Covid. Parole, parole, parole…

Covid. Parole, parole, parole…

Covid. Parole, parole, parole…

Gentile Direttore,
è molto imbarazzante ricorre ad un grande personaggio per descrivere le piccole miserie di casa nostra, specie quando uno dei Padri della Medicina moderna viene citato per ricordare a noi stessi una condizione tanto ovvia quanto disinvoltamente trascurata. William Osler, di lui stiamo parlando, sosteneva che esistono solamente due tipi di medici: quelli che esercitano con il loro cervello e quelli che esercitano con la loro lingua.
 
Purtroppo la seconda categoria spesso prevale: a fronte degli innumerevoli professionisti della sanità che in silenzio impegnano tutte le loro energie fisiche ma soprattutto mentali per aiutarci in a galleggiare in ogni tempesta, altri, per fortuna molti di meno, paiono impegnati soprattutto a verificare la tonicità della loro muscolatura linguale.
 
In realtà alcuni tra gli operatori sanitari esperti di comunicazione verbale sono in grado di produrre messaggi utili e condivisibili, fornendo la prova concreta che ogni categorizzazione di tipo manicheo è fondamentalmente sbagliata. Non sbagliava invece Osler il quale, in poche parole, riusciva a dare non solo un’idea della complessità del mondo medico, ma era anche in grado di prevedere il grande sviluppo di una medicina basata sulle chiacchiere (CBM – Chattering Based Medicine ).
 
Infatti, se è pur vero che la medicina basata sulle evidenze (EBM) è diventata oggi un paradigma su cui riflettere (vedi i recenti interventi di Cavicchi e altri su QS), sembra prematura la sua sostituzione con la nuova metodologia medica (CBM), per la quale sono necessari perlomeno ulteriori analisi ed una corretta validazione dei risultati.
 
Anche perché le prime conferme non sembrano del tutto incoraggianti, visto che il nuovo paradigma della CBM è certamente in grado di lasciare il segno, ma mostra qualche debolezza dal punto di vista della prognosi a medio termine.
 
Un recente esempio che oggi ci riguarda tutti da vicino è costituito dalle seguenti affermazioni: “Troppi virologi improvvisati, diamo retta a quelli veri. Le rianimazioni sono vuote e guariscono anche i novantenni", “Oggi siamo capaci di affrontare questo virus senza complicarci troppo la vita".
 
Tutto giusto, ci mancherebbe altro. Il problema vero è che nel diluvio di comunicazioni e di messaggi nel quale si tenta ogni giorno di galleggiare, spesso tendiamo a riconoscerci nelle chiacchiere e nelle ipotesi a noi più favorevoli, quelle che servono unicamente a rinforzare le nostre convinzioni ed a rigettare invece quelle che ci costringono a riflettere.
 
Chi tra noi usa meglio la lingua dovrebbe quindi ricordare sempre che è molto più facile credere che pensare e comportarsi in modo da minimizzare le possibili conseguenze delle proprie affermazioni. Del resto, anche senza scomodare l’attuale paradigma medico della EBM, persino l’antico precetto “primum non nocere”, recentemente rivisto da Sokol (BMJ 2013;347:f6426) in “first do not net harm” prevede che il medico debba astenersi, quando possibile, da provocare danni al singolo paziente. Non è però che si debbano evitare guai ai singoli per poterli infliggere impunemente ad intere popolazioni.
 
Questo è uno dei rischi della attuale sostituzione della EBM con la CBM. Si dice spesso che l’assenza di evidenza non costituisce evidenza dell’assenza, citando magari il fatto che nessuno studio randomizzato e controllato (RCT) è stato mai eseguito per verificare l’efficacia del paracadute nella prevenzione delle lesioni provocate dalla caduta da grandi altezze.
 
Tuttavia in questo caso l’assenza di evidenza (scientifica) è basata almeno su un’ipotesi che ciascuno ha potuto verificare cadendo da altezze lievi e medie o anche solamente scivolando su di una buccia di banana.
 
Evento raro, oggi che le strade ed i marciapiedi vengono mediamente tenuti puliti. Preoccupa invece il fatto che nel contesto medico le bucce di banana siano molto più diffuse di quanto si ritenga comunemente.
 
Pietro Cavalli
Medico

17 Novembre 2020

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