Coronavirus. Ecco perché la sanità territoriale in Lombardia non era pronta

Coronavirus. Ecco perché la sanità territoriale in Lombardia non era pronta

Coronavirus. Ecco perché la sanità territoriale in Lombardia non era pronta

Gentile Direttore,
da consigliere regionale ho partecipato ai lavori nel 2014-2015 per la riforma del servizio socio-sanitario regionale in Lombardia, culminata con la legge regionale 23/2015, i cui effetti possiamo valutare ora anche in relazione alla attuale emergenza Coronavirus.

Questa emergenza, infatti, ha portato al pettine drammaticamente tutti i nodi e la debolezza dei servizi sanitari territoriali della Regione Lombardia, dimostrando una volta di più che non era un caso che la Lombardia in questi anni finisse sempre in 5^ posizione tra le Regioni italiane nella classifica dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Sappiamo che il Covid19 si affronta su due piani: ospedaliero – per salvare le vite di chi è più gravemente colpito – e territoriale – per arginare il contagio e diminuirne la letalità.
Mentre sul primo piano gli ospedali lombardi -a partire dalla generosità e competenza di quelli pubblici- han fatto miracoli moltiplicando in poche settimane le terapie intensive e le pneumologie (anche se purtroppo sono diventati essi stessi luoghi di diffusione del contagio…), sul piano territoriale i Servizi di Prevenzione, i Poliambulatori, i Consultori, i Medici di famiglia, indeboliti da anni di politiche regionali ospedalocentriche, faticano ancora adesso -a quasi due mesi dal Paziente1- a mettersi in pista in modo coordinato ed efficace sul territorio per evitare che i casi lievi si aggravino arrivando in ospedale già compromessi, e per mettere tempestivamente in quarantena sorvegliata i familiari e i contatti stretti dei positivi, evitando di farli diventare incolpevoli vettori di ulteriori contagi.

Ma tutto questo non dipende certo da chi opera sul territorio, intendiamoci bene.

La responsabilità, a parte che per il blocco nazionale del personale, è di una governance regionale che neanche quella riforma socio-sanitaria del 2015 ha saputo cambiare oltre le buone intenzioni e lo slogan “Dal curare al prendersi cura”, andando a indebolire sempre più proprio la componente territoriale del servizio socio-sanitario lombardo.

Da una parte in 5 anni non sono state seriamente poste in essere le pur buone previsioni come i Presidi Ospedalieri Territoriali (POT, che potevano essere le Case della Salute in salsa padana), e i Presidi Socio-sanitari Territoriali (PreSST), inficiati anzi dall’istituzione nel 2017 degli Enti Gestori per la cronicità (in maggior numero privati, e rimasti al palo).

Dall’altra parte, con la creazione del sistema ATS-ASST (Agenzie di Tutela della Salute e Aziende Socio-Sanitarie Territoriali), quella riforma ha commesso un peccato originale che anziché aumentare l’integrazione ospedale-territorio ha finito per mortificare il secondo: faccio riferimento all’accorpamento sotto una unica Direzione Generale sia del ramo ospedaliero che del ramo territoriale delle ASST, con l’abolizione delle ASL, creando un unicum in Italia che -non a caso- indusse l’allora Governo ad approvare sub iudice la riforma, bollandola come “sperimentale” e da sottoporre a una verifica dopo tre anni, nel 2018 (mai avvenuta, peraltro).

È successo così che l’attenzione dei Direttori Generali, tutti con sede negli ospedali, è stata fatalmente risucchiata dai problemi degli ospedali, con una regìa dei servizi territoriali indebolita, divisa tra la parte operativa di Direttori sociosanitari “in cerca d’autore”, e la parte programmatoria delle ATS, deprivate tra l’altro di Conferenze dei Sindaci con reali competenze, pur essendo questi attori fondamentali del territorio.

Come se non bastasse, da quel 2015, in Lombardia i Distretti Sociosanitari -deputati all'erogazione delle cure primarie sul territorio- sono stati aggregati in “mega-Distretti”, con un numero di abitanti in alcuni casi 4 o 5 volte superiore ai Distretti originari (senza adeguamento proporzionale delle risorse); i Poliambulatori pubblici hanno subito spesso analoga sorte di accorpamento, scoprendo interi territori (spesso ora coperti da poliambulatori privati); l’Assistenza Domiciliare Integrata è rimasta una delle più scarse d’Italia per percentuale di assistiti sulla popolazione; la programmazione di settore è andata a singhiozzo; il Fondo sociale regionale è stato più che dimezzato con il dirottamento su voucher e bonus di soldi ad personam sottratti al sostegno della rete dei servizi territoriali… fino ad arrivare alle ciliegine sulla torta: il Piano Socio-sanitario regionale è scaduto da 6 anni, e il Piano Pandemico regionale è rimasto fermo all’aggiornamento della Delibera di Giunta n.IX/1046 del 2010…

E così si capisce perché oggi le ATS non sono in condizione di fare sufficienti telefonate per quarantenare le migliaia di positivi accertati ogni giorno e i loro contatti stretti; perché i Dipartimenti di Prevenzione, dove dovrebbero operare gli specialisti della lotta al virus, sono rimasti sguarniti; perché i Servizi per la sicurezza negli ambienti di lavoro faticano a fare l’assistenza e il controllo delle attività  aperte; perché i Medici di Famiglia non sono stati protetti, coordinati e supportati dalla Regione, mettendoli in rete e dotandoli di strumenti per la sorveglianza attiva anche da remoto degli assistiti più fragili; perchè tutto il sociosanitario (non solo le RSA) non è stato adeguatamente sostenuto; perché le USCA, Unità Speciali per la Continuità Assistenziale al domicilio -partite su indicazione nazionale- sono troppo poche per poter raggiungere tutti i casi sospetti per fornire cure precoci, farmaci, ossigenoterapia o radiografie mobili per diagnosi tempestive…

E quando – nel silenzio della città deserta per il lockdown – si sente l’ennesima sirena di un ambulanza che sfreccia, ci chiediamo sgomenti: saranno arrivati in tempo?!…

Carlo Borghetti
Vice Presidente del Consiglio regionale della Lombardia
Capogruppo PD in Commissione Sanità negli anni della riforma regionale (2013-2018), e a tutt’oggi componente della Commissione Sanità del Consiglio regionale

14 Aprile 2020

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