari poggiava su due riferimenti normativi: il regolamento (UE) 2019/6 e il decreto nazionale 218/2023 (con decaduta della ricetta in triplice copia non ripetibile). Di fatto è autorizzato un unico medicinale veterinario a base di fentanyl, ossia il Fentadon, una soluzione iniettabile specifica per cani.
Nel settore, la gestione e lo scarico dei farmaci stupefacenti non sono completamente dematerializzati come i farmaci normali (per i quali si usa la Ricetta Elettronica Veterinaria – REV), permanendo per le sezioni A, B e C del DPR 309/1990 l’obbligo del registro cartaceo o di già rigidi riscontri di carico/scarico nella maggior parte dei casi che, evidentemente il nuovo decreto non ha ritenuto sufficienti.
Nel nostro Paese, inoltre, non si possono consegnare campioni gratuiti di medicinali veterinari stupefacenti (inclusi gli oppioidi) o antimicrobici (Regolamento UE 2019/6 e il D.Lgs. 218/2023), si possono distribuire, però, campioni gratuiti di medetomidina ad uso veterinario – esclusivamente a favore di un medico veterinario iscritto all’albo professionale.
La stessa non richiede ricettari speciali o registri di carico e scarico previsti per sostanze come la morfina o il fentanil. In Italia, la medetomidina rientra tra i farmaci a uso e detenzione esclusiva del medico veterinario, non può essere venduta direttamente al pubblico o ai proprietari di animali, ma può essere gestita e somministrata solo dal professionista.
Non è da escludere che il “decreto Fentanyl” intenda prevenire l’eventuale diversione di taluni farmaci stupefacenti anche attraverso la falsificazione dei dati clinici con l’imprecisa registrazione di interventi chirurgici o eutanasie mai avvenuti, giustificando in questa maniera lo scarico.
Non di meno, non si può trascurare che il mercato illegale di prodotti specifici possa essere favorito, al momento, attraverso l’omessa o ritardata registrazione, sfruttando i margini temporali ammessi per l’annotazione (entro le 24 ore o nei periodi di scorta), riequilibrando artificiosamente le giacenze in vista di ispezioni ufficiali o utilizzando impropriamente le proprie scorte o quelle di struttura, accollando ad un unico animale dosaggi massicci non tracciati nei registri di reparto o attribuendoli fittiziamente a più esemplari.
Lo smaltimento dei farmaci scaduti per incenerimento potrebbe presentare, poi, spazi ulteriori di acquisizione illecita.
Non esiste solo il fentanyl, e la diffusione della MED lo dimostra chiaramente.
C’è tutta un’ampia varietà di sostanze (non oppioidi) che ben si presta alla potenza ricercata dai consumatori e alle esigenze di reperibilità, basso costo, maneggevolezza, facilità di lavorazione dei produttori.
Se ci si intende affidare soprattutto a controllo e vigilanza, fattori importanti ma non risolutivi, che almeno siano più anticipatori rispetto alle logiche del narcotraffico, ma si sa… ascoltare i rinoceronti è impossibile, comunicano con frequenze infrasoniche sotto la soglia uditiva umana, compresa quella politica.
Anna Paola Lacatena
Sociologa