Tariffe e accesso alle cure nelle Regioni

Tariffe e accesso alle cure nelle Regioni

Tariffe e accesso alle cure nelle Regioni

Gentile Direttore, nel suo contributo pubblicato su Quotidiano Sanità il 25 settembre, Ettore Jorio, docente di Diritto civile della sanità e dell’assistenza sociale all’Università della Calabria, ha richiamato la necessità di conoscere i costi delle prestazioni per garantire il diritto alla cura...

Gentile Direttore,
nel suo contributo pubblicato su Quotidiano Sanità il 25 settembre, Ettore Jorio, docente di Diritto civile della sanità e dell’assistenza sociale all’Università della Calabria, ha richiamato la necessità di conoscere i costi delle prestazioni per garantire il diritto alla cura.

Dal punto di vista delle imprese private accreditate che concorrono all’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, si pone una domanda ulteriore: quante prestazioni il Servizio sanitario acquista davvero, dove e in quali tempi? Aggiornare le tariffe è necessario, il cittadino, però, ne avverte gli effetti solo se trova un appuntamento disponibile.

Il decreto del 7 agosto 2026, in vigore dal 21 settembre, stabilisce nuove tariffe massime nazionali di riferimento per la specialistica ambulatoriale e la protesica. Per la specialistica il Ministero della Salute ha promosso una rilevazione analitica dei costi, invitando a partecipare sia le aziende del Servizio sanitario sia le strutture private accreditate. Personale, materiali, apparecchiature e requisiti di qualità hanno un costo che va esaminato con criteri comuni. Occorre ora conoscere la rappresentatività dei dati raccolti e continuare a confrontare le tariffe con i costi effettivi.

Il territorio cambia le condizioni in cui una prestazione viene prodotta. In un’area poco popolata può essere difficile trovare professionisti o sostenere una struttura con volumi limitati; in una grande città si pongono problemi diversi. Su queste differenze la maggiorazione della tariffa non garantisce automaticamente la soddisfazione del bisogno di salute del cittadino. Occorre misurarle, capire quali incidono davvero sui costi e quali richiedono invece scelte organizzative e di programmazione.

I dati sui LEA mostrano situazioni di partenza diverse. Nel monitoraggio del Ministero relativo al 2024 la Calabria resta sotto la soglia di sufficienza nell’assistenza distrettuale; Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano nella prevenzione. Ma il solo elenco delle Regioni adempienti non racconta tutto. La Fondazione GIMBE ha sommato i punteggi delle tre aree valutate dal Ministero in una propria graduatoria: sette Regioni del Nord figurano tra le prime dieci; nelle ultime sette, con l’eccezione di Bolzano, si trovano Regioni del Mezzogiorno. Questi indicatori non misurano i costi della specialistica ma mostrano differenze nei risultati dell’assistenza che richiedono risposte anche organizzative e di programmazione.

C’è poi ciò che riferiscono i cittadini. Secondo l’Istat, nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato, pur avendone bisogno, a visite mediche o accertamenti diagnostici per motivi economici, liste d’attesa o difficoltà a raggiungere i servizi. Nello stesso anno, osserva GIMBE, le Regioni considerate adempienti sui LEA sono salite da 13 a 18. Le rinunce, intanto, sono aumentate. Non c’è un rapporto di causa ed effetto tra i due dati: il loro accostamento ci ricorda che superare una soglia di monitoraggio e permettere alle persone di accedere alle cure sono due verifiche distinte.

Per chi eroga prestazioni in regime di accreditamento, la distinzione si vede ogni giorno. La tariffa nazionale è un riferimento massimo; la remunerazione applicabile, gli accordi contrattuali, i volumi programmati e le risorse assegnate concorrono a determinare quante prestazioni il servizio pubblico acquista. Una struttura può avere personale e apparecchiature pronti, ma non poter offrire altri appuntamenti a carico del Servizio sanitario perché il budget è esaurito. In quel caso l’aggiornamento della tariffa, da solo, non crea nuovi appuntamenti. Può accadere anche il contrario: aumentare i volumi sulla carta senza accertare che vi siano professionisti e condizioni organizzative per rispettare tempi e qualità.

Su questo rapporto tra fabbisogno, costi e prestazioni realmente erogabili la Filiera Salute, Università e Ricerca di CONFAPI intende portare il contributo delle imprese. Serve un confronto, per prestazione e territorio, tra costi rilevati, professionisti disponibili, tariffe applicate, volumi contrattualizzati e prestazioni eseguite. I dati AGENAS su prenotazioni e tempi di attesa aiutano a capire dove intervenire, se letti insieme all’offerta disponibile. Il confronto deve comprendere pubblico e privato accreditato e indicare chiaramente dove i dati non sono comparabili.

La responsabilità della programmazione è e deve restare pubblica. Per esercitarla, però, occorre conoscere anche la capacità delle strutture accreditate e decidere come utilizzarla in base ai bisogni, alla qualità e all’appropriatezza. Il diritto alla cura si misura anche qui: nella possibilità di ricevere la prestazione necessaria, in tempi ragionevoli, senza essere costretti a cercarla in un’altra Regione.

Candida Tucci
Presidente nazionale CONFAPI Filiera Salute, Università e Ricerca

28 Settembre 2026

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