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Ssn e Società di Mutuo Soccorso, dove sta davvero il problema?   

di Antonio Chelli

29 MAG - Gentile Direttore,
il dibattito sulla sanità italiana si arricchisce di giorno in giorno di nuovi spunti e di nuove valutazioni, cosa che non può che far bene alla riflessione su di un tema che è molto delicato soprattutto per una società che vorrebbe essere tra le più evolute nel mondo.
Capita che durante questo dibattito anche il nostro mondo venga tirato per la giacchetta, qualche volta a proposito, qualche altra a sproposito e questo soprattutto quando dalla constatazione della realtà esistente il dibattito si sposta su di un piano prettamente ideologico.
Per formazione culturale e per studi universitari sono convinto che le ideologie rappresentino un valore aggiunto in una discussione, ma questo a patto che vi sia chiarezza intellettuale.

Come sto cercando di fare da tempo, voglio partire da alcuni dati di fatto: oggi in Italia vi è una spesa out of pocket al netto di quella intermediata da mutue, assicurazioni o qualsiasi altra forma che interagisca con il cittadino, che supera i 35 miliardi di euro. Non è un problema? A me sembra di sì. Ad oggi circa 15 milioni di lavoratori hanno una assistenza sanitaria integrativa (frutto della contrattazione nazionale, territoriale od aziendale non di altro) che consente loro di ricevere servizi aggiuntivi a quelli del SSN. Ne vogliamo parlare per comprenderne bene gli effetti? Secondo l’ISTAT nel 2023 circa 4,5 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per mancanza di risorse economiche o per le liste di attesa troppo lunghe. Non è un problema che rischia di avere effetti disastrosi sul nostro tessuto sociale?

Noi, Società di Mutuo Soccorso che non siamo tornati perché banalmente non siamo mai andati via, ci stiamo ponendo il problema di come fare ed operare per sostenere il sistema pubblico convinti come siamo che sia un principio ed un baluardo imprescindibile per una società giusta anche al di là degli articoli della Costituzione.

Noi diamo sussidi ai nostri soci (e solo a loro perché a questo ci obbliga la legge istitutiva delle SMS) rimborsando i ticket ospedalieri, facendo accordi per l’intramoenia, cercando di indirizzarli verso i centri convenzionati con il servizio pubblico perché pensiamo che ad una sterile contrapposizione tra pubblico e privato (magari non profit come noi) sia da preferire la ricerca di un circolo virtuoso che metta assieme quelle risorse che in questo Paese operano a servizio della collettività per dare maggiore sicurezza e tranquillità proprio alle persone meno abbienti e che necessitano, quindi, di maggior sostegno. L’obbiettivo è quello di razionalizzare le risorse complessive per renderle il più efficaci possibile attraverso anche la nostra azione.

E’ ovvio che il nostro socio è libero di scegliere il servizio che più lo soddisfa, per cui se trova liste di attesa troppo lunghe o carenza di medici specializzati o qualsiasi altra difficoltà, si guarda attorno per soddisfare il suo bisogno. Ma questa è responsabilità delle Società di Mutuo Soccorso o di altri?

La sanità in Italia soffre di una carenza di investimenti da molti anni, frutto dell’opera di diversi governi. Per ridurre il gap con gli altri Paesi europei sarebbero necessarie risorse che ad oggi non ci sono e tempi che non sembrano congrui con i bisogni della popolazione italiana.

Davvero in questo panorama le società di mutuo soccorso appaiono come un problema? A me non sembra, anzi, in una visione riformista e progressista dovrebbero rappresentare una possibile risorsa per sostenere il sistema pubblico.

Un occhio attento, piuttosto, lo indirizzerei verso tutte quelle nuove mutue che stanno nascendo precipitosamente e che magari non aderiscono ad alcuna associazione che possa indirizzarle secondo i corretti canoni legislativi, perché queste sì che possono rappresentare, in un parallelismo con la cooperazione spuria, un elemento distorsivo del sistema e del rispetto delle leggi che sovraintendono alla nostra attività.

Antonio Chelli
Presidente
Fimiv (Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria)

29 maggio 2024
© Riproduzione riservata

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