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Violenza contro le donne. Una piaga anche in sanità

di Annalisa Bettin

25 NOV - Gentile Direttore,
il 25 Novembre è stata istituita la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. In Italia, dal 1996, la violenza contro le donne è considerata come un delitto contro la libertà personale e non più come un delitto contro il buon costume. Recentissimamente è stata emanata la legge definita Codice Rosso che introduce al suo interno reati gravi come il revenge porn, gli sfregi e le nozze forzate e sono state notevolmente incrementate le pene per violenza sessuale, stalking e maltrattamenti subiti in famiglia. Dunque in Italia la sensibilizzazione sulla violenza verso le donne è altissima.
 
Eppure gli ultimi dati Istat (2/08/2019) riportano: quasi 7 milioni di donne italiane dai 16 ai 70 anni hanno subito almeno una volta nella vita una forma di violenza (29,2% violenza fisica, 21% violenza sessuale con casi nel 5,4% di violenze sessuali gravi, come lo stupro e tentato stupro). Se i dati ci dicono che nella società italiana i casi di violenza sulle Donne raggiungono anche numeri a due cifre, il mondo medico e della sanità italiana in generale purtroppo non ne sono esenti.

Gli episodi di violenza non solo verbale ma anche fisica, pur se sottostimati perché spesso non vengono neppure denunciati, sono andati negli anni via via sempre più aumentando in particolare, ma non solo, verso le Donne Medico e Professioniste della Sanità, di pari passo con la loro maggiore presenza in Sanità.

Episodi brutali accaduti a Colleghe mentre esercitavano la loro Professione lasciano sconcerto, amarezza ma anche tanta indignazione perché se è vero che non tutto si può prevedere è altrettanto vero che le Istituzioni dovrebbero tutelare ogni Professionista nel luogo di lavoro, Donna o Uomo che sia, incluse le Donne Medico e Professioniste Sanitarie.

In questo quadro la vexata questio delle organizzazioni sanitarie non ancora adeguate alla crescita esponenziale di donne medico, dovrebbe essere affrontata con responsabilità, lungimiranza e con l’urgenza che merita anche a causa del progressivo aumento delle aggressioni ai Medici e ai Professionisti sanitari, in particolar modo e in misura più grave verso le Donne.

La Cisl Medici, pur tra mille difficoltà, si è molto impegnata nella ricerca di possibili miglioramenti, nell’alveo delle proprie competenze, i Contratti di lavoro, e non solo, e ritornerà ancora, sempre in maniera propositiva a fornire il proprio contributo.
D’altro canto in questi anni le Istituzioni non hanno affrontato il problema delle aggressioni al personale sanitario con la stessa grande determinazione profusa per il problema del contenimento della spesa.

In quest’ottica, sull’onda del risparmio, sono diventati sempre più importanti gli obiettivi di carattere economico e le figure manageriali a scapito dei Medici e dei Professionisti Sanitari considerati semplici erogatori di servizi.

La salute è diventata sempre più un prodotto, a svantaggio del rapporto interpersonale il cui pernio era rappresentato dalla libertà di scelta.
Il conseguente indebolimento del rapporto medico-paziente ha costituito il viatico per una lenta e progressiva rottura del Patto di fiducia precludendo in tal modo ogni possibilità di alleanza terapeutica, alleanza che da sempre caratterizzava il processo di cura.

Grazie a tortuosi e a volte costosi percorsi burocratici si è cominciato a percepire l’assistenza sanitaria come insufficiente ed inadeguata, in particolare quella fornita dalle Donne Medico e Professioniste Sanitarie dalle quali per buona consuetudine invece si attendevano maggiori performances e attenzioni.
Nel percorso ad ostacoli per trovare risposte ai bisogni di salute, il Medico o il Professionista Sanitario, ultimi terminali, sono visti come responsabili unici e finali della vera (o supposta) inefficienza, esitando lo sconforto e l’impotenza in violenza verbale e a volte anche fisica.

Paradossalmente il risentimento sembrerebbe essere maggiore verso le Donne, in stridente dicotomia rispetto alla buona considerazione di cui godono le Donne in sanità.

Infatti è opinione comune e diffusa che al pari dei Colleghi maschi, le Donne Medico e Professioniste della sanita, coniugando quotidianamente la dimensione umanistica con quella tecnico-scientifica, tutelino la salute nella convinzione profonda che essa sia un diritto fondamentale per tutte le persone, un bene comune, una ricchezza per l’intera società.

Siamo consapevoli che la violenza e le molestie verso le Donne nei luoghi di lavoro e verso le Donne tout court siano in primis un problema culturale che dovrà essere affrontato con serietà, consapevolezza, mezzi e risorse adeguate, non solo il 25 novembre e non solo con norme legislative e provvedimenti ad hoc.

Pur tuttavia è doveroso ricordare che alle Donne Medico e Professioniste Sanitarie che con serietà, dedizione e abnegazione ogni giorno e ogni notte sono al servizio di tutte le persone senza distinzione alcuna, le Istituzioni devono garantire la libertà, l’indipendenza, l’autonomia, la responsabilità, il rispetto e la sicurezza nel luogo di lavoro!
 
Annalisa Bettin
Cisl Medici Politiche di Genere e di Welfare,
pari opportunità e Coordinamento Donne 


25 novembre 2019
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