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Ecco perché la “Piramide dei Ricercatori” valorizza chi fa ricerca. La posizione dei Direttori scientifici degli Irccs pubblici

19 APR - Gentile Direttore,
gli Istituti di Ricovero a Carattere Scientifico (IRCCS) sono un gioiello del nostro SSN. Nei 21 IRCCS di diritto pubblico operano oltre 5.000 ricercatori, di cui circa la metà con contratti di lavoro atipici, privi di tutele da molti anni. Si tratta di professionisti con grandi competenze, una importante e qualificata produzione scientifica, una elevata professionalità ed un forte senso di appartenenza.
 
Nonostante negli anni siano stati effettuati diversi interventi a livello legislativo e giurisprudenziale nell’ambito del pubblico impiego, fino ad ora non era stato introdotto nessun istituto contrattuale specifico per i Ricercatori ed il personale di supporto alla ricerca degli IRCCS pubblici, per cui si è dovuti ricorrere alle Collaborazioni Coordinate e Continuative, che sono state sostanzialmente eliminate dagli ultimi provvedimenti normativi.
 
Il Ministero della Salute ha elaborato una proposta di riforma organica e strutturale per disciplinare il rapporto di lavoro del personale precario degli IRCCS pubblici, nota come la “Piramide dei Ricercatori”. L’iter di approvazione è stato lungo e complesso e non è ancora terminato, nonostante gli ultimi tavoli tecnici e sindacali abbiano fatto intravedere la luce in fondo al tunnel. La bozza di Decreto ministeriale è pronta!

 
Tale bozza di decreto ed il nuovo contratto collettivo nazionale delineano un ruolo nuovo e un percorso di carriera specifico per i Ricercatori e per il personale di supporto alla Ricerca, che riconosce le competenze acquisite ed i risultati ottenuti.
 
L’obiettivo della riforma tanto attesa è, infatti, la definizione di un percorso volto alla crescita professionale e alla valorizzazione dei giovani ricercatori, nonché alla salvaguardia dello status del personale già presente da tempo negli IRCCS con contratti atipici e senza tutele.
 
Il risultato atteso è una crescita globale del “Sistema Italia”, un aumento della visibilità e del prestigio a livello internazionale, sia dal punto di vista della competitività scientifica che della capacità di attrarre risorse, elemento essenziale per la sostenibilità del sistema.
 
La progressione di carriera avverrà attraverso un sistema di valutazione che parte dall’analisi bibliometrica, imperniata principalmente sulla  tipologia e sulla frequenza delle citazioni dei lavori scientifici prodotti e sulla qualità delle riviste sulle quali sono pubblicati, indicatori che i ricercatori possono monitorare costantemente. Seppure dibattuti, tali indici forniscono un giudizio immediato ed oggettivo sulla qualità del ricercatore e della sua ricerca.
 
Non esistono parametri alternativi altrettanto affidabili con cui poter valutare l’attività scientifica. Peraltro si tratta di un metodo analogo a quello universalmente adottato per la valutazione e la selezione di progetti di ricerca presentati in bandi competitivi.
 
Questa metodologia garantisce una valutazione basata su criteri oggettivi e non su giudizi soggettivi, in coerenza con quanto avviene in tutto il resto del mondo. A tale analisi, che consentirà ai ricercatori del SSN di effettuare un chiaro e trasparente confronto con i colleghi degli altri Paesi, verrà comunque affiancata la valutazione da parte di una commissione scientifica,al fine di assicurare una corretta valutazione e scongiurare le sempre possibili distorsioni legate a modelli matematici.
 
L’entrata in vigore della riforma è indispensabile per assicurare la continuità dei rapporti di lavoro in essere e rappresenta un evento epocale per il sistema Paese, che attribuisce al SSN ed in particolare agli IRCCS e agli IZS un ruolo strategico  e trinante nell’ambito della ricerca biomedica nazionale. Finalmente il Servizio Sanitario Nazionale riconosce la figura del Ricercatore sanitario.
 
I Direttori Scientifici degli IRCCS pubblici:
Giovanni Apolone, Fondazione Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, Milano
Fabio Barbone, Ospedale Infantile Burlo Garofolo, Trieste
Silvano Bosari, Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano
Gerardo Botti, Istituto Nazionale Tumori Fondazione “Giovanni Pascale”, Napoli
Placido Bramanti, IRCCS Centro Neurolesi Bonino Pulejo, Messina
Gennaro Ciliberto, Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” , Roma
Massimo Costantini, Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia, Reggio Emilia
Silvia Franceschi,  CRO - Centro di Riferimento Oncologico - Aviano (PN)
Gianluigi Giannelli, Ente Ospedaliero specializzato in Gastroenterologia “Saverio De Bellis”, Castellana Grotte (BA)
Giuseppe Ippolito, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, Roma
Maria Paola Landini, Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna
Fabrizia Lattanzio, Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani, Ancona
Raffaele Lodi, Istituto delle Scienze Neurologiche, Bologna
Giampaolo Merlini, Fondazione Policlinico San Matteo, Pavia
Carlo Minetti, Istituto “Giannina Gaslini”, Genova
Aldo Morrone, Istituto Dermatologico San Gallicano, Roma
Nicola Silvestris, Istituto Tumori Giovanni Paolo II, Bari
Alessandro Sgambato, Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata - Rionero in Vulture (PZ)
Giuseppe Opocher,  Istituto Oncologico Veneto, Padova 
Fabrizio Tagliavini, Fondazione Istituto Neurologico “Carlo Besta”, Milano
Antonio Uccelli, Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino - IST - Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, Genova 
 
Sullo stesso tema leggi anche la lettera al Direttore pubblicata ieri dell’Associazione dei Ricercatori in Sanità

19 aprile 2019
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