Ccnl Sanità e infermieri: quando l’“elevata qualificazione” ignora merito e responsabilità

Ccnl Sanità e infermieri: quando l’“elevata qualificazione” ignora merito e responsabilità

Ccnl Sanità e infermieri: quando l’“elevata qualificazione” ignora merito e responsabilità

Gentile Direttore,
il recente rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del comparto sanità mi ha suscitato forti perplessità nella professione che mi onoro di rappresentare, non tanto per ciò che è stato concesso, ma per ciò che viene riconosciuto in modo sproporzionato o, peggio, ignorato.

L’introduzione dell’area di “elevata qualificazione” e la nuova figura del nurse assistent rappresentano due esempi emblematici di una deriva normativa che rischia di minare il principio di equità e meritocrazia. Il primo punto critico riguarda l’accesso all’“elevata qualificazione” – un’area che dovrebbe essere sinonimo di eccellenza clinica, responsabilità avanzate e leadership professionale. Tuttavia, l’attuale formulazione consente l’accesso anche a professionisti privi di titoli accademici o percorsi formativi specialistici, basandosi in gran parte su criteri legati all’anzianità o a valutazioni soggettive interne alle aziende. Questo approccio dequalifica il valore del percorso accademico universitario e post-laurea, scoraggiando l’aggiornamento continuo e la crescita professionale fondata sul merito.

In parallelo, l’introduzione del nurse assistent – una figura di supporto all’assistenza infermieristica – ha creato un ulteriore squilibrio economico e funzionale. Il differenziale retributivo rispetto agli infermieri risulta, in alcuni contesti, poco coerente con la differenza di responsabilità giuridiche, deontologiche e organizzative. Il rischio concreto è una riduzione dell’attrattività della professione infermieristica, già oggi presente e acclarata dovuta tra le varie cause anche a carichi di lavoro crescenti, progressione di carriera quasi inesistente e riconoscimenti economici spesso inadeguati.

Non si tratta di difendere privilegi o irrigidirsi su posizioni corporative, ma di affermare con chiarezza un principio semplice: la retribuzione e la collocazione contrattuale devono riflettere le responsabilità effettive, le competenze dimostrate e l’impegno formativo. Un contratto che promuove l’accesso a ruoli di alta qualificazione senza requisiti oggettivi rischia di creare fratture interne alla categoria, demotivando chi ha investito tempo, denaro e passione nella propria formazione.

Occorre un confronto serio e trasparente su cosa voglia dire “valorizzare” davvero la professione infermieristica, al di là degli slogan. Finché i rinnovi contrattuali continueranno a premiare l’equilibrio formale piuttosto che il merito sostanziale, sarà difficile parlare di reale crescita del sistema sanitario.

Irene Rosini
Presidente Ordine delle professioni Infermieristiche di Pescara

Irene Rosini

23 Giugno 2025

© Riproduzione riservata

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