Coronavirus. Oggi più che mai il sistema socio-sanitario non può permettersi spazi vuoti

Coronavirus. Oggi più che mai il sistema socio-sanitario non può permettersi spazi vuoti

Coronavirus. Oggi più che mai il sistema socio-sanitario non può permettersi spazi vuoti

Gentile direttore,
stiamo vivendo un momento drammatico in cui tutti siamo chiamati a gesti di responsabilità perché ogni sottovalutazione e leggerezza privata mette a repentaglio la salute pubblica, la vita di tutti. Il sistema sanitario nazionale, con i suoi medici e infermieri, sta mostrando al Paese atti di abnegazione e di eroismo di cui tutti dobbiamo essere consapevoli e che meritano un ringraziamento unanime. Ma questo nostro eroico e straordinario personale sanitario è sotto pressione, insufficiente a reggere le urgenze di questa situazione e per questo è stato necessario predisporre il Decreto legge dello scorso 9 marzo, n. 14 che contiene le “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19.

Ho premesso che soltanto insieme possiamo farcela e parlavo da italiano, non da presidente degli assistenti sociali. Ma tenendo insieme l’essere cittadino di questo bel paese e insieme al vertice del CNOAS, voglio sottolineare una sottovalutazione grave contenuta nel decreto nel quale i professionisti che rappresentano non vengono affatto nominati.

Siamo negli ospedali, lì dove sarà necessario ogni giorno di più, organizzare le dimissioni protette; siamo nei servizi territoriali dove sarà urgente, ogni giorno di più, realizzare assistenza domiciliare non soltanto per i disabili – citati nel decreto – ma anche per gli anziani fin qui autosufficienti che non potranno lasciare le loro case;  sosteniamo le donne maltrattate all’interno di nuclei difficili costretti dal #IoRestoACasa a una convivenza che può renderle ancora più esposte al pericolo.
 
L’avvio di questa legislatura e soprattutto l’arrivo al ministero del ministro Roberto Speranza, aveva rilanciato l’idea di una visione di sistema della Salute degli italiani che non comincia né finisce negli ambulatori o nelle corsie. Lo scorso 7 gennaio veniva istituita la Consulta permanente delle professioni socio-sanitarie salutata dal ministro come il luogo di confronto e proposta per “migliorare il Sistema Sanitario Nazionale”.

Mai come in questo momento è necessario che tutti noi: medici, infermieri, farmacisti e professionisti della salute siamo coinvolti e chiamati a vincere la stessa battaglia. Essere sistema significa anche non dimenticarsi che – speriamo il prima possibile – molti ammalati torneranno a casa e avranno necessità di aiuto per riprendersi.

Proporremo emendamenti al decreto fiduciosi che le rassicurazioni che riguardano il coinvolgimento dei professionisti assistenti sociali non restino parole.
 
Gianmario Gazzi
Presidente Consiglio Nazionale Ordine degli Assistenti sociali

11 Marzo 2020

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