Distribuire le risorse in funzione dei risultati di salute è l’ultima garanzia di equità e di sostenibilità

Distribuire le risorse in funzione dei risultati di salute è l’ultima garanzia di equità e di sostenibilità

Distribuire le risorse in funzione dei risultati di salute è l’ultima garanzia di equità e di sostenibilità

Gentile Direttore,
in questo periodo si leggono in continuo considerazioni sull’ adeguatezza della spesa pubblica stanziata per il Servizio Sanitario Pubblico nella Legge di Bilancio 2025.

Valori assoluti, in relazione al PIL, al PIL deflazionato, ai valori Pro Capite si susseguono con continue polemiche da improvvisati economisti, che, secondo me, spostano il focus della discussione, almeno quella tecnica, quella politica la lasciamo ai nostri rappresentanti, dalla principale preoccupazione: come distribuire al meglio queste risorse.

Voglio solo ricordare, semplificando, che gli attuali sistemi di distribuzione delle risorse sono ancorati a meccanismi molto semplici e disancorati dalla valutazione della qualità che non promuovono il miglioramento delle cure a vantaggio dei pazienti e quindi comportano una inefficiente ma anche inefficace modalità di utilizzo di risorse che, vista la loro rilevanza, abbiamo il dovere di utilizzare e salvaguardare al meglio. Qualunque sia il loro livello.

Tale circostanza, ovvero la mancanza di metodologie di allocazione che privilegino gli esiti di cura (i cosiddetti outcome di Porteriana memoria) si applica a tutti i livelli :

  • A livello dei meccanismi di ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale nei confronti delle Regioni.
  • A livello di ripartizione delle risorse tra le aziende pubbliche e private da parte delle Regioni.
  • A livello di ripartizione delle risorse all’interno delle singole aziende del sistema regionale.
  • A livello di assegnazione delle risorse alla medicina del Territorio ed ai Medici di Medicina Generale.

Mi chiedo senza spunto polemico, ma in senso costruttivo, che senso abbia:

  • parlare di autonomia regionale se poi non si definiscono regole che premiano il merito e la qualità delle cure ?
  • rivedere il tariffario dei LEA se poi questi non vengono legati a risultati di salute per i pazienti?
  • effettuare confronti e pseudo classifiche tra aziende sui parametri di qualità del Piano Nazionale Esiti, se poi non si traggono le conseguenze in termini di azioni di rivisitazione dei finanziamenti e dei percorsi di cura ?
  • attribuire meccanismi di bonus malus sui tempi di attesa se l’aumento delle prestazioni generato dall’aumento dell’offerta non genera (come sappiamo) un miglioramento degli esisti di salute ?

Già in altri articoli di questa sua importante rassegna mi sono soffermato su suggerimenti tecnici per riportare al centro della discussione il tema della distribuzione delle risorse basata su budget di salute. In questo articolo vorrei invece spostare un po’ il ragionamento sulla necessità di fare questo obbligato passaggio.

Questa totale incapacità di orientare le scelte di distribuzione delle risorse su parametri di misurazione della qualità delle cure porta inevitabilmente a degli squilibri non ulteriormente prorogabili. Ovvero sprechi di risorse su ambiti che non producono qualità e fuga di pazienti e professionisti verso situazioni (percepite, ma non misurate) di maggiore qualità.

Penso sia venuto il momento di affrontare con serietà questo argomento anziché azzuffarsi su quanto sia il valore del FSN, argomento diventato da Bar. Certo affrontare con metodo e capacità tecnica la rivisitazione complessiva di un sistema nazionale, regionale, aziendale orientato agli esiti di cura e quindi a beneficio del paziente, comporta sicuramente un coraggio politico ed una forza contrattuale che deve essere associata ad competenza tecnica. Su questo si misurano le qualità dei nostri governanti non su quanti soldi mettono su un piatto, magari sottraendolo ad un altro.

Altre nazioni si stanno muovendo in questo senso come la Germania e l’Inghilterra, mentre, da noi, il tema del value healthcare management è per ora solo argomento di convegni tra tecnici addetti ai lavori ma non si è capito quale sia la vera portata di questo approccio. Attenzione non si tratta di un metodo per creare ineguaglianza, al contrario, di una filosofia manageriale e di un metodo di gestione per spingere tutti verso una maggiore qualità. Solo quando si parla di risorse e di soldi le cose cambiano diversamente si continuerà a distribuire a pioggia senza premiare la professionalità a danno dei cittadini.

Mario Alparone
Già Direttore Generale di Aziende Sanitarie

14 Novembre 2024

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