Coronavirus. La chiamata alle armi dell’esercito invisibile

Coronavirus. La chiamata alle armi dell’esercito invisibile

Coronavirus. La chiamata alle armi dell’esercito invisibile

Gentile Direttore
sono più di ottomila le donne e gli uomini Fassid che combattono da giorni il nemico comune. Responsabili di laboratorio analisi, psicologi pubblici, medici dei servizi di igiene, dei distretti e dell’emergenza dei pronto soccorso, farmacisti ospedalieri, medici radiologi chiamati alle diagnosi di Covid-19.
Potremmo dire che avevamo lamentato i tagli e la cattiva applicazione del DM 70 che ha in ogni regione visto sacrificare i servizi, proprio quelli che oggi sono in prima linea. Abbiamo, più volte, fatto proposte di organizzazione del lavoro che tenessero conto delle singole specificità ma al tempo stesso di una unità di intenti per un Servizio Sanitario universalistico ed efficiente. Oggi questo decreto cerca di porre un rimedio opportuno, necessario e immediato. Ma occorre non perdere di vista le prospettive future e preparare insieme all’emergenza la normalità verificando necessità e statistiche, che anche se comparse sulla stampa e date per buone, non sempre sono corrette.
 
 
Abbiamo i dati sulle necessità “normali”; siamo pronti a discuterle. In alcune regioni abbiamo lavorato per dieci anni con precariati indecenti. Occorre da subito ridare ai colleghi oggi in prima linea ed a quelli che verranno assunti la certezza che il loro lavoro avrà gli stessi riconoscimenti in termini di anzianità e previdenza degli strutturati.
Si chiede resilienza e lavoro indefesso. Si dice che l ‘Italia deve essere unita. Stiamo lavorando senza se e senza ma, ma non possiamo essere anche in questa occasione figli di un Dio Minore.
 
I servizi di supporto sono necessari ma hanno avuto nei tempi belli una voce meno forte di coloro che hanno frequentato uffici e salotti. Tutto quanto previsto per fronteggiare l'emergenza va bene. Come ha detto il Presidente Mattarella dobbiamo seguire le indicazioni del Governo. Ma, oltre l'emergenza, vorremmo vedere un vero cambio di passo. Come dopo un terremoto, noi italiani siamo bravissimi a fronteggiare l'emergenza immediata. Salvo poi perderci nella fase di ricostruzione.

Mentre combattiamo nelle corsie chi non è al fronte corregga gli squilibri e ridisegni le mappe che ci hanno messo in queste condizioni di carenza. Noi siamo a disposizione, alla fine dei turni, per costruire insieme un sistema migliore e correggere le storture. Questa è l’Italia del fare e non del dire.

Mauro Mazzoni
Coordinatore Nazionale Fassid

07 Marzo 2020

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