Cara politica la sanità non è cosa vostra, ma un diritto di tutti

Cara politica la sanità non è cosa vostra, ma un diritto di tutti

Cara politica la sanità non è cosa vostra, ma un diritto di tutti

Gentile Direttore, la sanità e sotto gli occhi è la realtà di tutti; solo chi non vuol vedere non vede e chi non vuol sentire non sente. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere problemi che si trascinano da decenni, però iniziare a tracciare nuovi metodi e nuovi schemi di miglioramento si può...

Gentile Direttore,
la sanità e sotto gli occhi è la realtà di tutti; solo chi non vuol vedere non vede e chi non vuol sentire non sente. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere problemi che si trascinano da decenni, però iniziare a tracciare nuovi metodi e nuovi schemi di miglioramento si può, anzi lo si deve fare, subito. Iniziando a informatizzare il tutto a livello aziendale e regionale, in entrata e in uscita, da tutto dalla farmaceutica ai servizi, anche evitando incombenze burocratiche trimestrali quali i report che gravano sugli operatori già colmi di lavoro. Questo sarebbe dovuto già avvenire in modo orizzontale dappertutto, senza adeguarsi alla fede di partito o ai colori di tradizione, perpetuando schemi diversi oppure rinviando il tutto alla prossima nomina dirigenziale.

L’assistenza sanitaria presenta criticità sempre più significative in tutte le specialità; il pronto soccorso, i medici di base, le farmacie e i servizi di emergenza rappresentano gli unici punti di riferimento del sistema sanitario. L’aumento costante delle liste d’attesa, unitamente a crescenti esigenze di cura, genera una marcata disuguaglianza: chi dispone di risorse economiche può accedere alle cure necessarie, mentre chi ne è privo si trova spesso costretto ad affidarsi al caso. Un ulteriore paradosso riguarda la fase post-acuta, durante la quale l’attenzione si concentra principalmente sul successo dell’intervento chirurgico, mentre l’assistenza infermieristica e la riabilitazione vengono frequentemente trascurati, con conseguente rischio concreto di ricadute e complicazioni. Analogamente, gli screening e i programmi di prevenzione risultano insufficientemente valorizzati. Questa analisi si basa sulla mia esperienza diretta: solo grazie a una rete di contatti personali sono riuscito a individuare il percorso più idoneo, per poi intraprendere una ricerca autonoma. Consultando le linee guida nazionali aggiornate emerge chiaramente che la Calabria rimane ancora indietro rispetto ad altre regioni più avanzate in termini di assistenza post-acuzie.

La realtà quotidiana in cui si svolge la vita, deve sempre essere rappresentata con onestà. La democrazia si fonda su un equilibrio tra diritti e doveri; tuttavia, a prevalere sembrano essere i doveri, mentre i diritti appaiono scomparsi dai radar e dalle priorità delle varie istituzioni. Come è possibile oggi affrontare con indifferenza la realtà vissuta quotidianamente dal popolo, che si trova ad affrontare numerosi problemi senza sapere a chi rivolgersi? Le nuove generazioni e coloro che si sono recentemente inseriti nel mondo del lavoro, nonché i giovani in formazione, se non riusciranno ad alzare lo sguardo dalla tastiera per osservare l’evoluzione della realtà circostante – spesso complessa e poco trasparente, al di fuori delle regole e dei principi civici – rischieranno di diventare vittime di un sistema di potere che ben poco ha a che fare con la democrazia. È quindi fondamentale uscire da questo stato di passività indotto da mode e stili di vita distrattivi, per evitare di trovarsi alla sera o a fine mese senza nemmeno le risorse minime necessarie per soddisfare bisogni essenziali.

La sofferenza degli operatori è un tema ampiamente discusso in ogni incontro e convegno, così come nei corridoi quotidianamente. Tuttavia, ciò che risulta particolarmente preoccupante è constatare che la professione infermieristica non ha ancora raggiunto una piena definizione della propria autonomia professionale. La legge 251/2000 appare quasi dimenticata, così come il profilo professionale 739/94. All’interno di un’azienda sanitaria è fondamentale riconoscere e valorizzare ogni professione rispettandone ruoli e competenze; non è accettabile alcuna forma di esproprio o attribuzione impropria di funzioni. Nel nostro contesto meridionale e calabrese, vedere un infermiere ricoprire il ruolo di direttore di distretto o assumere posizioni apicali resta purtroppo un’utopia. In parte, questa situazione deriva anche dalla mancanza di coesione all’interno della stessa categoria, che fatica a elaborare un documento condiviso da presentare all’opinione pubblica e alle istituzioni.

Nonostante le numerose criticità, è necessario sottolineare la mancata valorizzazione concreta del Sapere, dell’Università della Calabria (Unical) e delle conoscenze da essa generate, frequentemente trascurate dalla politica e dai responsabili istituzionali. Ci si interroga su come ciò sia possibile, soprattutto considerando che sarebbe auspicabile integrare o affiancare le istituzioni sanitarie e altre realtà al fine di implementare percorsi e strategie necessari per il miglioramento del sistema sanitario regionale. Tali interventi dovrebbero prioritariamente mirare a snellire i processi amministrativi, con l’obiettivo di allineare la regione e il settore sanitario agli standard delle altre realtà italiane. Solo invertendo questo approccio mentale sarà possibile sperare in un cambiamento; diversamente, gli sforzi compiuti non riusciranno né a semplificare le procedure né a migliorare le idee, affinché la sanità possa rappresentare un diritto effettivo per tutti e non un privilegio riservato a pochi.

Emilio Cariati
Infermiere

15 Aprile 2026

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